Il vero Blu è Yves Klein

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Yves Klein, Big Blue Anthropometry (Tributo a Tennessee Williams) – 1960

È stato l’artista dell’immateriale, dello spazio saturo di colore, dei corpi tinti e “spalmati” sulla tela. Di Yves Klein (Nizza, 28 aprile 1928 – Parigi, 6 giugno 1962) si potrebbe parlare in tante accezioni, quella che al pubblico milanese è nota per esempio, è quella portata a compimento dalla mostra realizzata a cavallo tra 2014 e 2015 presso il palazzo dell’Arengario, sede del Museo del Novecento. In quel contesto i due curatori Silvia Bignami e Giorgio Zanchetti avevano considerato un arco temporale ristretto per narrare le vicende legate a Lucio Fontana e ai rapporti d’amicizia e professionali stretti tra 1957 e 1962.
Quest’esempio di esposizione è quanto più adatto si possa utilizzare per spiegare con puntualità e precisione la vicenda artistica di un uomo che si è snodata per tutto il secolo scorso, che ha rivoluzionato vari ambiti dell’arte contemporanea, in primis l’invenzione di una tinta di blu che poi è divenuta il suo marchio e il suo segno distintivo.

Black and white portrait of French artist Yves Klein (1928 - 1962) in a bowler hat as he stands in front of one of his Blue Sponge Sculptures, France, late 1950s. The first public display of these sculptures, which were made from different sized sponges that had been dyed blue, was on June 15, 1959 at the Galerie Iris Clert in Paris, France. (Photo by Express Newspapers/Getty Images)Il monocromo, nell’epoca della sintesi chimica dei colori, e contemporaneamente la matericità del pigmento l’hanno fatto incontrare con un altro colosso del suo tempo, Lucio Fontana appunto, che lavorava sullo spazialismo con ricerche altrettanto avanguardiste. Yves Klein fu un personaggio cardine nell’epoca del nuovo sperimentalismo dopo le prime avanguardie e del dopoguerra.

Il colore è la cosa che più attrae, l’elettricità della tinta si mischia in una maniera inconfondibile con il senso plastico che alcune sue sculture, rivestite dello stesso blu o oro. È il colore che oltre ad essere segno distinguibile è anche vera e propria sostanza, che Klein fu il primo a fare suo pur non costringendolo in una forma esclusivamente bidimensionale, naturalistica o classica, ed oltre a ciò gli influssi del surrealismo furono una parte consistente che esercitò notevole peso sul suo lavoro.
Le modelle cosparse di colore e adagiate sulla tela furono una delle realizzazioni che lo portò alla fama mondiale e che gli permise di oltrepassare certe barriere e certi orizzonti creativi che altrimenti sarebbero rimasti soffocati, limitati al massimo.

klein2Un blu che ricorda in parte il cielo, in parte qualcosa di completamente artificiale, vivo e innaturale ma realistico allo stesso tempo (tanto più che alcuni lo comprendono nel Nouveau Réalisme): la tinta monocroma che inghiotte e rilascia sensazioni come la pace, è anch’essa una realtà artisticamente ambivalente ricca di spunti da offrire agli osservatori.
Il Museo del Novecento è la cornice perfetta per offrire una panoramica completa su tutto quello che a cavallo del secolo di artistico esisteva in Italia e in Francia (le “due patrie” di Klein) e che sicuramente l’artista ha conosciuto e da cui può probabilmente aver attinto. Così, tra mostre con lanci di 1001 palloncini, serie di un solo colore, sculture classiche riscritte con il blu, Yves Klein ha lasciato il proprio indelebile e unico segno.

Gaia Boldorini per MIfacciodiCultura

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