Il Museo Luzzati di Genova omaggia Alice per i suoi 150 anni

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La mostra Alice che si chiuderà il 15 maggio 2016 presso il Museo Luzzati (Porta Siberia, Genova) è una dedica ai 150 anni dalla prima edizione di Alice in Wonderlands di Charles Lutwidge Dodgson, in arte Lewis Carroll.

Cappellaio Matto - Stefano Bessoni
Stefano Bessoni – Cappellaio Matto

La conformazione della struttura ospitante porta lo spettatore ad immedesimarsi con il racconto: costruita all’interno del cinquecentesco varco per il transito delle derrate alimentari (il nome originale è infatti Porta Cibaria) con una cupa illuminazione, freddi muri in pietra calcarea e pavimenti da cui si possono ammirare le sottostanti cantine, il museo acquista una visione spettrale, fantastica, lontana dalla realtà che si ritrova una volta varca la soglia d’uscita.

Così come Alice si immerge in un mondo totalmente surreale, addentrarsi nel grande varco è come cadere nella tana del Bian Coniglio e ad attendere il visitatore due diverse facce della stessa medaglia: una luminosa e spensierata legata al lavoro del grande scenografo Emanuele Luzzati, l’altra macabra a volte scientifica tipica della spettralità di Stefano Bessoni.

Si inizia con una ricca carrellata di inediti disegni e tavole per l’illustrazione del volume Alice nel Paese delle Meraviglie (Emanule Luzzati, edito da Nuages, Milano, 1998) con una fanciulla spaventata mentre cade nella tana buia e silenziosa, ricolma di fluttuanti libri, e si passa alla protagonista sorridente e un po’ ingenua mentre giocando a croquet con il fenicottero tra le mani conversa con un’affabile Regina di Cuori. Di seguito si presentano uno ad uno gli altri personaggi: lo Stregatto, l’Alfiere bianco, il Soldato di Picche e un signorile Cappellaio che ad un primo sguardo Matto non appare. L’esposizione continua con bozzetti preparatori per il programma televisivo RAI Nel Mondo di Alice (Emanule Luzzati, 1973) dove a far da padrone sono oggetti d’uso quotidiano, tazze, brocche, piatti e mobilio disegnati in modo dettagliato e arricchiti dalle misure che dovranno avere in scena.

Alice Liddell
Alice Liddell

Un secondo impianto, totalmente diverso, in cui Stefano Bessoni si riallaccia al primo libercolo che Carroll scrisse per Alice Liddell: Alice’s Adventures Under Ground. Da subito si percepisce non solo l’interesse dell’illustratore per la zoologia e l’anatomia ma anche per la “dimensione irreale delle fiabe”, quindi la bionda ragazzina che si ricorda dal cartone Disney ora diventa una bimba (Alice tra gli insetti) goffa con verdi capelli a caschetto molto somigliante ad Alice Liddell le cui vittoriane fotografie compaiono rielaborate e rivisitate accanto a quella di Lewis Carroll e pagine della versione illustrata da John Tenniel. Il dolce Bian Coniglio ora è uno scheletro rinsecchito, il Cappellaio se ne va a passeggio con il suo copricapo adornato di espositori di insetti, teschi penzolanti, occhi, e spilloni voo-doo. Ogni personaggio viene rivisitato in chiave macabra, funerea, analizzato nei minimi dettagli tanto che al Bruco spunta un cervello le cui parti essenziali fanno scaturire gli aspetti fondamentali di un nuovo mondo: visioni, sogni, incubi e allucinazioni.

Bessoni gioca con il sottosuolo, con le carni che si consumano, dove il bambino della Duchessa si trasforma in uno scheletro e il Re di Cuori, dalla pelle avvizzita e spenta, porta un cuore vero sulla casacca. I personaggi più interessanti sono sicuramente le carte da gioco: l’Asso di Fiori è un boia dal cui bavero nero penzolano piccoli teschi, il 7 di Quadri difende il reame con un bastone sulla cui cima è stata infilata la carcassa di un uccello, il 5 e ½ di Picche si prepara a colorare le rose del giardino con la tintura rossa e un buffo cappello di carta.

Passeggiando tra questi mondi immaginati da Luzzati, Bessoni e descritti da Carroll infondo il protagonista ha l’illusione di poterne creare uno tutto suo.

Se io avessi un mondo come piace a me, là tutto sarebbe assurdo: niente sarebbe com’è, perché tutto sarebbe come non è, e viceversa! Ciò che è, non sarebbe e ciò che non è, sarebbe!

Marta Marin per MIfacciodiCultura

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