Italia nascosta – Caserma Garibaldi

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12914703_10208855516015053_1481771302_oNel centro della città di Varese sorge l’ex Caserma Garibaldi, alla quale è collegata Piazza Repubblica e il teatro della città.
Il nome di questo edificio riflette un importante tratto della storia italiana: dal titolo dedicatorio a Francesco Giuseppe d’Austria, che vi soggiornò durante un suo viaggio nella metà del 1800, il re Vittorio Emanuele II eliminò ogni traccia della presenza austriaca in Italia, dando invece onore alla figura di Garibaldi e alle sue battaglie contro l’esercito d’oltralpe.

Un tempo la Caserma e la Piazza erano collegate, formavano un’unica zona pedonale dove si svolgeva il mercato, sia all’aperto che nella struttura permanente coperta, e che rappresentava il centro di ritrovo di migliaia di persone da tutta la provincia. Le attività erano continue: spettacoli, intrattenimento e commerci mantenevano attiva la zona sia economicamente che socialmente.

La costruzione della Caserma inizia più di seicento anni fa come dimora della famiglia Griffi, dinastia nobile dell’Italia centrale, e poi come sede dei padri Girolamini.

L’architetto Isidoro Spinelli, che la rimodernò nel 1861, si ispirò all’architettura degli edifici militari austriaci, in grado di incutere grande timore nell’avversario proclamando la forza delle truppe imperiali. Fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale la Caserma rimase in funzione e venne progressivamente trasformata con l’aggiunta di nuovi corpi e rialzi per ospitare più camerate di soldati. Questo la rese, nel tempo, estremamente affascinante, anche perché unico esempio superstite di architettura militare ottocentesca della zona. Nel 1970, però, la sua sorte mutò definitivamente. Smise di essere una sede militare, l’insegna fu rimossa, venne chiusa e mai più riaperta. La situazione subì un inesorabile declino e l’edificio, sempre più fatiscente, venne acquistato alla fine dalla Provincia di Varese subito prima che entrasse in vigore una legge, il federalismo demaniale, che prevedeva il passaggio di proprietà automatico e gratuito degli edifici di interesse agli enti pubblici. Una cifra enorme, quella d’acquisto, che avrebbe potuto essere destinata ai lavori di riqualificazione e manutenzione.

12919258_10208855518255109_504167824_nOggi, dopo nove anni, la sua condizione è di profondissimo degrado: le facciate esterne sono parzialmente sgretolate, il tetto, che rifletteva un metodo costruttivo e di posa delle piastrelle artigiano e tipicamente lombardo, è crollato e presenta grandi zone aperte sugli spazi sottostanti, abbandonati alle piante incolte e agli agenti atmosferici, al vandalismo e all’incuria generale. Di fronte alla facciata principale, separata dalla Piazza da una strada che ha rotto la zona pedonale del comparto, si è dovuta sistemare una griglia protettiva per scongiurare la caduta di materiale dovuta al crollo delle parti.

Gli interventi sono stati bloccati, rimandati, respinti sia dall’Amministrazione locale che dalla Soprintendenza, in quanto l’edificio deve sottostare al suo vincolo di interesse storico. Nel frattempo, la zona è diventata profondamente degradata, svuotata di ogni interesse e spesso scenario di macro-criminalità.

12921022_10208855519455139_1397269794_nNel maggio del 2015 è stato infine indetto un concorso internazionale per la riprogettazione della Piazza, della Caserma e del Teatro, vinto da un architetto milanese, Mauro Galantino, e da uno spagnolo, Fernando Pardo Calvo.
I due interventi mirano innanzitutto al ritorno verso una zona completamente pedonale, all’inserimento di ampie zone verdi, presenze architettoniche con varie attività per i cittadini e, all’interno della Caserma, un rinnovamento completo. In modo dialettico con l’edificio preesistente, verrà inserito un nuovo volume vetrato all’interno della corte, regalando un forte carattere contemporaneo e la struttura in sé verrà rivoluzionata e ripensata inserendo aule studio, uffici, spazi espositivi e una biblioteca.

Forse, quindi, dopo molti anni di decadenza, la Caserma e la sua Piazza potranno tornare allo splendore che le caratterizzava in passato, grazie a questi interventi che sottolineano efficacemente come il metodo principale per riportare in auge un elemento degradato sia permettere ai cittadini di re-interessarsi ad esso, senza stravolgerne radicalmente la natura ma rispettandone i caratteri salienti e i punti di forza.

Ambra Goffredo per MIfacciodiCultura

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