2050… Arte e futuro al Palazzo Reale

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attali2Prendete una mostra collettiva, ponetele al centro la domanda: «Che ne sarà del mondo e della società in cui viviamo?» aggiungete un pizzico di decenni e… voilà! Avrete ottenuto 2050. Breve storia del futuro a Palazzo Reale dal 23 marzo al 29 maggio 2016, ispirata alle 8 tematiche affrontate da Jacques Attali, economista francese, nel suo saggio Une brève histoire de l’avenir (Una breve storia del futuro), tradotto in 18 lingue.

Precedentemente presentata ai Musées Royaux des Beaux-Arts de Belgique a Bruxelles, la collettiva presenta circa 50 opere frutto del lavoro di artisti molto diversi tra loro. In comune, le problematiche di più stringente attualità tradotte in pittura, scultura, fotografia, installazioni e video. Grosse questioni ambientali e sociali vengono messe sulla bilancia, senza alcuno spirito di condanna o di giudizio, ma immaginandone una risoluzione o molto semplicemente le dirette – in alcuni casi sarebbe meglio dire massime – conseguenze: dai conflitti mondiali al surriscaldamento globale, dalle ineguaglianze sociali ed economiche al problema delle energie rinnovabili.

Il tutto si fonda sul testo di Jacques Attali, dunque il prodotto artistico si rifà al saggio e fornisce una lettura soggettiva del passato, che viene trasmessa in questo immaginario 2050 senza fronzoli, senza positivismi in stile Ritorno al Futuro, ma tentando anche di sorvolare la spessa coltre di cinismo che ci avvolge attualmente. Il risultato è quanto di meno scientifico l’arte contemporanea possa partorire, senza soffermarsi sul macabro (anche se un po’ di macabro, data la gravità di alcune tematiche, appare inevitabilmente).

attaliVisitare per credere, immergendosi nei problemi più stringenti di cui noi stessi abbiamo in qualche modo favorito lo sviluppo nel corso dello scorso secolo. Problemi che dovranno essere affrontati al più presto, pena soccombere ai danni che essi stanno già provocando e che, nell’ignoranza, molti vogliono bypassare o credono non riguardino già la nostra generazione o quella immediatamente successiva.

Un’esposizione di divulgazione in una location davvero ideale, perché punto di raccolta del grande pubblico milanese e turistico della città.

Il futuro non è più da considerarsi a un passo, e nemmeno a mezzo… con questa esposizione di largo respiro e di grande innovazione, il futuro sembrerebbe proprio una nuova dimensione di presente. In effetti è quello che Attali si vuol proporre e con lui tutti gli artisti che concorrono insieme coi loro lavori: portare anche bruscamente, se necessario, il visitatore a prendere coscienza del fatto che i danni all’ambiente, i problemi di cui si discute fin dagli anni Settanta, non sono cliché, non sono paternalismi, non sono retorica e anzi sono imminenti con le loro cause. Giorno dopo giorno i guai all’inizio piccoli e posti un po’ in sordina sono sempre più grossi e incombenti, ma l’ansia di questo alert non vuole essere suscitata per poi svanire con la fine della visita: deve servire non solo a riflettere ma, finalmente, a prendere decisioni sia politiche che sociali che di comportamento civile, per migliorare davvero il proprio presente.

Gaia Boldorini per MIfacciodiCultura

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