Il ritorno della Super8: Miss Nostalgia… cosa faremmo senza di te

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Che l’essere umano abbia voglia di lasciare un segno su questa terra è una certezza. Che l’essere umano voglia documentare i fatti e i momenti più salienti della sua vita è un’altra certezza. L’uomo da sempre ha avuto paura della morte. E di conseguenza, ancor più, del tempo.

nostalgiaCe lo dice Petrarca in un’opera meno conosciuta rispetto al Canzoniere, i Trionfi: la Fama trionfa sulla Morte, ma sulla Fama trionfa il Tempo. È un’amara quanto consapevole considerazione che a lungo andare fa comprendere quanto di più insito ci sia nella mente umana. La fama, la cosiddetta gloria terrena tanto acclamata dai poeti, è ciò che permette agli uomini, almeno in parte, di sconfiggere e superare il tempo. In mezzo ci sta la fugacità della vita, ed è sempre Petrarca a scriverlo, perché «quanto piace al mondo è breve sogno».

Sul giornale francese Le Radical, datato 30 dicembre 1895, si legge:

Qualunque sia la scena ripresa, e per quanto grande sia il numero dei personaggi sorpresi nei diversi atti della propria vita, li rivediamo a grandezza naturale, con i colori, la prospettiva, i cieli lontani, le case, con tutta l’illusione della vita reale. Già si poteva cogliere e riprodurre la parola, ora si coglie e riproduce anche la vita. Si potrà, ad esempio, rivedere vivere i propri cari, molto tempo dopo averli perduti.

Nello stesso giorno su un altro giornale francese, Le Post:

Quando questi apparecchi saranno disponibili al pubblico [i primi strumenti cinematografici utilizzati dai fratelli Lumiére], quando chiunque potrà fotografare i propri cari non più in forma immobile ma in movimento, cogliendone le azioni, i gesti familiari, le parole sulle labbra, allora la morte cesserà di essere assoluta

Questi estratti sono due testimonianze che segnano la nascita convenzionale del cinema. L’evento che la psicologia ha considerato difesa legittima dell’uomo contro il tempo, a fronte del cosiddetto complesso della mummia e della sindrome di Frankestein. Il frutto che la critica definì il trionfo sulla morte e sull’effimero. Un po’ di vita viene restituita all’uomo grazie a una pellicola, grazie a una manovella da girare per tornare indietro a quell’attimo di nostalgia, provando quella stessa nostalgia che ha che fare con la brevità dell’esistenza.

show_imgNegli anni Sessanta gli Stati Uniti e l’Europa andarono incontro al boom economico-sociale: il periodo migliore per la diffusione del cinema amatoriale su ampia scala. Chiunque lo desiderasse, poteva cimentarsi in riprese da principianti nelle occasioni più significative della propria vita. A tal proposito la Kodak mise in commercio il formato 16mm sin dal 1923, e nove anni più tardi il formato 8mm, ancora più abbordabile per la gente comune. Ma la vera rivoluzione si ebbe nel 1965: il Super8 divenne il re dell’home movie, dal momento in cui le perforazioni sulla pellicola furono rimpicciolite e il fotogramma fu portato a dimensioni maggiori per una migliore visualizzazione.

Se fondiamo la sigla 8mm e il titolo di uno dei più famosi film di Federico Fellini otteniamo il nome di un progetto foto-cinematografico che da un anno a questa parte, a fronte di qualsiasi scommessa, sta avendo un enorme successo in Italia, anche se non se ne è mai parlato molto: 8mmezzo (8mm + 8 e mezzo).
Livorno. Michele Lezza, Giorgio Trumpy, Sara Bovani, Francesco Pacini ne sono gli autori. Si stanno preoccupando di raccogliere le migliaia di bobine arrivate da tutta Italia, per restaurare e conservare filmati amatoriali del Super 8, restituendoli alla gente che li ha consegnati. Questa è l’associazione 8mmezzo.

stadio-miss-nostalgiaMiss Nostalgia. Il titolo dell’ultimo album di una delle più grandi band della musica italiana, gli Stadio. La Nostalgia. Il concetto che lega il perché dei Super 8 alla volontà di restaurare i prodotti cinematografici del passato. La Nostalgia. Puntare al futuro con uno sguardo al passato. Per non dimenticarsi che le canzoni di ieri sono quelle che ci fanno vivere oggi, anche se non è detto che le canzoni di oggi saranno quelle che ci accompagneranno domani.
Gaetano Curreri, autore e cantante del gruppo in questione, aprendo i suoi concerti non dimentica mai una parola da lasciare ai suoi spettatori: la fonte di ispirazione. L’idea che fa scattare il nuovo, la scintilla che mette in moto un’energia pura, la ragione per cui si continua a creare la bellezza artistica.

Dopo questa panoramica, ci si potrebbe chiedere quale sia la conclusione. Quale sia il filo di Arianna che unisce il senso della poesia nel 1300, il senso del fare cinema dai suoi albori alla nostra era digitale, il senso di continuare a fare musica d’autore, il senso di conservare bobine con video delle comunioni, dei matrimoni, delle manifestazioni delle scorse generazioni italiane. La risposta è più semplice di quel che può sembrare: l‘uomo sente un naturale, un disperato bisogno dell’arte, un istintivo quanto inconfessabile desiderio di guardare indietro alla propria vita. E non si tratta di collezionare selfie o di sfogliare le nostre pagine Facebook. Si tratta di registrare la nostra voce per sentire che a trent’anni sia meno rauca rispetto a quando ne avremo sessanta, di filmare se il nostro modo di camminare sia sempre lo stesso, se effettivamente a vent’anni siamo più belli che a quaranta. Si tratta di capire se durante tutto questo lasso di tempo non siano mai cambiate le poesie che amiamo leggere, se non ci siamo mai stufati della musica che abbiamo sempre ascoltato, se non abbiamo posto nel dimenticatoio quei DVD che una volta avremmo guardato tutte le settimane.

La cultura della nostalgia è l’essenza che permette alla letteratura, alla poesia, alla fotografia, al cinema, al mondo dell’arte in generale di continuare a esistere. È un modo di sublimare e di arricchire la bellezza del passato senza banalizzarla e di conseguenza senza svalutare il presente e il futuro. È inevitabile che per nostalgia si compongano versi, si riempiano album di fotografie, di ritagli ingialliti di giornali, si collezionino cassette da inserire in vecchi registratori.

Il sentimento della nostalgia fa parte di tutti. Perché non importa essere artisti eccellenti o persone comuni, non importa essere vissuti nel Medioevo, nel Rinascimento o a inizio Novecento. Ciò che importa è che tutti siamo essere umani, nell’accezione migliore del termine, e come tali, in grado di provare le stesse sensazioni di bellezza.

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

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