Qualcuno vuole il Colosseo? Ve lo vendo. Parola di Marcello Sorgi

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Il Presidente vuole vendere il Colosseo a dei privati, ricavarne una forte somma ed utilizzarla per risollevare il debito pubblico, che continua a crescere a dispetto delle diverse soluzioni attuate negli ultimi anni.

Questa la trama del nuovo libro di Marcello Sorgi intitolato Colosseo vendesi: romanzo di fantasia, ma forse non troppo.

OLYMPUS DIGITAL CAMERADifficile non riconoscere nella figura del nuovo Presidente protagonista del libro, chiamato solo “Il Successore” e descritto come giovane, poco interessato alla storia del Paese, ai suoi monumenti, non eletto direttamente dal popolo e appartenente alla realpolitik, un ritratto critico di Matteo Renzi e delle sue scelte politiche. Nelle sue parole però, nella sua discussione accesa con il vecchio Presidente riguardo alla scelta di vendere il Colosseo, si legge una riflessione critica ed oggettiva della situazione economica e sociale italiana. È la trasposizione nella realtà di uno scontro antico come il mondo: quello tra ideologia e pragmatismo, così spesso presente nella politica e non solo. Il vecchio predecessore incarna l’ideologia, cercando di ricordare al Successore l’importanza ideologica del Colosseo, ‘il valore universale dell’oggetto’, l’essere stato indicato come simbolo della cristianità dal Santo Padre, l’errore nell’aver preso la decisione da solo, senza aver interpellato la Corte dei Conti, il Consiglio di Stato, il Consiglio superiore dei Beni culturali, o lo stesso ministro competente.

Colosseo VendesiParole al vento per il Successore, che legge la realtà in modo diretto ed oggettivo, mettendo i problemi economici, la lettura disincantata della società italiana davanti all’idealizzazione del mondo che spesso ci circonda. La risposta è detta con semplicità, e smonta le obiezioni del Presidente punto per punto, alludendo al fatto che fu il fascismo ad eleggere il Colosseo a simbolo cristiano, quando per tutta la storia non era stato che costruzione pagana con schiavi provenienti da ogni luogo, o ancora sottolineando la cattiva tenuta dei monumenti italiani, ma anche l’impossibilità di proporre la vendita al Consiglio dei Ministri poiché, solo per l’essere venuta da lui, sarebbe stata direttamente rifiutata senza essere analizzata in modo consono. Il punto che più fa riflettere è però un altro, l’argomentazione data dal nuovo Presidente in merito all’importanza ideologica di questo monumento:

Non più tardi di ieri, il Governatore mi ha comunicato che il debito pubblico dell’Italia si sta avviando verso i tremila miliardi, e la Commissione europea non ce lo perdonerà. L’Italia è molto vicina alla Grecia, non solo geograficamente, caro Presidente. E molto più larga e profonda di quella greca è la nostra falla da turare. Le tasse sono al limite, non vedo come potrei inasprirle. L’evasione fiscale, lo sai meglio di me, è strutturale, nel senso che è consentita, e in qualche caso favorita, dalle leggi vigenti. I sindaci non possono più uscire per strada da quando hanno dovuto introdurre addizionali locali, impossibili da aggirare, che hanno dato un’ulteriore torchiata ai cittadini. C’è gente che non va più in ospedale, che non si cura perché non riesce a pagare il ticket. Le privatizzazioni degli enti economici di proprietà del Tesoro sono già state fatte. E non sono bastate. Le principali banche sono di proprietà straniera e non ci faranno sconti. Lo stesso dicasi per telefoni e ferrovie. Vedi altra soluzione se non intaccare il patrimonio artistico e monumentale? È l’unica cosa che ci resta.

L’immagine restituitaci del Paese è tragica, ma assolutamente vera. La crescita costante del nostro debito pubblico non è un segreto, così come la mancanza di soldi dello Stato o la continua crescita delle tasse. Realtà fin troppo conosciute agli italiani. Cos’altro fare? Della privatizzazione degli Enti pubblici si era già parlato, ricordando il referendum sull’acqua del 2011 o la proposta di qualche anno fa di dare in mano le scuole ad industrie e compagnie private, in modo da dare un po’ di respiro al Ministero dell’Istruzione.

Castello Orsini Odescalchi
Castello Orsini Odescalchi

Soluzioni di cui poi non si è mai fatto niente, ma per quanto ancora? L’idea di uno Stato assistenzialista non ha resistito al colpo arrivato dalla crisi europea che ci stringe da quasi 10 anni, costringendo il governo a prendere decisioni anche drastiche. In particolare la vendita del Colosseo potrebbe sembrare una possibilità improponibile, che mai potrebbe succedere, ma la vendita di immobili di proprietà dello Stato è in realtà cominciata nel 2013. In quell’anno furono ben 50 i tesori della nazione messi all’asta, sperando di attirare l’interesse di privati e di recuperare (questa la stima) sui 500 milioni di euro: nell’elenco immobili come Villa Mirabello o il Castello Orsini Odescalchi, ma anche isole come l’Isola di San Giacomo in Paludo. Una scelta accolta in modo controverso dalla popolazione, che però ha trovato il consenso di quasi tutta la rappresentanza politica, seguendo anche la linea adottata da altri paesi in lotta con il debito pubblico, prima fra tutti la Grecia. Risale infatti al 2012 la vendita di proprietà dello Stato greco in quello che è stato chiamato Ebay for Greek real estate, quando la vendita di ville e proprietà statali è stata giustificata dal loro inutilizzo e dalla loro mancata creazione di introiti. Benché non siano ancora arrivati a tanto, sembra che questa decisione possa essere presa in futuro anche da USA e UK, simbolo di una difficoltà comune.

Per ora, quindi, possiamo dormire sonni tranquilli, sicuri che il Colosseo sarà lì ad aspettarci a Roma, immobile nella sua bellezza decadente. E per quanto la vendita di un tale simbolo può essere considerata, si spera, altamente improbabile, si può prendere quest’idea a simbolo, metafora di quelle scelte che sembrano senza senso, esagerate, ma che sono solo segno di uno Stato senza soldi, che non sa più come affrontare il presente. Insomma, quella di Marcello Sorgi per ora è solo fantapolitik, che però, a seconda del futuro, potrebbe arrivare a trasformarsi in realtà.

Eleonora Rustici per MIfacciodiCultura

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