“Exhibitionism”: la prima grande mostra dedicata ai Rolling Stones

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Da 50 anni a questa parte, la Storia della Musica si è vista fortemente influenzata dal contesto sociale ed economico: la massificazione del rinnovato sistema di mercato ed industriale e le nuove opere musicali hanno contribuito a vicenda a ridefinirsi, portando a novità esteticamente enormi.

Uno dei gruppi che più ha rappresentato questo fenomeno è quello dei britannici Rolling Stones, le cui canzoni sono rimaste un evergreen di generazione in generazione, vero patrimonio di un’epoca.
Proprio per questo hanno fatto allestire una mostra nella città dei loro esordi, ossia Londra: dal 5 aprile al 4 settembre di quest’anno avrà luogo nella capitale inglese Exhibitionism, un’esperienza di fruizione totale. Infatti, essa consiste nell’esposizione di 500 oggetti selezionati dalla band stessa, che ne dipingono e raccontano il lungo cammino sotto varie forme (foto, video, audio inediti e non, disegni delle coreografie dei concerti, diari, strumenti musicali). Una grande novità per le “pietre rotolanti”, che mai prima d’ora avevano deciso di mettersi “a nudo” in tal modo. Si tratta di una sorta di esibizione alternativa: non si è di fronte ad una performance, ma ad una mostra che suggella una carriera ed un successo intramontabile permettendo anche di riflettere su di essa.

Così il gruppo si ritrova finalmente a sublimare la propria opera e la propria indole a simbolo della contemporaneità intera, trovandosi collocato astrattamente in una galleria: Exhibitionism non è un semplice report cronachistico di una storia di musicisti inglesi nelle loro particolarità, bensì l’analisi dell’essenza della band e della tecnologia stessa che ha usato e continua ad impiegare oggi.

È impossibile negare in effetti quanto i Rolling Stones siano stati segnati dall’ambiente che li circondava e come lo abbiano influenzato a loro volta. Contrapposti nettamente ai Beatles sul piano formale e contenutistico, più volte col loro stile graffiante e aggressivo hanno raffigurato i dissidi delle nuove generazioni stufe del moralismo all’insegna dell’ordine e del razionalismo calcolante che aveva prodotto i disastri delle due Guerre Mondiali.

Il celebre logo della band e i suoi membriLa loro sfida alla pruderie (peraltro proprio nel Paese natio della Regina Vittoria, famosa per aver appoggiato l’avanzata dell’etica borghese-ottocentesca) non ha guardato mai in faccia nessuno, riprendendo integralmente le tematiche già affrontate con crudezza dalla Beat Generation in America negli Anni Cinquanta e cogliendo i venti di ribellione giovanile durante la Guerra in Vietnam dal 1965 al 1975.

Droga, sesso sfrenato, senso anti-religioso, violenza: lo schiaffo della Modernità al passato tradotto con la musica Rock, affondando i vari tabù della società senza alcun freno.

E può non sembrare un caso che lo spazio espositivo scelto per la mostra sia la Saatchi Gallery, ubicata nella King’s Road del quartiere Chelsea, zona molto “in” negli Anni Sessanta. Infatti la Galleria è sempre stata piuttosto trasgressiva rispetto alla tradizione, con una tendenza all’avant-garde per antonomasia. Esistente dal 1985, il suo core service sin dall’inizio si è basato sull’accoglienza di nuovi artisti non ancora “famosi”, al fine di costituire un punto di partenza per la loro carriera. Basti pensare che tra coloro che vi sono passati rientra anche il controverso Damien Hirst, con le sue opere votate ad un’espressione dissacrante della realtà contemporanea.

Pertanto, l’esperimento dei Rolling Stones costituisce un nuovo tassello per la Storia del museo, nonché per la band stessa: dopo la mostra a Londra, il tutto verrà replicato per quattro anni in altri luoghi nel mondo.

Proprio come un tour.

Filippo Villani per MIfacciodiCultura

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