Italia nascosta – San Sisto in Agris

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Italia nascosta – San Sisto in Agris


San Sisto in Agris
, una piccola chiesa situata a Bergamo, ha una lunga storia alle spalle ed è sopravvissuta a più abbandoni ritrovando finalmente una funzione e la sua originale bellezza in questo ultimo anno.

ComplessoI primi documenti riguardanti la chiesa di San Sisto in Agris nel quartiere bergamasco di Colognola al Piano risalgono ai primi anni Mille. A metà del Quattrocento con la modifica dell’agglomerato urbano, la chiesa iniziò ad essere progressivamente abbandonata e lasciata all’incuria. Nei primi anni del Settecento si decise finalmente per la sua completa ricostruzione optando per una semplice facciata barocca in linea con il gusto del tempo.

All’interno colpisce il cornicione sopra al quale si imposta la volta della chiesa dalla linea mista data dall’alternanza di convessità e concavità. La finestra della facciata invece è certamente eseguita su disegno di Giovan Battista Caniana, un architetto bergamasco che ha disseminato la provincia lombarda di sue creazioni acquisendo con il tempo grande fama.

In occasione del restauro barocco vennero realizzati un nuovo altare in marmo intarsiato e alle pareti vennero collocati tre nuovi affreschi di soggetto religioso come la Madonna con Cristo morto del pittore Giulio Quaglio. Nel 1860 su iniziativa del parroco Giuseppe Rampinelli, venne presentato un progetto di costruzione di una casa colonica accanto alla chiesa. I lavori durarono due anni, la casa venne abitata da una numerosa famiglia che si occupò della cura della struttura e del mantenimento delle coltivazioni intorno ad essa. La chiesa, utilizzata solo per celebrazioni di matrimoni, battesimi e alcune feste religiose, nel 1943 fu occupata da una batteria tedesca. Il 3 agosto 1943 un aereo militare tedesco, di ritorno da un’azione di guerra, gravemente danneggiato, perse un pezzo in fiamme che cadde sul fienile della casa provocando un grande incendio che distrusse la struttura.

InternoDopo il ripristino delle strutture nel 1967 la chiesa e la casa colonica vennero isolate dal resto del quartiere a causa della costruzione della circonvallazione stradale. A partire dagli anni Settanta la comunità parrocchiale ha assistito al progressivo degrado dell’intero complesso e la chiesa stessa, sebbene non fosse mai stata sconsacrata, veniva impropriamente utilizzata come magazzino, deposito e anche ricovero di motociclette. Ciò portò a uno stato avanzato di degrado delle strutture.

Resosi necessario un intervento di recupero su tutto il complesso, inizialmente si pensò di adibirlo a casa di accoglienza. Nel 2010 venne però indetto dalla Regione un progetto di realizzazione di un Ostello per la Gioventù mediante il recupero di edifici esistenti in tempo utile perché fosse fruibile in vista di Expo 2015. Il complesso, per la sua posizione facilmente raggiungibile dal centro cittadino e dall’aeroporto, aveva i presupposti ideali per garantire al progetto di concorrere con successo all’assegnazione dei contributi regionali.

Il rispetto dei tempi necessari costrinse la Parrocchia a muoversi con tempestività: la chiesa fu completamente restaurata risolvendo anche gravi problemi di infiltrazioni di umidità e furono riportati a splendere gli affreschi e l’altare settecentesco. L’ostello è stato realizzato intervenendo e restaurando il fabbricato della casa colonica, il portico e le stalle. Oggi, a ristrutturazione compiuta si possono ammirare gli spazi destinati all’abitazione del direttore, la sala soggiorno, la cucina, il posto ascensore, la lavanderia e sedici stanze con bagno: il tutto offre la possibilità di accogliere almeno una cinquantina di persone.

Area ostelloDietro suggerimento dell’amministrazione comunale si sta ora valutando una proposta che consentirebbe di perseguire l’obbiettivo di allargamento del parco adiacente richiedendone in comodato d’uso gratuito l’area verde comunale circostante il complesso assumendone la cura e manutenzione. Questa soluzione consentirebbe alla parrocchia di sottrarre questa porzione di verde alle mal frequentazioni notturne, inoltre con l’apertura di un cancello interno alla proprietà parrocchiale l’area potrebbe essere direttamente fruibile agli ospiti dell’ostello anche in orari di chiusura al parco.

Questo esempio mostra come sia effettivamente possibile il recupero di edifici storici e di come la riassegnazione a questi di una funzione possa anche esulare dall’ambito strettamente culturale senza comunque andare ad intaccare l’identità del bene in questione e arrivando a una valorizzazione di successo.

Cristina Conti per MIfacciodiCultura

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