L’arte povera spiegata da Giuseppe Penone

0 2.188

Lo scultore piemontese Giuseppe Penone, classe ’47, si è distinto sin dalle sue prime opere come uno tra gli autori più significativi dell’arte povera italiana.

JZPS0TNK5424-357-U10401378145088MKD-U10401621695233tDI-246x175@LaStampa-khtE-U10401829623822CsB-700x394@LaStampaQuando sentiamo parlare di arte povera molti sono gli interrogativi che ci assalgono. Perché povera? Come potrà mai essere un’arte definita povera? Povera di materiali o di contenuti? A tutto questo gli storici dell’arte e la critica hanno cercato di trovare delle spiegazioni plausibili, in primis Germano Celant, critico d’arte tra i più conosciuti nel panorama del contemporaneo ma soprattutto noto per aver coniato questo termine nel lontano 1967. È proprio negli anni ’60 che si aprono le danze, con un gruppo di artisti italiani noti come “Poveri” esposti per la prima volta alla galleria la Bertesca di Genova: Alighiero Boetti, Luciano Fabro, Jannis Kounellis tanto per citarne qualcuno, ai quali si unirà nel tempo Giuseppe Penone, che però esporrà per la prima volta solamente l’anno successivo e precisamente presso il Deposito d’arte Presente. I materiali che Penone utilizza per la sua prima mostra e per la maggior parte dei suoi lavori successivi sono assolutamente non convenzionali: piombo, pece, cera, rame, legno che in alcuni casi vengono accostati all’utilizzo dell’azione naturali degli elementi sino ad arrivare ad una sorta di riflessione tra l’uomo e la natura attraverso un dialogo performativo (Alpi Marittime del 1968 è l’opera che meglio esplica la possibilità dell’uomo di agire direttamente sul corso della natura modificandola). Le sue opere sono parte integrante delle collezioni di alcuni tra i musei più importanti del mondo come la Tate Gallery di Londra o il Centre Pompidou di Parigi.

Tornando al discorso materiali utilizzati nell’arte povera il rifiuto dell’artista nei confronti delle tecniche e dei supporti tradizionali facendo ricorso a materie decisamente meno “complesse” sembra voler rievocare una sorta di contrapposizione al consumismo tipico del linguaggio a cui la società contemporanea è stata abituata (anche a livello artistico). Una contrapposizione nei confronti dell’arte tradizionale sin ora portata in auge da artisti appartenenti ad altre correnti di tendenza. «Ridurre ai minimi termini, impoverire i segni per ridurli ai loro archetipi» è la frase pronunciata dal fautore di quest’arte (Germano Celant) ed è il sunto che connette l’idea che sta alla base di molte opere dello stesso Penone.

Il Mart di Rovereto dedica in questo periodo una mostra a Penone per omaggiare il suo genio. Sono oltre 60 le opere esposte in museo che ripercorrono la carriera e la poetica dell’artista, dagli albori sino alle sperimentazioni degli ultimi anni.

PP_Penone«È un percorso basato sull’idea di un gesto semplice impresso nella materia che diventa il principio della scultura», afferma lo stesso Penone racchiudendo in poche parole il significato universale dei suoi lavori e in particolare riferendosi alla scultura, che da il titolo proprio a questa mostra, pensata architettonicamente dall’artista stesso e dal suo curatore Gianfranco Maraniello.
Sull’ampia superficie del secondo piano dell’edificio museale è stata ricreata un atmosfera in grado di sottolineare il dialogo senza limiti tra le opere esposte e l’esterno: le pareti interne sono state completamente liberate a favore di un’architettura  più ampia e delimitata da soli pilastri in grado di ricevere la luce dagli alti lucernari finalmente aperti. In questo modo lo spettatore sarà completamente avvolto dalle opere che lo circondano e sarà in grado di vivere quelle sculture riscrivendone il significato in modo personale trovando nel confronto con lo spettacolo naturale esterno una chiave di lettura più intima. Povera di materiali dunque ma non di significato è la scultura portante della mostra che accoglie gli spettatori all’ingresso: si tratta di un albero, Spazio di Luce, opera del 2008 che si presenta come colonna portante del museo nonché elemento di rivendicazione della natura sull’artificio/museo. Il tronco costituito da bronzo è ancorato alle pareti del museo e sembra voler catturare l’attenzione dello spettatore invitandolo a riflettere sul significato della natura e della sua relazione con l’artificio: una sorta di vittoria della natura sull’artificio che tenta di sottometterla.
Una contrapposizione che profuma di sfida, una sfida a cui gli artisti dell’arte povera e Penone stesso hanno cercato di prendere parte attraverso una riflessione personale il cui esito ha portato ad opere povere materialmente ma molto profonde nell’intenzione.

INFO:

Giuseppe Penone Scultura

Mart Rovereto
19 marzo – 29 giugno 2016

Flavia Annechini per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.