Joan Mirò, «il più surrealista di noi tutti»

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Il 20 aprile 1893 a Barcellona nasceva Joan Mirò, uno degli artisti che nel corso del Novecento hanno contribuito a fare di questa città il gioiello della Catalogna.

Scultura Donna e uccello, BarcellonaPittore, ceramista e scultore, Mirò sosteneva che erano le cose più semplici a dargli delle idee, come l’arte popolare, la vita dei contadini e le luci e i colori del Mediterraneo: sembra difficile a credersi, dal momento che la sua arte è tutt’altro che semplice da leggere ed interpretare.

Si può dire che nella sua fase giovanile, i “genitori” dell’arte di Mirò siano stati, rispettivamente, il Cubismo da un lato e il Fauvismo dall’altro. Nei suoi primi dipinti i colori vivaci richiamano le opere dei cubisti Juan Gris e Fernand Léger, che Mirò aveva osservato esposti ad una mostra nel 1912, mentre le pennellate decise rimandano ai fauves francesi, a Cézanne e a Van Gogh.
Attirato dalla comunità artistica che si riuniva in quegli anni nel quartiere francese di Montparnasse, Mirò decise nel 1920 di trasferirsi a Parigi. Qui divenne amico di Pablo Picasso ed entrò in contatto con il circolo dadaista di Tristan Tzara. Dei dadaisti Mirò apprezzava soprattutto la mancanza di regole e di preconcetti nell’arte, una libertà creativa e interpretativa che lui stesso fece sua, portandola agli estremi quando nel 1923 conobbe il movimento surrealista.

Il Surrealismo, nato dall’evoluzione del Dadaismo e basato sui concetti freudiani di sogno ed inconscio, si autodefinisce automatismo psichico puro: un processo in cui l’inconscio emerge non solo nei sogni ma anche quando siamo svegli, permettendoci di associare immagini, parole e pensieri senza freni inibitori o scopi prefissati. La più onirica delle manifestazioni artistiche, che cerca forse paradossalmente di rendere visibile ciò che va oltre al visibile stesso.
Con le sue opere e sperimentazioni, realizzate con i materiali più vari, Mirò fu uno dei più radicali interpreti del Surrealismo, tanto che lo stesso André Breton, principale teorico del movimento, lo definì «il più surrealista di noi tutti». Da molti scritti del pittore spagnolo emerge un netto rifiuto per la pittura convenzionale, che sfiora addirittura il disprezzo e che si traduce nel desiderio quasi violento di ucciderla, assassinarla o stuprarla per giungere così a nuovi mezzi di espressione. Per esprimere il suo concetto di arte Mirò passa dal tradizionale dipinto olio su tela a tecniche più moderne come il collage, fino ad indagare la ceramica, la scultura e l’acquaforte.

Joan Mirò. La forza della materia_ Mudec, MilanoDue le città che oggi possono, più di altre, darci un assaggio di questo incredibile artista. Da un lato troviamo ovviamente la sua Barcellona, a cui Mirò era tanto legato da lasciare ben tre “opere di benvenuto”. La Fondazione Joan Mirò, inaugurata nel 1972 sulla collina del Montjuïc, che conserva oltre 11mila opere tra tele, disegni e sculture. La famosissima e coloratissima scultura Donna ed uccello, che con i suoi 22 metri d’altezza si scorge già da Plaça d’Espanya. E infine due mosaici: il pavimento del Pla de l’Os, nel cuore delle Ramblas, e un grande murales in ceramica che si trova nientemeno che al Terminal2 dell’aeroporto della città.

Dall’altra parte troviamo a sorpresa Milano, che con la mostra Joan Mirò. La forza della materia, allestita al Mudec e visitabile dal 25 marzo al prossimo 11 settembre, rende omaggio al grande artista catalano e alla sua capacità di spingersi fino alle fonti più pure dell’arte stessa.

Alessia Sanzogni per MIfacciodiCultura

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