Novalis, il poeta-sacerdote del Romanticismo tedesco

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NovalisNonostante la loro scomparsa sia avvenuta in giovanissima età, ci sono artisti che hanno saputo lasciare un segno indelebile del loro passaggio: una traccia ben marcata che ancora oggi riconosciamo e che nel tempo è stata da guida per molti. Tra i tanti nomi che sarebbero da citare, possiamo senz’altro inserire Friedrich von Hardenberg, meglio noto con lo pseudonimo di Novalis.
Di origine tedesca e nato il 2 maggio 1772, Novalis è stato teologo e filosofo ma soprattutto poeta, e viene oggi ricordato come uno degli iniziatori del Romanticismo tedesco.

Città chiave per la nascita di questo movimento artistico è Jena, dove Novalis compì parte dei suoi studi, entrando in contatto con coloro che sarebbero diventati i fondatori del “primo dei romanticismi”: i fratelli Friedrich e August Schlegel, Fichte, Shelling e Tieck. Così ebbe origine il circolo di Jena, una delle due Scuole in cui si scisse il Romanticismo tedesco, che si diffuse in Europa grazie a Madame de Staël.

Inni alla Notte, NovalisNovalis, ammalatosi di tubercolosi, morì nel 1801 appena ventinovenne, ma nei suoi pochi anni di vita riuscì a sviluppare una poesia capace di rappresentare perfettamente le tendenze estreme dell’irrazionalismo romantico. Per Novalis la poesia è assoluta soggettività e il poeta è come un veggente, un profeta in cui anima e mondo esterno arrivano a identificarsi. Quando il poeta scrive è come se entrasse in uno stato d’estasi, spinto non da una consapevolezza razionale di ciò che fa, quanto piuttosto da una forza misteriosa che lo trascende e che rimane incomprensibile a lui stesso. Da qui prendono il via due concetti fondamentali per Novalis. Da un lato la nostalgia per le epoche antiche in cui il poeta assumeva un carattere sacrale, tanto che Novalis sosteneva che in principio poeta e sacerdote erano una cosa sola e che anche dopo la loro distinzione «il vero poeta è sempre rimasto sacerdote, così come il vero sacerdote è sempre rimasto poeta». Dall’altro una visione mistica della vita, che lo porta a relazionare Vita e Morte in maniera indissolubile: in ogni essere fisico della natura vive lo Spirito assoluto e ogni essere finito è quasi magicamente in rapporto col Tutto.

Questa concezione di poesia la troviamo ben espressa negli Hymnen an die Nacht (gli Inni alla Notte), l’unico ciclo di poesia compiuto pubblicato durante la vita di Novalis. Sei inni che prendono il via dalla tragica morte della giovane Sophie Kühn e che hanno come filo conduttore la speranza di un possibile ricongiungimento con l’amata nell’aldilà, sviluppando come tema centrale la vittoria sulla morte.

Fiore azzurro, o nontiscordardimé
Nontiscordardimé

Sempre a Novalis si deve poi l’introduzione del fiore azzurro (in tedesco Blaue Blume), ovvero il nontiscordardimé, che diventa metafora del raggiungimento della perfezione e che, in senso più ampio, simboleggia l’amore e lo sforzo metafisico di accostarsi all’infinito e all’irraggiungibile: un proposito impossibile da realizzare, se non attraverso la poesia. E proprio per questa tensione che esprime, il fiore azzurro diventerà uno dei simboli più durevoli del movimento romantico.

Anelito di morte

Laggiù nel suo grembo, lontano
Dai regni della luce, ci accolga
La terra! Furia di dolori e spinta
Selvaggia è segno di lieta partenza.
Dentro l’angusta barca è veloce
L’approdo alla riva del cielo.

Sia lodata da noi l’eterna notte,
Sia lodato il sonno eterno.
Ci ha riscaldati il torrido giorno,
ci ha fatti avvizzire il lungo affanno.
Non ci attraggono più terre straniere,
vogliamo tornare alla casa del Padre.

da Inni alla notte VI (1800)

Alessia Sanzogni per MIfacciodiCultura

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