Da capolavoro a porta-bici: a rischio il mosaico di Severini

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Da capolavoro a porta-bici: a rischio il mosaico di Severini

È un vero e proprio allarme, quello lanciato dal noto critico d’arte e conduttore televisivo Philippe Daverio: l’incuria e gli scarsi restauri stanno mettendo a serio rischio la sopravvivenza di un vero e proprio capolavoro urbano, ovvero il mosaico che Gino Severini realizzò sulla fascia basamentale del Palazzo delle Poste di Alessandria.

severini 3Nato a Cortona, in provincia di Arezzo, Severini giunse diciottenne a Roma dove conobbe Giacomo Balla, che lo avviò alla pittura divisionista e trasferitosi a Parigi, vero centro del mondo per le arti e le innovazioni, approfondì lo studio di quello stile. Fu tra i firmatari nel 1909 del Manifesto del Futurismo, scritto da Filippo Tommaso Marinetti.
Nella capitale francese entrò in contatto con vari artisti di primo piano, fra cui Pablo Picasso, Georges Braque, Juan Gris e Guillaime Apollinaire, e partecipò al nascere e allo svilupparsi del cubismo. Dopo la sua adesione al movimento futurista, fu uno degli esponenti più entusiastici: nel 1912 sollecitò Umberto Boccioni e Carlo Carrà a raggiungerlo, dove organizzò la prima mostra dei Futuristi presso la Galleria Bernheim-Jeune. In seguito partecipò alle successive esposizioni futuriste in Europa e negli Stati Uniti e l’anno successivo a Londra, presso la Marlborough Gallery, fu allestita la sua prima mostra personale che successivamente venne presentata alla galleria Der Sturm di Berlino.
Durante questo periodo parigino, Severini svolse un importante ruolo di collegamento fra gli ambienti artistici francesi ed italiani, in particolar modo tra sensibilità cubiste e futuriste, entrambe le quali risultavano essere ispiratrici della sua arte.

severini 2Frequentatore di cabaret, Severini rappresentò in modo molto efficace e originale quel mondo notturno di luci e danze, giungendo ad una visione caleidoscopica, in cui spazio e tempo, presente e passato, insieme e particolare, si fondono in una festa di luci e colori. Proprio i colori sono il vero simbolo della sua arte e il suo celebre mosaico di Alessandria ne è una delle massime prove: Storia dei servizi delle Poste e dei Telegrafi, questo è il nome corretto, è un’opera molto interessante che si divide in tre parti: due laterali rappresentanti i continenti (a sinistra Oceania e Asia, a destra Africa e America) e una centrale, più lunga rispetto alle altre due, dedicata alla storia delle poste e del telegrafo. Severini illustra la città moderna, dominata da un dinamismo funzionale e crescente sviluppo della meccanizzazione dei servizi e dei trasporti, e le tonalità di colore, così vivaci e indissolubilmente legate al luogo geografico di cui si vuole narrare la storia, danno all’osservatore il pieno sentore dello scorrere progressivo di un tempo sempre in movimento (concezione che veniva dal suo spirito di futurista) ma mai legato solo a un luogo singolo, uno stato, un continente, un popolo, bensì visto sui tre lati, parallelamente, secondo uno spirito più tendente al cubismo. Realizzato nei primi anni ’40, oggi il mosaico rischia di sparire: vissuto nell’incuria quasi totale e nella sostanziale indifferenza di amministrazioni e cittadini (che vi appoggiano noncuranti le biciclette), oggi l’opera di Severini è quasi al punto di non ritorno. A denunciarne il cattivo stato Tony Frisina, un semplice cittadino che da oltre 25 anni conduce una vera e propria battaglia personale contro le istituzioni, che rifiutano di accollarsi il restauro del’opera: «mancano i fondi» è il ritornello. Negli ultimi tempi, grazie anche all’allarme lanciato da Daverio a Rainews 24, la situazione sembra possa sbloccarsi: ma da qui a un vero restauro i tempi sembrano ancora lunghi.

Luca Mombellardo per MIfacciodiCultura

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