Victor – La storia segreta del dott. Frankenstein. Il dottore è al cinema… Di nuovo

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Da dove, mi chiedevo spesso, deriva il principio della vita? Era un interrogativo ben arduo, uno di quelli che sono sempre stati considerati senza risposta, e tuttavia di quante cose potremmo venire a conoscenza se codardia e negligenza non ostacolassero la nostra ricerca!

Mary Shelley, Frankenstein

Frankenstein
Frankenstein di James Whale

Il mito della vita, la scintilla che dà il via alla nostra vita. Anima, soffio divino, fango. Nel Settecento, Galvani credette di poter ridare vita a un corpo morto tramite scosse elettriche, utilizzando l’elettricità intrinseca nel cervello degli esseri viventi e poi diramata nel corpo tramite i nervi. Alessandro Volta ebbe molto da ridire su questa tesi che, inutile a dirsi, non si verificò scientificamente accurata.

Ma una giovane donna, forse una delle prime donne che si arrischiò a scrivere qualcosa che non fosse un romanzetto d’amore, rimase affascinata da questa possibilità di ridare la vita a membra morte. Ed ecco che nel 1818 esce Frankestein: o, il moderno Prometeo, romanzo gotico che ha creato attorno a sé una secolare tradizione tra libri, film e fumettistica.

Il confronto con Prometeo (“colui che riflette prima”, fratello del povero Epimeteo, “colui che pensa dopo”) era facilmente accessibile ad un pubblico colto e ancora avvezzo alla mitologia greca. Prometeo, che subì il terribile contrappasso fatto di enormi volatili che in eterno gli mangiano il fegato ogni singola notte, aveva avuto da Zeus l’incarico di creare gli uomini. Fango e fuoco. Ma Prometeo, come ogni creatore, si affezionò alle sue creature, dando loro privilegi che il padre e padrone degli dei non voleva dar loro, misere creature mortali. E così Prometeo fa dono agli uomini del fuoco. Ma venne punito dalla sapienza divina, rimanendo eterno condannato.

Creatore e creature erano rimaste punite per un reato che, per i Greci, era forse il peggiore dei peccati: la tracotanza, l’eccessiva curiosità, lo spasmodico desiderio di perseguire il proprio fine andando contro persino al veto divino.

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De Niro che interpreta il mostro nel film di Branagh

Ovvio che Victor Frankenstein, moderno Prometeo, faccia lo stesso errore del suo predecessore. Ed è per questo che la sua morte giunge, infausta, dalle mani della sua stessa creatura.

Questo racconto di Mary Shelley ha sempre affascinato il pubblico: creare una vita, il mostro che in realtà un reietto della società, la follia dello scienziato, il pentimento per aver preso il posto di Dio.

Ed è per questo che molta cinematografia ha analizzato l’opera, cercando di riprodurla con più o meno successo. È il 1910 quando con un cortometraggio muto di di J. Searle Dawley, ma è il Frankenstein (1931) di James Whale a far entrare nell’imamginario collettivo un certo tipo di morto, stereotipato e dai grossi bulloni al collo, e che inizia a far entrare nell’uso lo sbaglio: il mostro diviene Frankestein, prendendo il cognome del suo raffinato inventore. Da allora molta strana ha fatto quell’iconografia, arrivando a essere capovolta e ridicolizzata dallo stravagante Mel Brooks nel suo Frankestein Junior (1974).

Ci ha provato anche Kennet Branagh nel ’94 con il suo Frankestein di Mary Shelley: molte cose ci si aspettava da lui, che tanto aveva affermato di voler riprendere con la sua pellicola il vero romanzo. Insomma, un tentativo di purificazione della storia da quel troppo stereotipato mostro e quel pazzo dottore. Il film è un flop, brutto tanto quanto il suo finale, nonostante il cast d’eccezione.

C’è poi Burton, con Frankenweenie, prima corto animato e poi film: se ad essere Victor è un bambino che vuole rianimare il suo cane morto ci sembra ancora così tanto sbagliato? Riportare in vita qualcuno per amore e non per mero interesse scientifico è così becero? Come spiegare ad un bambino il grande ed eterno mistero della morte, in quel duello di eros e thanatos che da sempre caratterizza la nostra esistenza di esseri dotati di pensiero?

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Una scena da Victor

Ed ecco che giunge ora nei cinema il film Victor – La storia segreta del dott. Frankestein. Forse, ed è un bene, l’idea di riprodurre pedissequamente il romanzo della Shelley è stato per sempre abbandonato. Paul McGuigan dirige quindi una pellicola che si allontana molto dalle atmosferie gotiche dei romanzi primo ottocenteschi: un po’ come la serie di film in cui Sherlock Holmes è diventato Iron Man senza armatura e Watson è un Capitan America in baffi e casacca, la storia prende connotati totalmente diversi, un po’ un’americanata tra azioni in slow motion alla Matrix e paranormale. Victor Frankestein è James McAvoy, mentre Igor (non presente nel libro ma entrato ormai nell’iconografia cinematografica) è Daniel Radcliffe, senza gobba ma abbastanza raccapricciante con quella capigliatura da sembrare credibile. Ed ecco che gli occhi di Igor (non strabici come quelli di Marty Feldman) divengono il punto di riferimento per un nuovo modo di vedere la storia, esplorando di nuovo il contatto così sottile tra morte e vita, scienza e etica, cervello e anima.

Riuscirà nell’intento senza scadere nella banalità tra azioni eroiche, effetti speciali e discostamento dalla trama originaria?

Al cinema vi attende la risposta..

Ed ora, Efesto, | compier tu devi gli ordini che il padre | a te commise: a queste rupi eccelse | entro catene adamantine stringere | quest’empio, in ceppi che non mai si frangano: | ch’esso il tuo fiore, il folgorio del fuoco | padre d’ogni arte, t’involò, lo diede | ai mortali. Ai Celesti ora la pena | paghi di questa frodolenza, e apprenda | a rispettar la signoria di Giove, | a desister dal troppo amor degli uomini.

Eschilo, Prometeo Incatenato

Marta Merigo per MIfacciodiCultura

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