Genova tra Street Art e degrado urbano

0 845

No future. Take it Isis

Porto antico
Il porto antico

La particolarità della città di Genova risiede nelle sue contraddizioni celate tra il porto e i palazzi storici, tra le grandi strade a scorrimento veloce e i piccoli carruggi, tra mare e montagna, l’ammiraglio Doria e i tanti immigrati.

Le contraddizioni dividono sia i cittadini che i visitatori, tra chi apprezza un borgo di pescatori diventato città e centro culturale e commerciale e chi invece evidenzia degrado, sporcizia, senso di insicurezza. La verità tra le due fazioni opposte sta nel mezzo: genova è una città “ossimorica” che presenta due facce che coesistono nello stesso territorio, due pensieri, due punti di vista.

«Se non ti picchi, sei parte del sistema».

Sempre due sono i punti di vista proposti sui muri dei palazzi storici lungo i carruggi genovesi: frasi, dichiarazioni, graffiti o incuria e scarso senso civico?

Come Genova, anche la Street art sin dalle sue origini divide le persone secondo differenti punti di vista, alcuni “artisti di strada” ora sono conosciuti e apprezzati (Banksy docet), ma chi indica cosa può essere considerato arte e cosa no? Le motivazioni che hanno spinto i primi discendenti dell’arte pop, i primi graffitari e artisti ora ad esternare pubblicamente i loro pensieri e presentare sui muri le loro opere, si nascondo ancora nelle intenzioni delle scritte di chi si esprime sui muri oggi, con disegni o parole.

I muri dei palazzi storici dagli interni in marmo, decorazioni in stucco, gridano l’attualità di coloro che sono contro il sistema, che si esprimono alle persone con frasi irriverenti, di sfida, per far riflettere o solo per imbrattare le pareti?
Poco senso civico o grande senso civico nel voler far riflettere i passanti sulla quotidianità di tutti i giorni, su una società che ostacola la libertà e manipola i pensieri, sulla precarietà o semplicemente una pura e semplice espressione artistica, un tributo alla città offerto gratuitamente agli occhi di tutti.

Piazza della NunziataI genovesi in attesa dell’autobus e i passanti per strada, pare non si accorgano nemmeno di quei muri chiacchieroni che contornano l’intero centro storico cittadino. In molti amano i versi scritti dai poeti di strada come invece altri, soprattutto i visitatori, restano perplessi nel vedere quei muri ricchi di scritte.
Il tempo, l’abitudine e il generale disinteresse hanno fatto sì che quei murali siano ormai caduti nell’anonimato, come un foglio di giornale usato per avvolgere il pesce. L’occhio attento di chi non da nulla per scontato però osserva e riflette su quei messaggi fatti con la bomboletta, quegli scarabocchi senza senso che forse sotto sotto, un senso lo hanno.

Ascoltare quelle pareti parlanti, vedere come la contemporaneità stona e si intona con la storia dei palazzi istituzionali, quei palazzi presenti sin dal secolo d’oro di ricchezza ed importanza genovese, e chiedersi se quei graffiti sono li per caso o per mandare un messaggio.

L’irriverenza dunque di una città piena di scritte sui muri tra scarabocchi e disegni, graffiti o messaggi, non può lasciare indifferenti. Una street art tutta genovese, divisa tra critiche e goliardia.

«Diamo lavoro ai compagni imbianchini».

Sara Govoni per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.