Lezioni D’arte – Il mondo immaginario di Hieronymus Bosch

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Hieronymus Bosch, Nave dei folli – 1494, olio su tavola 57,9×32,6 cm
Museo del Louvre, Parigi

Ora concentriamoci e mettiamoci comodi ad ascoltare un’antica ballata, chiudiamo gli occhi e degli strani scenari si apriranno nella nostra mente, il sogno di mescolerà alla realtà, un nuovo mondo verrà generato.

La stessa sensazione che si prova mentre si osserva un’opera di Hieronymus Bosch (s-Hertogenbosch, 2 ottobre 1453 – ‘s-Hertogenbosch, 9 agosto 1516), pittore fiammingo vissuto fra la seconda metà del ‘400 e la prima metà del ‘500, artista eccentrico ed autore di opere dal carattere grottesco, spesso satirico, cariche di simboliche allusioni. Nelle sue opera non trascura nulla e guarda attentamente alla realtà che lo circonda, ci racconta della società fiamminga in tutte le varie sfaccettature; questa quotidianità, nelle opere si trasforma in maniera al quanto divertente.

L’opera che ci illustra da vicino la filosofia pittoria è senz’altro la Nave dei folli, un olio su tavola di piccole dimensioni (57,9×32,6 cm), risalente al 1494, oggi conservata presso il Museo del Louvre di Parigi.

Dieci persone che cercano di farsi spazio in minuscola imbarcazione che stando alle dimensioni potrebbe contenerne soltanto due, dunque una grande baraonda viene inscenata sulla tavola. C’è una teatralità fra i personaggi, gli uomini del gruppo centrale cantano urlando a squarciagola, gesticolano forse perché gonfi di vino;: particolari sono i due personaggi consacrati che cercano di afferrare il torso di pane calato dall’alto, i due sulla sinistra bisticciano, l’uomo col capo coperto è pronto a scagliare il fiaschetto in testa a quello disteso, in basso, due uomini privi di indumenti sono immersi nell’acqua, sicuramente saranno caduti dall’equipaggio ma nonostante questo partecipano alla baldoria, quello di sinistra alza con le mani un recipiente, quello di destra cerca di risalire. A destra, troviamo due uomini un po’ isolati, quello in basso di cui si vede solo la testa e metà del corpo, ha il capo rivolto fuori dalla barca, starà sicuramente rigurgitando quanto bevuto, sottolinea questo movimento, la posizione di rigidità assunta, egli si aggrappa ad un piccolo albero e dalla bocca schizza fuori qualcosa. In secondo piano, posto al di sopra dell’albero, un uomo in solitudine che nella totale indifferenza si appresta a bere; ma mentre gli altri sono distratti, l’uomo privo di scrupoli sale sull’albero della barca, con un coltello vuole prendere quei polli che sono legati e magari vuol tenerli per sé.

Bosch mette in scena un vera allegoria e se osserviamo bene, notiamo che gli uomini si lanciano sfrenati nel vortice del vizio, sono ubriachi e dunque hanno perso ogni legame con la razionalità, dai volti possiamo constatare lo stato di ebbrezza e di agitazione. Oltre ai personaggi, curati con abile minuziosità, questo tipico dei pittori fiamminghi, Bosch riporta al minimo dettaglio i particolari degli abiti, dei volti, le espressioni facciali, la natura circostante.
Inoltre Bosch inserisce dei simboli, delle vere e proprie allusioni al peccato, ovvero si tratta delle ciliegie poste all’interno del piatto e del gufo situato in cima all’albero della barca; altro simbolo è quello dei polli legati, i quali rappresentano la gola. L’opera, un tempo, era parte di un trittico composto da altre due tavole: l’Allegoria dei piaceri e la Morte di un avaro.

Domenico Ble per MIfaccioDiCultura

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