Addio a Prince, geniale folletto di Minneapolis

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Sometimes it snows in April
Sometimes I feel so bad, so bad
Sometimes I wish life was never ending,
And all good things, they say, never last..

Sometimes it snows in April – Prince

Prince1Il 2016 sembra proprio un anno maledetto per gli artisti musicali. Dopo la clamorosa e inaspettata morte di David Bowie, Glen Frey, fondatore degli Eagles, Paul Kantner, chitarrista dei Jefferson Airplane, Maurice White, fondatore degli Earth Wind and Fire, e Keith Emerson, un altro personaggio illustre del mondo della musica ci ha lasciato nella mattinata di ieri 21 aprile a 57 anni: Prince.

Il celebre cantautore, polistrumentista, produttore discografico, attore e icona pop degli anni ’80, è stato trovato morto nell’ascensore della sua abitazione/studio di Pasley Park a Minneapolis, in Minnesota. Le cause del decesso risultano ancora misteriose, ma pochi giorni fa l’artista era stato ricoverato in ospedale probabilmente per un’overdose di oppiacei e non per una forte influenza come all’inizio si pensava.

Genio, sregolatezza, talento immenso, personaggio controverso e trasgressivo, stile unico e inimitabile, Prince ha attraversato nel corso della sua lunga carriera i generi del Soul, Funk e Pop, rendendolo tra le star più importanti ed influenti  della musica mondiale. Inserito dalla rivista Rolling Stones al 27esimo posto dei migliori artisti di ogni tempo, la voce inconfondibile ed eclettica della Black music, ci ha regalato capolavori indimenticabili quali Purple Rain, Kiss, When Doves Cry, passando con disinvolta abilità da profonde ballate romantiche a brani di pura e travolgente adrenalina ritmica. Famose anche le sue imprevedibili metamorfosi artistiche, i repentini cambi di look e personalità (ha cambiato più volte il suo nome d’arte), le diatribe, le battaglie legali con le case discografiche e il mondo dello show business, rendendolo una volta di più uno dei personaggi più caratteristici e autorevoli che lo spettacolo abbia mai conosciuto. Una perdita quella del Principe Purple, che segnerà certamente un vuoto incolmabile, ma le sue canzoni rimarranno per sempre memoria eccezionale dei nostri tempi.

bee43290-ea16-0133-800d-0e31b36aeb7fPrince Rogers Nelson nasce il 7 giugno 1958 a Minneapolis, negli Stati Uniti d’America, da una famiglia di musicisti. Fin da piccolo dimostra un precoce interesse per la musica, tanto che  all’età di 7 anni suona già il pianoforte. In adolescenza il  talento come strumentista si arricchisce ulteriormente con la chitarra e la batteria, e all’interno della sua prima band, Grand Central, ha la possibilità di mettere in mostra i propri virtuosismi sonori.
Nel 1978 Prince firma il suo primo contratto con la Warner Brother Records, casa discografica che pubblica il suo album di debutto For You, seguito da Prince (1979), Dirty Mind (1980) e Controversy (1981).
Ma il clamoroso successo mondiale arriva nel 1982 con l’uscita del disco 1999, che include singoli quali Little Red Corvette e Delirious. Con la sua nuova band, The Revolution, il cantante produce l’album Purple Rain (1984), da cui viene anche tratto un film dal titolo omonimo che registra importanti incassi al botteghino americano. Il disco contiene alcuni tra i più celebri brani della sua gloriosa carriera, tra cui Purple Rain, When Doves Cry e Let’s Go Crazy, che raggiungono i vertici delle classifiche di vendita.  Nel 1986 viene rilasciato il suo ottavo lavoro in studio, dal titolo Parade, che  racchiude la clamorosa hit Kiss, seguito dal film Under the Cherry Moon. Dopo altri due album di successo, Prince parte per una lunga tournée, trovando ulteriore fama anche in Europa. Alla fine degli anni ’80  è ormai diventato uno degli artisti americani di maggior successo commerciale. Nei primi anni ’90 debutta sulle scene con la sua nuova formazione musicale, New Power Generation, con la quale produce un altro eclatante album , Diamonds in Pearls (1991), che comprende  singoli come Cream e Diamonds and Pearls. Nel corso del decennio alcuni flop discografici creano tensioni tra l’artista e la sua etichetta, portandolo a rescindere il contratto e addirittura a cambiare per un periodo il suo nome d’arte sottoforma di un simbolo impronunciabile, che manterrà fino al 2000. Dopo anni di crisi artistica e personale Prince torna nel 2004 con un nuovo lavoro discografico, Musicology, seguito da un tour che segnano il ritorno alla fama mondiale. Il successivo album 3121 (2006) contiene il brano Song of the heart, scritto per il film d’animazione Happy Feet, per il quale vincerà un Golden Globe per la migliore canzone originale. Un anno dopo si esibisce sul prestigioso palcoscenico del Super Bowl, l’evento sportivo più visto negli Stati Uniti. Inserito nel 2010 dalla rivista Time tra le 100 persone più influenti al mondo, Prince è ormai diventato una leggenda, un personaggio che ha saputo reinventare e trasformare il genere della musica Black, diventando parte fondamentale e rara della cultura moderna.

https://youtu.be/F8BMm6Jn6oU

Ivano Segheloni per MIfacciodiCultura

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