Museo Diocesano di Milano: nuovi progetti verso una bellezza alta

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sala museo diocesanoRecentemente il cardinale Angelo Scola ha presentato un nuovo progetto riguardante il Museo Diocesano di Milano che consiste nella dedica del museo al cardinal Carlo Maria Martini, storico vescovo di Milano scomparso nel 2012, che fondò la struttura quindici anni fa, e nell’unione al Museo dei Chiostri di Sant’Eustorgio, che comprendono anche la cripta, la cappella Portinari e il cimitero paleocristiano.

Per chi non fosse esperto dell’architettura milanese, il Museo Diocesano si trova nella cornice dei Chiostri di Sant’Eustorgio come parte integrante di uno dei più grandi complessi monumentali della città, dal momento in cui la basilica e il convento domenicano sono uniti nello stesso edificio. Proprio la basilica è legata alla leggenda dei Magi e alle vicende di San Pietro Martire. In breve, Costantino, capo dell’Impero Romano d’Oriente, donò a Sant’Eustorgio le reliquie dei re Magi, ritrovate da sua madre, la regina Elena, e quello le portò a Milano, arrivando a conservarle nel luogo attuale perché esattamente lì si ruppe il carro che trasportava il sarcofago che le conteneva. Ecco il motivo per cui sulla cima del campanile non c’è la croce ma la stella dei Magi a otto punte. Invece riguardo a San Pietro, la tradizione popolare lo ha assunto come protettore del mal di testa, in quanto il suo capo è conservato come reliquia nella basilica, su volere di Giovanni Visconti.

museo-diocesano-milano-okFatto non indifferente è che la basilica fu oggetto di bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale che causarono la rovina dei quattro chiostri adiacenti. Oggi finalmente, grazie ai lavori di restauro, sono tornati a nuova vita. Sandrina Bandera, ex direttrice della Pinacoteca di Brera e attuale Sovrintendente del Patrimonio storico artistico etnoantropologico di Milano, ha definito i Chiostri come «un’oasi di spiritualità, un polo di arte e fede, che deve aprirsi sempre più a quel mondo vivace e attivo che anima la città di Milano»

L’omaggio a Martini e al mondo dell’arte stesso è sembrato dovuto, in quanto il Museo era stato creato appositamente per la conservazione dei beni culturali religiosi della città, riunendo sotto lo stesso tetto i beni sparsi per la Diocesi meritevoli di interesse storico e artistico. Martini era conosciuto ai più come un grande interlocutore tra le generazioni oltre che sostenitore del mondo della cultura in generale.

1985 Loreto. Il Cardinal Carlo Maria Martini
Cardinal Carlo Maria Martini

Il nuovo progetto è coordinato dalla Fondazione Sant’Ambrogio, il cui Presidente Ugo Pavanello è già alla gestione del Museo Diocesano, e dalla commissione culturale responsabile di  Sant’Eustorgio. Da non dimenticare il fatto che sin dalla prima presidenza (Mons. Luigi Crivelli) il Museo è stato gestito dalla Fondazione Sant’Ambrogio.
Grande importanza è data all’interazione col pubblico: sono stati organizzati laboratori di scrittura per anziani, una biblioteca digitale, laboratori per giovani artistici. Da tenere di nuovo in considerazione è la ricchezza delle collezioni che già il Museo possiede, su cui specialmente puntano l’attenzione i gruppi di scolaresche che vengono a visitare il luogo, non mancano infatti spazi appositi di laboratorio dedicati ai bambini e ai docenti, che attraversano la storia dell’arte ambrosiana dal paleocristiano al Novecento.

facciata-s-eustorgio
Sant’Eustorgio

Attualmente il Museo sta anche ospitando la Mostra della XXI Triennale Design After Design che ha l’obiettivo è mostrare come oggetti realizzati da artisti e design su commissione della Chiesa Cattolica siano non solo prodotti artistici ma anche trascendenti e richiedono perciò all’osservatore di andare oltre.
Essendo l’obiettivo quello di valorizzare l’arte e la storia del cristianesimo ambrosiano, non si può fare a meno di riportare quella tesi sulla bellezza tanto sostenuta dal cardinal Martini, ovvero quell’idea di bellezza che riguarda “l’umanità dell’uomo in quanto creatura“. In questo senso è essenziale ampliare questo discorso su un versante laico e quotidiano: non è indispensabile essere credenti per credere alla bellezza, dal momento in cui essa è fatta per tutti. Tutti dovrebbero meritarla e ancor prima comprenderla e riconoscerla, facendo della propria vita un capolavoro, come suona spesso la celebre massima. Dato che (ha ribadito Scola) «tutti abbiamo bisogno di bellezza tutti i giorni dalla mattina alla sera», allora l’interesse del nuovo Museo Diocesano è quello di trasmettere “lo splendore del vero”, cosicché i visitatori possano avere la possibilità di pensare a qualcosa di trascendente e di superiore, ammirando gli affreschi, le statue, le vetrate, le opere del complesso.

Martini non si era fermato qui. La sua lettera pastorale dell’anno giubilare 2000 era proprio intitolata Quale bellezza salverà il mondo?, come se avesse saltato già la premessa, chiedendosi e chiedendo ai lettori invece quale idea, quale genere di bellezza sia importante per l’umanità. Che la bellezza salverà il mondo è già il dato di partenza. Dostoevskij docet.

 

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

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