“Buzzi + Parachini, memories can’t wait” alla Theca Gallery di Milano

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Sta per concludersi alla Theca Gallery di Milano una mostra dal titolo Carlo Buzzi + Fabrizio Parachini: memories can’t wait e dedicata appunto a due artisti che apparentemente paiono lontani, ma che sono riusciti a intrecciare i principi alla base della loro produzione artistica. Sia Carlo Buzzi che Fabrizio Parachini indagano infatti il modo di agire della memoria, entrambi hanno un’espressione molto concettuale che però allo stesso tempo si manifesta in modi completamenti diversi.

Gomma, pubblica affissione 1998
Gomma, pubblica affissione, 1998

Carlo Buzzi è conosciuto per le sue affissioni pubbliche di una grande quantità di cartelloni che riprendono formato, stile grafico e ad un primo sguardo anche la funzione della normale cartellonistica pubblicitaria che siamo abituati a vedere spostandoci per la città.

In effetti la connessione con il mondo della pubblicità è voluta e ricercata attentamente, ben dosando questo rapporto Buzzi riesce a creare una sensazione di spaesamento nelle persone che si imbattono nelle sue opere che infatti presentano solo immagini, in genere in bianco e nero e di parti del suo corpo, senza nessuna scritta, nessuno slogan e quindi nulla che venga veramente pubblicizzato.

Buzzi semplicemente per fare arte utilizza il mezzo che in genere viene utilizzato per promuovere un’esposizione, unisce i due momenti e lo fa con estrema sistematicità. Una volta deciso come realizzare il suo cartellone, la sua dimensione e la grafica infatti non affigge nulla abusivamente, ma ottiene i permessi dal comune in questione e paga la quota necessaria. Spesso anche questa documentazione amministrativa rientra nelle sue esposizioni in galleria proprio a dimostrazione del suo metodo tutto giocato sul dualismo arte/pubblicità e, nonostante l’ironia della maggior parte dei suoi lavori, anche su una certa freddezza. Il mondo della street art è infatti vivo e quanto mai eclettico ed energetico, affiggendo invece i cartelloni in pieno rispetto della legge Buzzi sfugge volutamente a questo inserimento in una categoria e sposta la sua comunicazione su tutto un altro piano.

Il destino della cartellonistica di Buzzi dato il metodo scelto per presentarla all’inconsapevole pubblico sarebbe infine quello dell’oblio, i cartelloni verrebbero coperti con nuove e questa volta reali pubblicità e del suo lavoro non resterebbe traccia. Nell’animo umano è però forte il senso di autoconservazione e la volontà di rendere durature le proprie creazioni, di lasciarne insomma traccia nella memoria propria e soprattutto altrui. Sono questi i motivi che spingono Buzzi a staccare i cartelloni dagli spazi pubblici e portarli nelle gallerie assieme al materiale fotografico realizzato durante il periodo di pubblica affissione.

Parachini - Scritto con la cenere, 2010
Parachini – Scritto con la cenere, 2010

Alla Theca Gallery sono esposti proprio gli strappi e le foto di due serie, Gomma e Incappucciato, che hanno invaso Milano tra il 1997 e il 1998.

Tutt’altro approccio è invece quello di Fabrizio Parachini, evidente la sua genesi da teorico che lo spinge verso una dimensione astratta ed estremamente concettuale. Nasce come medico con una passione per l’arte e circa 20 anni fa decide definitivamente di abbandonare questa professione per diventare artista a tempo pieno, oggi è docente d’Accademia e presta la sua esperienza a corsi come teoria della percezione visiva, cromatologia e metodologia e analisi visiva. I temi dei suoi insegnamenti e della sua produzione artistica sono strettamente connessi, realizza opere tutte basate sul colore e sul loro accostamento avendo come fine quello di creare nella mente di chi guarda uno spazio diverso da quello reale e risultante dall’esperienza di ciò che espone.

La Theca Gallery esporrà fino al 30 aprile le opere di Buzzi e Parachini e sarà teatro di questo strano e contrastante dialogo tra due linguaggi artistici lontani, ma ugualmente accomunati dalla volontà di lasciare un segno memoria del pubblico.

Elisa Pizzamiglio per MIfacciodiCultura

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