Da un’idea di Vittorio Sgarbi, nasce il Museo della Follia

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Da un’idea di Vittorio Sgarbi, nasce il Museo della Follia

…Un repertorio, senza proclami, senza manifesti, senza denunce. Uomini e donne come noi, sfortunati, umiliati, isolati. E ancora vivi nella incredula disperazione dei loro sguardi. Condannati senza colpa, incriminati senza reati per il solo destino di essere diversi, cioè individui. Inzerillo dà la traccia, evoca inevitabilmente Sigmund Freud e Michel Foucault, e apre la strada a un inedito riconoscimento, a una poesia della follia che muove i giovani in questa impresa. Determinati, liberi, folli, ed ecco il loro museo. Nella storia dell’arte, anche prima dei casi clamorosi di Van Gogh e di Ligabue, molti sono gli artisti la cui mente è attraversata dal turbamento, che si esprimono in una lingua visionaria e allucinata. Ognuno di loro ha una storia, una dimensione che non si misura con la realtà, ma con il sogno. E quel sogno, con piena soddisfazione, oltre ogni tormento, rappresenta.

12744708_1082838405101744_8322080248788929494_nCon queste parole Vittorio Sgarbi, ideatore del Museo della Follia ospitato all’interno dello storico Castello Ursino di Catania sino al 23 ottobre, tenta di spiegare la coesistenza fra fragilità e genialità non compresa da chi formalmente si considera individuo “sano”.

Attraverso l’arte, gli emarginati danno voce ad un turbinio di sentimenti incastrati fra l’incomprensione della società e l’incomprensione della propria anima, dispersa fra solitudine e sofferenza. Uomini e donne umiliati, manipolati ed i solati, qui immortali di fronte al lento scorrere del tempo.
Oggetti impolverati, dipinti incomprensibili, camicie di forza, apparecchi per l’elettroshock, apribocca, medicine, ritratti di pazienti psichiatrici, tutto questo e molto di più è il Museo della Follia, testimonianza di vite spezzate. La raccolta che va dal 1600 ad oggi, composta da 68 oli, 12 sculture e quattro disegni realizzati da Antonio Ligabue, 26 tra dipinti e collage del pittore contadino Pietro Ghizzardi (entrambi esponenti della pittura naïf), le sconvolgenti sculture di Cesare Inzerillo e altre opere realizzate da artisti meno conosciuti, si presenta come mezzo di civilizzazione per non commettere gli errori del passato e allo stesso per non dimenticare la sofferenza patita da uomini come noi, ingiustamente rinchiusi perché considerati “diversi”.

2016040595755_museodellafolliaL’itinerario espositivo, una co-produzione del Comune di Catania, del Centro Studi & Archivio Ligabue, con il patrocinio del MiBACT, realizzato da Giovanni Lettini, Sara Pallavicini, Stefano Morelli e Cesare Inzerillo, costituisce un percorso a tratti assai inquietante nel mondo della follia, permettendoci di sfiorare con mano angoscia e disagio. Interessante il documentario in visione lungo il percorso sulla legge 180 del 1978, legge che rese l’Italia il primo paese al mondo ad abolire gli ospedali psichiatrici, regolamentando il trattamento sanitario obbligatorio e istituendo servizi di igiene mentale pubblici. Altrettanto notevole la proiezione del video-denuncia sugli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, realizzato dalla Commissione Parlamentare di inchiesta per indagare sull’efficienza del Servizio Sanitario Nazionale, grazie al contributo del senatore Francesco Marino.

images (11)Le sezioni da visitare sono diverse e collocate in un contesto cupo e inquieto, reso ancor più angoscioso dagli straordinari novanta ritratti di pazienti psichiatrici posti in una grande sala: volti deturpati, espressioni vuote e allo stesso tempo colme di dolore, incastonati in una griglia di oltre dodici metri, illuminata da fari che percorrono i duri lineamenti dei “folli”.

Creatività e follia si uniscono nell’indelebile rappresentazione della parte più oscura della mente umana.

Si chiudono alcuni matti in una casa di salute, per dare a credere che quelli che stanno fuori sono savi.

Charles-Louis de Montesquieu

Lorena Di Stabile per MIfacciodiCultura

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