A Como Villa del Grumello e Villa Sucota si aprono al Chilometro della Conoscenza

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“Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un’ampia costiera dall’altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all’occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l’Adda rincomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l’acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni. ”

I Promessi Sposi – A. Manzoni

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Vista da Villa Sucota – foto di Marta Merigo

Quando Manzoni scriveva queste parole pensava a quel ramo del Lago di Como che, per comodità, spesso chiamiamo Lago di Lecco. In realtà il lago è il medesimo per entrambe le città, ma la sua caratteristica forma a lambda rende queste sponde quasi due entità distinte, sorelle gemelle che si danno le spalle fino a che non riescono a ricongiungersi solo all’altezza di Bellagio, città da cui le due diramazioni prendono forma.

In questo caso siamo dall’altro lato, quello non descritto dal Manzoni, ove Como si apre alla bellezza delle acque scure e placide del suo lago. Il lago di Como è ben conosciuto per le sue ville che, spesso, attirano gli spettatori più per vedere la star di turno che per apprezzarne la bellezza artistica e botanica. Se tra le più importanti vi sono Villa Olmo o Villa Carlotta, nella bellissima Tremezzo,ci sono altri parchi degni di nota che da oggi potranno essere visitati tutti in unico scorcio di rara bellezza.

Infatti, è stato ufficialmente inaugurato il nuovo tratto del Chilometro della Conoscenza, opera che ha visto la collaborazione della Fondazione Antonio Ratti e della Fondazione Cariplo, le quali hanno riunito in unico percorso Villa del Grumello e Villa Sucota (da dieci anni centro della FAR), rendendo possibile al visitatore un’unica passeggiata nel verde, a metà tra storia e conoscenza. Oggi le due ville inaugurano la loro nuova unione sotto le grandi fronde dei pini silvestri e della attiva collaborazione culturale di diverse istituzioni per dare vita a un nuovo modo di scoprire le bellezze che il nostro lago tiene nascoste.

I due parchi, e le loro Ville, si uniscono quindi in un percorso panoramico reso possibile anche dalla Fondazione Cà d’Industria che ha messo a disposizione la propria parte di terreno.

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Richard Nonas, Bones – The western shore (MAPPA MUNDI 8) – foto di Marta Merigo

Il parco di Villa Sucota viene dunque aperto per la prima volta al pubblico, continuando la grande opera di Antonio Ratti che voleva sempre che il pubblico venisse coinvolto, lavorando anche nel campo dell’arte contemporanea, da lui sempre sostenuta e apprezzata. Il recupero paesaggistico è stato possibile anche dalla collaborazione con Orticolario (che ivi pianta le sue piccole piantine che poi arriveranno alla grande esposizione)e con l’istituto agro-alimentare di Albese. Qui si trova anche l’Accademia Aldo Galli, costola dello IED di Milano, che contribuisce alla conservazione e sistemazione delle opere d’arte custodite nel parco.

Grazie anche alla Fondazione Cariplo (per il recupero di Villa Sucota) e alla Banca del monte (per il recupero invece del Grumello), si è immersi non  solo in un percorso botanico ma anche artistico, come ha sottolineato Bartolomeo Pietromarchi, curatore di arte contemporanea per i parchi.

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Gerry Bibby, LONDON BROWN (+4475069767624) e GLASGOW GREEN (ot’ny change?) – foto di Marta Merigo

Durante il percorso, infatti, si possono ammirare diverse opere, come quella di Yona Friedman, Yona Friedman Museum, struttura progettata come prolungamento della sede della Fondazione: in un’idea di opera d’arte viva, essa non è solo resa tale dal suo movimento e dai suoi intrecci, ma anche dai continui worskshop degli allievi e dalle loro reinterpretazioni. Se essa è immediatamente visibile, quasi arco trionfale che inaugura il viaggio artistico che si disvela passo nel parco di Villa Sucota, troviamo anche le due panchine di Gerry Bibby, poste a fianco della da poco ristrutturata Limonaia. Le due creazioni, intreccio di beni materiali e immateriali, ricche di riferimenti tanto al cemento quanto al mare, con le conchiglie poste nel basamento, servono a rendere visibile artisticamente l’ideale della FAR: l’interazione con il pubblico, l’apertura all’arte e alla botanica. Su queste due creazioni, poste accuratamente per notare lo scorcio del lago, ci si può anche sedere: opere sovversive che non solo sono al di fuori di un museo, ma addirittura sono inserite nel loro ambiente originario. L’arte che non solo sta fuori da un museo, ma che porta l’opera proprio dove dovrebbe stare: le due panchine si nascondono, celano esse stesse al visitatore la loro realtà.

Esattamente come l’installazione sonora di Liliana Moro, la Cincia Mora: arrivati al belvedere di Villa Sucota ci si ferma ad ascoltare il canto questo passeriforme nel suo nido, animale che difende il suo nido, protettore della sua dimensione. Difficile accorgersi che invece è solo una registrazione fatta in studio, ove è anche udibile il ticchettio di un orologio: elemento involontario, è stato lasciato dall’artista a sottolineare lo scorrere del tempo, la spazializzazione del suono, il farsi vita del tempo che passa anche per le piante secolari che vi circondano. Il tutto mentre osservate le placide acque del lago che lambiscono le sue centenarie sponde.

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Belvedere di Villa Sucota – foto di Marta Merigo

È la cultura come natura e la natura come cultura, come ha perfettamente riassunto Annie Ratti, presidente del FAR, quella che troviamo qui: un Chilometro di Conoscenza che unisce unisce le tre splendide ville comasche – Villa Olmo, Villa del Grumello e Villa Sucota – attraverso i sentieri nei rispettivi parchi punteggiati da serre, cappelle, limonaie, opere d’arte e rarità botaniche: natura e cultura divengono la stessa cosa grazie ad un percorso fatto di opere artistiche, recupero botanico e tutti gli aspetti che rendono questi parchi vivi, in tutti i sensi.

Infatti il fulcro delle visite non saranno il solo e mero lato estetico (per quanto pregevole e bastevole a se stesso): ivi troverete workshop per ogni età, nonché l’accurato lavoro di studenti di botanica o arte, portando alla vista una bellezza che unisce naturale e artistico in una danza vecchia come il mondo.

Qui potete trovare il programma di questa giornata di inaugurazione.

Marta Merigo per MIfacciodiCultura

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