Punk e Adolescenze Colossali in mostra a Roma

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Vortex 1 from the Punks series 1976 Karen Knorr and Olivier Richon born 1954, born 1956 Presented by Tate Members 2013 and forming part of Eric and Louise Franck London Collection http://www.tate.org.uk/art/work/P80332
Dalla serie “punks”

In occasione del quarantennale del fenomeno di sotto e controcultura Punk, Roma risponde all’appello celebrativo della Union Jack con la mostra intitolata YOUTH CODES, che si è aperta lo scorso 18 marzo presso la Galleria Matèria di via Tiburtina a Roma.

L’esposizione raccoglie gli scatti di due distinte serie fotografiche letteralmente uniche nel loro genere: si tratta delle stampe vintage (ove con vintage si intende: ricorso alla camera oscura e brevissima distanza temporale tra scatto e stampa), rigorosamente in bianco e nero, del progetto Punks della coppia Karen KnorrOlivier Richon, e degli scatti, anche questi copie uniche, di Colossal Youth del tedesco Andreas Weinand.

Le due serie, divise anche per quanto riguarda gli spazi di allestimento, seguono un percorso narrativo che è sia temporale che tematico, aprendosi con una prima sezione dedicata agli anni dell’esplosione del movimento punk in Inghilterra (1976-77) e proseguendo, per chiudersi, con il passaggio dell’adolescenziale sogno rivoluzionario dei baby boomers europei verso gli apatici anni Novanta (1988-1990), più inclini alla rassegnazione e all’assopimento delle spinte sovversive in precedenza facilmente incanalate verso forme d’arte varia.

PUNKS – L’anarchia è arrivata in città

26 novembre 1976: John Joseph Lydon alias Johnny Rotten entra nella storia della musica come frontman dei Sex Pistols con poche semplici rime ben piazzate ed una voce concitata per la troppa rabbia fino ad allora costretta in una gola da annaffiare spesso, tanta era la sua sete di rivalsa.

La prima strofa di Anarchy in the UK, il singolo che inaugura l’avventura in EMI del quartetto di Londra, assurge ben presto a manifesto della neonata scena punk inglese.

I am an anti-Christ / I am an anarchist / Don’t know what I want / But I know how to get it/ I wanna destroy the passer by / ‘Cos I wanna be anarchy / No dogs body.

IMG_1233Le atmosfere hippie e bohémien dei Settanta statunitensi, già ampiamente superate dai rockers proto-punk Patti Smith e Ramones in primis, si colorano, approdando oltre oceano, di tinte dichiaratamente distruttive.

Fecondatori troppo ubriachi per rendersene conto di una età gravida di insofferenza, Rotten, Vicious, Strummer, Siouxsie & Co. intercettarono ed incarnarono – coi loro giubbotti di pelle slabbrati, i collarini, le spille da balia, le borchie, i capelli tinti e i mascheroni in viso –  l’ansia adolescenziale da outsider e la frustrazione da No Future che i ragazzi dell’Inghilterra degli anni ’70 ormai da troppi anni mal digerivano come pane quotidiano.

Sono i ragazzi che troviamo esposti nelle fotografie di Knorr e Richon: ritratti in pose volutamente imbalsamate, questi giovani Punks cristallizzano il fallimento del situazionismo, della sua pretesa di far seguire una pars construens alla decomposizione delle forme culturali tradizionali figlie del capitalismo, pur avendone adottato in parte, e non sempre consapevolmente, i metodi e le strategie di détournement.

Svastiche ed altri simboli poco ortodossi ad esempio, disegnati sulla pelle o sugli indumenti, nell’intenzione dell’Internazionale Situazionista non volevano essere soltanto un’oltraggiosa provocazione contro i valori del perbenismo precostituito, quanto piuttosto una dimostrazione della possibilità di affidare uno stesso segno ad universi semantici altri. Quando insomma si decontestualizza, il simbolo ritorna ad essere solo un segno e a quel punto può voler dire molto altro. Ma nella scena punk manipolata da tanti abili McLaren, gli elementi estetici disturbanti e la riappropriazione dei simboli e dei segni spesso finirono col tradursi in piccoli e grandi scalpori da mettere sul conto della libertà, a caro prezzo.

COLOSSAL YOUTH – L’adolescenza è un’esperienza universale

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Dalla serie “Colossal Youth”

Con Colossal Youth approdiamo al decennio successivo. 1988-1990, Essen, Germania: l’irrequietezza adolescenziale bicromatica dei Punks di Knorr&Richon evolve nel post-punk delle immagini vivide di Andreas Weinand, che ritraggono, in modo diaristico, giovani uomini e donne alle prese con la medesima eccitata esplorazione degli strumenti di ribellione dei più vecchi cugini inglesi.

Il sentimento di fondo è molto simile. Si ripetono gli intenti dissacratori e provocatori, l’eccesso accordato all’istinto, alla sperimentazione, all’autodistruzione; cambia, e non di poco, il sostrato socio-culturale.

Colossal Youth ha “l’innocenza” disimpegnata dei suoi anni, non c’è nessun appiglio politico o pseudo tale, e non c’è anche perché la specificità di un’adolescenza legata ad un qualsiasi momento storico definito, con le sue correnti culturali e i suoi sotto o contro movimenti, è qui abbandonata in favore dell’universalità dell’esperienza emotiva dell’individuo. Immagini intime e spontanee, che valgono come testimonianza delicata e struggente di un passaggio inevitabile, quello tra la pubertà e l’età adulta, tutto teso sul discrimine sottile che intercorre tra l’angelo e il demone umano.

If you think the world is / a clutter of existence / falling through the air / with minimal resistance / You could be right, how would I know? / Colossal youth is showing the way to go.

Francesca Schiavo Rappo per MIfacciodiCultura

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