Banksy a Napoli: sotto protezione la “Madonna con la pistola”

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Banksy a Napoli: sotto protezione la Madonna con la pistola

L’Arte che ammiriamo è il prodotto di una casta, un manipolo di pochi che creano, promuovono, acquistano, espongono e decretano il successo dell’Arte. Quelli che hanno voce in capitolo saranno non più di qualche centinaio. Quando si visita una galleria d’arte si è solo dei turisti che osservano la vetrinetta dei trofei da qualche miliardo.

Banksy

Le sole due opere del grande esponente della street art Banksy eseguite in Italia si trovano all’ombra del Vesuvio: la prima, in via Benedetto Croce, è un’interpretazione dell’Estasi della beata Ludovica Albertoni del Bernini, che nell’opera dello street artist britannico tiene tra le mani delle patatine e un panino, simbolo del consumismo. O meglio era, perché è stata coperta e cancellata dal lavoro di un altro writer nel 2010, probabilmente non ritenendola degna d’esser osservata… beata ignoranza. La seconda è la Madonna con la pistola, unico lavoro sopravvissuto dell’operato napoletano dell’artista di Bristol: si tratta di uno stencil in piazza dei Girolamini eseguito sul muro di un palazzo il cui intonaco ha visto giorni migliori. La Vergine di Banksy, porta sul capo, al posto dell’aureola, un revolver e lo sguardo è rivolto verso l’alto, a guardare una edicola votiva, ora scomparsa, ma che nel periodo in cui l’artista ha realizzato il lavoro era lì a dare la sua benedizione.
Un parallelismo tra sacro e dissacrante, ma la Madonna che doveva rappresentare la continua lotta tra il bene del cuore napoletano e la sua più atroce piaga, la camorra, rischiava di sparire per sempre a causa dell’incuria da parte dei cittadini verso forme di comunicazione ed arte non istituzionali.

Fortunatamente Napoli non è tutta distrazione, infatti vivono nelle sue arterie caotiche eroi semplici quali Alessandro Bello, un ragazzo di San Giorgio a Cremano, che ha chiesto un immediato intervento al Comune. Con una petizione su Change.org, un appello che ha raccolto oltre 16.500 adesioni, il giovane ha tentato di salvaguardare uno dei capolavori della street art presenti in Italia, per altro proprio nella sua Napoli, il solo del grande Banksy.

L’opera di Banksy è protetta. Un paio di giorni fa è stata posta sull’unica opera in Italia dell’artista inglese una lastra di vetro per proteggerla, l’operazione non è stata svolta dal Comune, come chiesto dalla mia petizione, ma a quanto pare da un comune cittadino. Ciò che conta è che adesso l’opera è protetta, in attesa di un vero e proprio restauro proposto dall’osservatorio Inward al Comune di Napoli.

Il cittadino comune di cui parliamo ha un nome: Mariano Russo, 43 anni, amministratore di condominio per professione, mecenate per passione, se così vogliamo dire, uomo attento e sensibile alle bellezze artistiche che da sempre Napoli offre. Russo afferma:

Sono andato a curiosare su internet e mi sono imbattuto in diverse iniziative per contribuire alla sua conservazione. In particolare ho trovato una petizione online, alla quale anche io ho aderito, e diversi appelli che invitavano il comune ad attivarsi per tutelare il lavoro dello street artist inglese, pensando al destino del lavoro dell’artista inglese in via Benedetto Croce, ho deciso di fare qualcosa per preservare la Madonna, sia dagli agenti atmosferici, che, soprattutto, da atti vandalici. Sono passato direttamente all’azione: ho preso le misure del muro, ho rintracciato e contattato l’amministratore dello stabile e ho chiesto l’autorizzazione. Subito dopo ho comprato il plexiglass necessario, e, con l’aiuto del mio fabbro di fiducia, abbiamo montato la copertura.

La lastra è stata montata distaccata dal muro, per permettere all’aria di circolare ed evitare in tal modo la formazione di condensa. Il lavoro dunque è salvo, per ora… Ma sia Bello che Russo con il loro operato intendono lanciare un messaggio di elevata sensibilità, rivolto alla salvaguardia del bello, di ciò che identifica culturalmente un territorio: città o paese che sia, è casa di ogni singolo individuo e come casa, cuore d’accoglienza, dovrebbe essere protetto in tutte le sue forme e dimensioni, salvaguardato dall’ignoranza sempre pronta a lasciare la sua firma distruttiva.
Curare se stessi ed il proprio patrimonio culturale, dovrebbe essere in primis un’esigenza poi un dovere.

Grazia Nuzzi per MIfacciodiCultura

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