Milano, Salon des Refusés 2016: alla scoperta delle tendenze dell’Architettura

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Aprirà proprio oggi, all’interno del ricco programma del Fuorisalone 2016 di Milano, la mostra di disegni architettonici Salon des Refusés. Architectural Drawings. Ideata e realizzata, presso l’Ex Macello di via Molise, da P7 & FUZZ Atelier in collaborazione con la Galleria Tulpenmanie, l’esposizione milanese ci permetterà di immergerci nel cuore pulsante della ricerca internazionale.

Per capirne di più siamo riusciti a rubare qualche minuto ad Daniele Zerbi, socio fondatore di FUZZ Atelier e co-curatore della mostra.

Daniele, vorrei subito chiederti, come è nata l’idea per questo progetto espositivo?

Salon refuseIl progetto nasce da un’idea del professor Lorenzo Degli Esposti che ha deciso di intraprendere un percorso per la promozione del disegno architettonico nelle sue varie forme. Lo scorso anno, sempre nel periodo del Salone del Mobile, si è tenuta la mostra 02|06 (70.45.20) all’interno della quale erano messe a confronto, dal punto di vista del disegno architettonico, tre generazioni di architetti operanti in ambito milanese e romano. I numeri 02|06 facevano proprio riferimento ai prefissi telefonici delle due città italiane. Questa esposizione, tenutasi nella bellissima palazzina di via Mauro Macchi, ha ottenuto un grande successo coinvolgendo architetti di fama internazionale come Andrea Branzi, Franco Purini, Ugo La Pietra insieme ad architetti meno conosciuti a livello mediatico ma molto importanti nel mondo dell’architettura.

Visto il grande interesse riscontrato lo scorso anno, la Galleria Tulpenmanie ha deciso di replicare per il 2016 con la mostra 30<30 di cui Salon des Refusés. Architectural Drawings si pone come evento collaterale.

Il titolo da voi scelto per l’esposizione richiama il celebre Salon des Refusés del 1863. Quelli da voi esposti sono quindi disegni non degni della mostra “ufficiale”?

La mostra 30<30 presenta trenta disegni architettonici di disegnatori under 30. La call per questo evento, a cui hanno risposto disegnatori da circa cinquanta paesi nel mondo, ha avuto un grandissimo successo e siamo stati sommersi da moltissimi disegni di grandissima qualità. Abbiamo quindi deciso di far nascere un evento collaterale proprio spinti dall’esigenza di poter esporre tutti quei lavori di alta qualità che non avevano trovato spazio nella mostra “ufficiale”.

La selezione dei disegni è avvenuta tramite una prestigiosa commissione di cui fai parte. Valutando le tantissime opere arrivate a Milano hai notato una corrente comune, una o più direzioni che, secondo la tua opinione, sta percorrendo l’ultimissima generazione di architetti?

Questa è un’ottima domanda. In prima persona ho notato una corrente che si è manifestata e che non saprei bene come chiamare. In questo periodo un grande numero di architetti si cimentano in rappresentazioni assonometriche, combinandole con tecniche di fotomontaggio, o con illustrazioni grafiche, questo approccio genera immagini di forte impatto visuale, a discapito però di una ricerca verso nuove possibilità compositive. Ho notato, con piacere, un numero crescente di disegnatori che spinge l’articolazione delle proprie produzioni verso una dimensione geometrica complessa grazie all’utilizzo di software di modellazione digitale oppure sperimentando nuove tecniche di disegno manuale. Tutto ciò connesso a un ritorno ad una visione della città futura, da pensarsi sotto varie forme sia positive sia negative.

Stiamo parlando di disegni architettonici. Secondo te questi lavori possono essere considerati parimenti a un’opera d’arte o mantengono comunque sempre una prevalente finalità pratica?

FUZZ Atelier,The collapse of rules. Design week home. P-ink on paper, 2016Pensando ai disegni di architettura di alcuni maestri sopracitati, che hanno partecipato alla mostra della galleria Tulpenmanie dell’anno scorso, non c’è dubbio che possano essere considerate vere e proprie opere d’arte. Tuttavia, la trasposizione da disegno di architettura ad opera d’arte non è assolutamente letterale, ci vuole un lavoro tecnico e concettuale che riesca a trasformare e raffinare il prodotto verso una dimensione artistica.

Questa mostra può essere una vetrina di lancio per gli architetti di domani?

Potrebbe essere. Oggi la pratica del disegno in architettura è molto diffusa e vi sono molti siti che la sponsorizzano. A mio avviso, per come disegno io, la considero una ricerca, una passione che deve permettermi di evolvere un linguaggio e un tassello fondamentale nella pratica architettonica di progettazione e costruzione.

Fra gli organizzatori del Salon des Refusés c’è il FUZZ Atelier del quale tu sei un socio fondatore. Vuoi parlarci di questa realtà vivacemente emergente del panorama milanese?

Il nome si rifà a un dispositivo di distorsione del suono, un pedale per la chitarra e nasce dalla voglia di apportare delle distorsioni nel mondo dell’immagine in senso lato. La rappresentazione è fondamentale per uno studio di architettura e per noi è fondamentale sperimentare sulla rappresentazione nella maniera più ampia possibile con immagini, video, musica. In nostro Atelier si occupa di lavori che si pongono in modo trasversale intorno all’architettura, ci piace investigare questi universi come quello del design, fino a giungere alla pratica architettonica in senso stretto.

INFO

Salon des Refusés. Architectural Drawings
12 aprile – 16 aprile 2016

Un’iniziativa di P7&FUZZ Atelier in collaborazione con Galleria TULPENMANIE.

Ex Macello – Via Molise, 62 Milano

Marco Marelli per MifacciodiCultura

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