Back toDay. 3 maggio

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Nella tabella di marcia della giornata suggerisco di includere una capatina a Bollywood.

Precisamente centotré anni fa (un anno prima della nostrana gloria “Cabiria”, di Giovanni Pastrone) usciva nelle sale “Raja Harishchandra”, il lungometraggio a soggetto mitologico che segna la nascita ufficiale della cinematografia indiana, diretto da colui che ne è considerato il patriarca, il David Wark G03 maggio #2riffith locale: Dadasaheb Phalke. La Bollywood che noi “conosciamo” (almeno per averla spesso vista parodiata in modo kitsch) avrebbe conosciuto il suo apogeo trenta/quarant’anni dopo.

Non vorrei azzardare teorizzazioni non provate, ma il percorso del cinema indiano ha avuto evoluzioni simili a quelle del cinema italiano: entrambi hanno esordito con il genere storico-mitologico – “Cabiria” è ambientata al tempo della seconda guerra punica – e, tra gli anni ’40 e ’50, hanno attirato l’attenzione internazionale con un cinema impegnato e attinente alla realtà nazionale. Infatti l’autore indiano più celebrato nei festival degli anni ’50, Satyajit Ray, si diede al cinema dopo aver visto “Ladri di biciclette” di De Sica.

Torniamo al 3 maggio, ma stavolta del 1981; in questa data è morta Nargis, una delle dive bollywoodiane dal nome più pronunciabile, protagonista di “Mother India” (1957, Mehboob Kahn), trionfo al box-office (tanto che è stato definito il “Via col vento” locale) ma soprattutto prima pellicola indiana nominata come Miglior Film Straniero agli Oscar.

Lo stimolo ocular dell’esotismo

ci abbagli e ci conduca allo strabismo.

Andrea Meroni per MIfacciodiCultura

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