In search of absolute: Giacometti e Klein, due geni alla conquista di Londra

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Alberto Giacometti nel suo studio (1951)

Per la prima volta in assoluto Alberto Giacometti  (Borgonovo di Stampa, 10 ottobre 1901 – Coira, 11 gennaio 1966) e Yves Klein (Nizza, 28 aprile 1928 – Parigi, 6 giugno 1962) saranno insieme per una mostra storica che dal  27 aprile al 11 giugno è in scena alla Gagosian Gallery di Londra.
In Search of absolute: Alberto Giacometti and Yves Klein, questo il titolo della rassegna, è stata curata dallo storico dell’arte Joachim Pissarro, direttore del Hunter College Gallerie, e prende il nome da un saggio di Jean-Paul Sartre sull’artista svizzero.

Tra le opere esposte due sono molto significative e racchiudono il senso di questa mostra:  una foto di Alberto Giacometti che esegue il ritratto di Annette nel suo studio e quella di Klein mentre realizza un Anthropometry.

Anche se apparentemente i due artisti potrebbero sembrare lontani soprattutto a causa delle distanze geografiche che  li dividevano, uno in Svizzera e l’altro a Parigi, entrambi tra gli anni 50 e 60 hanno saputo mettere il corpo umano al centro delle loro opere in un modo unico ed inimitabile che in qualche modo li accomuna e diventa il filo conduttore di questa mostra. Le sculture di Giacometti e la forte presenza del blu nelle opere di Klein sono gli elementi che subito risaltano agli occhi del visitatore che a prima vista può notare solamente le differenze tra le opere.

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Yves Klein

Anche se gli artisti sono di diverse generazioni (Giacometti nato nel 1901 e Klein nel 1928), entrambi hanno lavorato con una costante coscienza dell’effetto disastroso della seconda guerra mondiale sulle persone e sulla cultura in Europa. “In search of Absolute” mette le opere dei due artisti in comunicazione tra di loro così che gli spettatori potranno essere in grado di riconoscere non solo le differenze nei loro approcci artistici, ma anche la parentela di fondo e soprattutto il modo unico in cui le loro opere si completano.

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Alberto Giacometti

Come Joachim Pissarro ha spiegato in un comunicato: «Entrambi gli artisti, piuttosto che creare qualcosa che riflette il caos, hanno scelto di elevarsi al di sopra di esso, trasformandolo in maniera unica ed elegante».
La mostra contiene più di 25 opere avute in prestito dalla Fondazione Alberto Giacometti, la Fondazione Beyeler e da numerose collezioni private. Ci sono infatti numerosi dipinti di Klein tra i quali spicca Anthropométrie sans titre e tra le sculture di Giacometti La Clairiere è tra le più significative.

Tuttavia si tratta di un accoppiamento alquanto fuori dal comune. Mettere fianco a fianco due artisti così diversi tra di loro provoca inevitabilmente una divisione del pubblico che si ritrova a scegliere e preferire uno dei due artisti. Da una parte ci sono le figure umane allungate e assottigliate di Giacometti dall’altra quelle di Klein con il loro blu inconfondibile che catturano al primo sguardo .

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Yves Klein mentre realizza “Anthropometry” (1960)

L’arte di Giacometti, con le sue superfici increspate che sembrano quasi consumate dal tempo e la fissità delle pose che evocano la solitudine e la fragilità dell’essere umano, si scontra con quella di Klein che esprime nelle sue opere la volontà di annullare l’esasperazione dell’io  utilizzando dei colori monocromatici e vivaci (fra i quali spicca il blu Klein) che rappresentano l’immateriale, il sogno, la dimensione profonda dell’uomo.

È impossibile non fare paragoni ma inevitabilmente chi apprezza Klein tenderà a sminuire Giacometti e viceversa. Tutto dipende dallo stato d’animo dello spettatore ma chiaramente i due artisti fianco a fianco trovano giovamento l’uno dall’altro. Non potrebbero esserci le figure emblematiche simbolo della tragedia dell’uomo senza la magia del profondo blu che ha reso famoso Klein e le sue opere in bilico tra la completezza cosmica e l’immaterialità del tempo.

Erika Castorina per MIfacciodiCultura

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By on maggio 5th, 2016 in Articoli Recenti, Visual & Performing ARTs

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