Da Godzilla a Fukushima, come i giapponesi raccontano le catastrofi

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1F Diario di Fukushima (1F: Fukushima Daiichi Genshiryoku Hatsudenjo Rodoki) è un’opera manga ideata da Kazuto Tatsuta, ex lavoratore sul sito del disastro della centrale nucleare 1 di Fukushima. Dopo essere stato congedato dalla TEPCO perché raggiunto il suo limite massimo di esposizione alle radiazioni, Tatsuta ha deciso di raccontare la routine che queste coraggiose persone eseguono quotidianamente. Un po’ come in un documentario, ci fa conoscere le procedure, i rischi e le interazioni umane che si svolgono senza sosta in una zona che è ormai diventata terra di nessuno. Inizialmente questo manga è stato pubblicato come unica uscita sulla rivista per ragazzi Weekly Morning ma dopo il grande successo che ne è conseguito, Tatsuta ha convinto la casa editrice Kodansha a farne una serie.

Il popolo giapponese è ormai abituato a convivere con l’incubo di un disastro imminente: questa piccola nazione è stata scossa da tante tragedie su vasta scala, ma allo stesso tempo ha imparato a trarne ispirazioni per le storie racchiuse in libri, film e manga/anime. Storie che hanno tanto contribuito alla loro identità artistica e culturale. Ai tanti terremoti devastanti e al doppio impatto con la bomba atomica, quasi cinque anni fa si è aggiunta un’altra catastrofe che resterà per sempre nell’immaginario comune.

Anche se i media non ne parlano più, a Fukushima continuano i lavori di risanamento al reattore nucleare che nel 2011 un violentissimo maremoto ne ha fatto saltare i sistemi di raffreddamento causando una fusione del nocciolo. Questo incidente ha portato ad un gravissimo inquinamento radioattivo, ma non ha certamente fermato lo spirito nipponico di ricostruzione, sia materiale che spirituale.

638915-000_hkg9701812Per alcune persone potrebbe sembrare strano, se non addirittura di cattivo gusto, l’idea di narrare un tema così serio con un medium ritenuto da sempre frivolo e di scarso valore culturale. Non parlo solo di intellettuali della domenica, ma anche di lettori di fumetti abituali. Quello che non tutti riescono a capire interamente è che moltissimi giapponesi ritengono il fumetto una forma d’arte e di narrazione rispettata.

Altri avvenimenti di un certo peso sono stati raccontati attraverso l’arte del disegno, come in Una Tomba Per Le Lucciole, film di animazione del 1988 basato su un racconto semi-autobiografico di Akiyuki Nosaka. Questa triste storia narra di un ragazzo che insieme alla sorella minore cerca di sopravvivere durante la Seconda Guerra Mondiale in Giappone. Tra la fame e la morte di entrambi i genitori, i due si ritrovano a vagare in cerca di aiuto nella desolazione di un conflitto sempre più violento.

downloadVivere con la minaccia di una distruzione imminente è ormai parte della cultura giapponese. Tanti artisti hanno preso spunto da questo fenomeno come ad esempio Ishirō Honda (Godzilla), Buronson (Hokuto No Ken), Katsushiro Otomo (Akira). Queste opere ci mostrano un futuro cupo e violento, ma allo stesso tempo sono spettacolari ed avvincenti come se fosse un modo scaramantico per superare le loro paure.

Davide Frasca per MIfacciodiCultura

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