M50. L’Arte Contemporanea nel cuore di Shanghai

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Ad ogni metropoli che si rispetti appartiene il suo cosiddetto “distretto” artistico. Greenwich Village nella downtown newyorchese, la 798 a Pechino (anche se gli artisti che ne caratterizzavano il valore artistico hanno preferito muoversi verso il sobborgo cittadino), il Pigneto che a Roma raccoglie il panorama artistico contemporaneo più interessante. Ovviamente Shanghai, la megalopoli più popolata della terra, non poteva esser da meno presentandosi con la sua Moganshan Lu.

Questa grande città è fin troppo ricca dei cosiddetti “villaggi” artistici alla cinese, con un conseguente calo in molti casi del vero e proprio interesse per l’arte in sé e per sé e ovviamente alcuni spazi, più simili a gift shops, espongono arte accanto ad oggettistica e design neo-pop dai colori sgargianti dal dubbio valore estetico o artistico. Tuttavia Moganshan Lu, comunemente chiamata M50, resta ancora il fulcro della vita artistica metropolitana.

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Moganshan Lu

La storia sembra ripetersi per il comune conoscitore del panorama contemporaneo cinese: il classico, vecchio agglomerato industriale che non viene raso al suolo (come qui accade quotidianamente) ma riorganizzato, riadattato alla maniera moderna in pieno stile manieristico.

Si sà, la moda della cosiddetta Archeologia Industriale, che non dispiace mica, è ormai comune ai tavoli di architetti e designer occidentali e qua nella Mainland cinese sembra ormai aver preso piede da anni. Nuovi musei e gallerie non disdegnano questi angoli di città dall’apparenza pseudo-degradata-post-socialista dal fascino un po’ hipster.

L’M50 (50 non è altro che il numero civico del luogo) raccoglie un insieme di realtà emergenti e non, a dir poco interessanti. Giusto per citare alcuni nomi: la Vanguard Gallery espone dal 2004 artisti emergenti nel suo ambiente contemporaneo stile white-cube, la ShanghART Gallery, uno degli spazi più grandi e interessanti da visitare, è stata protagonista di alcune delle mostre più stimolanti degli ultimi anni e il suo ricco bookstore è da tenere in considerazione, il collettivo artistico Liu Dao, fondato dal francese Thomas Charvériat nel 2006, risiede alla Island6 Gallery (una delle numerose gallerie del collettivo), il gruppo artistico crea opere dal carattere artistico-tecnologico molto interessanti ormai presenti in musei e collezioni di tutto il mondo.

La piccola piazza all’ingresso fa inoltre da background alle varie iniziative artistiche ed ai party che mensilmente animano questo spazio. L’agglomerato urbano è tutto da scoprire, i vecchi edifici industriali creano un labirintico percorso da percorrere liberamente ed è molto facile imbattersi in mostre di artisti emergenti decisamente stimolanti. Se mai si passasse da Shanghai anche per un breve periodo è decisamente un luogo che vale la pena visitare.

Lorenzo Rubini per MIfacciodiCultura

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