I segreti d’arte di Vittorio Sgarbi: aperte le stanze del bello

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La vita abbatte e schiaccia l’anima e l’arte ti ricorda che ne hai una.

Stella Adler

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Vittorio Sgarbi durante l’inaugurazione

A palazzo Campana di Osimo fino al 30 ottobre sono esposte 150 opere della collezione privata di Vittorio Sgarbi e della madre Rita Cavallini, nella mostra Lotto, Artemisia, Guercino: le stanze segrete di Vittorio Sgarbi.
Conservate nella casa di Ro Ferrarese, costituiscono il gruppo più rappresentativo delle 4.000 ricchezze d’arte raccolte in 30 anni.

Non parliamo di un semplice contenitore d’arte, ma una vera casa vissuta. Ci si perde tra saloni e corridoi, dove centinaia di sculture popolano gli spazi tra mobili antichi, tavoli e pavimenti. I dipinti alle pareti dominano su librerie e suppellettili. Una dimora di gusto dall’eco poetico, dove tutto riporta ad un pensiero di sostanza culturale.

La mostra racconta l’arte italiana dal ‘400 al ‘900, con sculture e pitture in ordine cronologico delle diverse scuole e regioni. Da quella marchigiana, con opere di Johannes Hispanus, Cola dell’Amatrice, Lorenzo Lotto, Simone Cantarini, Sassoferrato e Giovanni Francesco Guerrieri da Fossombrone., a quella veneta di Pietro Liberi, Simone Brentana e Berardo Falconi, fino all’arte emiliana e romagnola di Nicola Pisano, Bastianino, Guercino, Matteo Loves e Guido Cagnacci, passando per la scuola toscana di Giovanni Martinelli, Onorio Marinari, Giuseppe Moriani e Pietro Balestra. Esposti anche capolavori della scuola romana, di Baciccio, Cavalier d’Arpino, Artemisia Gentileschi, Pseudo Caroselli e Giuseppe Cades, e della scuola napoletana, con Jusepe de Ribera, Andrea de Leone, Filippo Falciatore e Gaetano de Simone, assieme a splendide sculture tra cui spiccano quelle dei due evangelisti S. Luca e S. Giovanni di Giovanni Da Nola. Tra i dipinti, il ritratto di Francesco Righetti di Guercino, viene dal Kimbell Art Museum di Forth Worth, e la Santa Caterina da Siena con Gesù Bambino del Sassoferrato dal Cliveland Museum of Art.

Tiziano, Lotto e Artemisia. Vittorio_SgarbiA comunicare la loro funzione artistica sono soltanto 150 lavori, selezionati con l’obiettivo di rendere più che l’idea di collezionismo, quella di ricerca, o meglio, quel desiderio rivolto all’introvabile. È un percorso espositivo ben organizzato, un quadro abbastanza chiaro della ricerca effettuata nel tempo da Vittorio Sgarbi, un lavoro da vero “cacciatore” del bello.

Tutta la raccolta rende una vera e propria biografia del critico, un viaggio interiore, segnato da fatica e desiderio di salvare la cultura a costo anche di indebitarsi, non per il solo senso del possesso ma per la missione di raccogliere e stringere in un unico corpo la storia dell’arte.
La raccolta rappresenta la parte più intima e privata di un uomo che per nulla si è tenuto lontano dal chiacchiericcio e dai riflettori, che mai ha separato pubblico e privato, anzi li ha saputi ben teatralizzare allo scopo di fare spettacolo, rendendo se stesso macchina da spettacolo, non per la visibilità, ma per ottenerne guadagno da investire poi nella sua eterna e vitale ricerca dell’introvabile.

11143428_10207269465912565_4726056487372450169_oLa mostra nasce da un’idea ben precisa: rendere buona parte della raccolta (circa 600 opere) una mostra permanente e gratuita, non per glorificare il lavoro svolto da Vittorio Sgarbi ma per donare all’Italia una verità storica d’eccellenza che le appartiene da sempre.
Molte strutture museali si sono candidate ad ospitare tale progetto ma l’orientamento cade su Matera, che nel 2019 sarà Capitale Europea della Cultura, facendo sì che nel Meridione venga ad essere collocata la più imponente collezione d’arte dopo quella custodita nel museo di Capodimonte a Napoli.

Perché tanta fatica dietro questo progetto? Perché rendere il tutto una collezione pubblica? Per un solo e semplice motivo afferma Sgarbi:

Perché in queste opere è riflessa l’essenza della mia autobiografia critica e del mio pensiero. E le cose dello spirito, come sono le opere d’arte, non ci appartengono, soprattutto quando risarciscono, come fanno quelle della collezione, che sono numerose e documentate, una storia lacerata.

Grazia Nuzzi per MIfacciodiCultura

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