Nel blu dipinto di Blu: la Strada contro il Museo

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Uno degli aspetti per me più affascinanti ed intriganti dell’Arte Contemporanea (almeno da Duchamp in avanti) è la componente di ironia, autoironia e margine di discussione che questa mette in gioco. L’Arte Contemporanea fa parlare la gente, la fa discutere, la fa riflettere, a partire dalla domanda primordiale: «È Arte?». Di fronte ad un’opera di Raffaello Sanzio, di Leonardo da Vinci, di Michelangelo Buonarroti non possiamo far altro che ammirare e contemplare, benissimo, ma, senza nulla togliere a questa bellezza eterna, tutto ciò che è contemporaneo, io credo, deve implicare una discussione ora, un contrasto che sia attuale adesso, nel momento contemporaneo alla sua creazione.

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Banksy

La Street Art diventa a questo punto la forma più contemporanea di espressione, calata e concepita come site-specific nella realtà urbana, capace di veicolare un attualissimo messaggio politico con amara ironia ed immediatezza: penso ad uno degli ultimi lavori di Banksy apparso sul muro dell’ambasciata francese a Londra nel gennaio 2016, pochi giorni dopo la notizia dell’uso di gas lacrimogeni da parte delle forze dell’ordine per sgomberare il campo profughi di Calais, che raffigura l’iconica bambina de Les Misérables con gli occhi pieni di lacrime per una bomboletta di gas ai suoi piedi.

Trattandosi di una forma di espressione in continuo divenire e legata ad una dimensione di “strada”, come la sua stessa definizione vuole, l’opera di Street Art può essere considerata come una sorta di “mandala contemporaneo”, concepita per quel particolare spazio esterno, donata alla strada mettendo anche in conto una sua possibile distruzione dopo la creazione. Il murale, come si chiamava una volta, è fatto per veicolare un messaggio potente che deve colpire gli occhi del cittadino nella sua quotidianità urbana, e deve continuare ad evolversi (quindi a vivere o ad essere distrutto) con l’evoluzione della città. L’effimero fa quindi parte del fascino della Street Art, vera “arte contemporanea” anche per questo motivo: c’è oggi, domani non si sa.

La-locandina-della-mostra-a-Palazzo-Pepoli-480x216Ma, come abbiamo detto, l’Arte Contemporanea per definizione deve anche far parlare e discutere, e la Street Art si riconferma quindi a pieno titolo “contemporanea” essendo al centro di polemiche e discussioni scatenate intorno all’inaugurazione della mostra Street Art – Banksy & Co. L’arte allo stato urbano, che ha aperto il 18 marzo scorso al Palazzo Pepoli di Bologna. In concomitanza con l’annuncio dell’apertura infatti il noto street artist Blu ha cancellato le sue opere sparse per la città, per protestare contro quella che viene considerata come azione che va a snaturare l’essenza stessa dell’Arte di strada (tolta effettivamente dalla strada stessa) e contro la pratica dello strappo delle opere dai muri senza nessuna autorizzazione.

tormanciaAl di là delle polemiche e degli schieramenti pro e contro Blu, che fanno comunque parte dello “show” dell’Arte contemporanea, volenti o nolenti, e che riconfermano appunto il ruolo di estrema attualità della Street Art, credo sia importante riflettere sugli intenti della mostra stessa. Sul sito ufficiale infatti si legge che l’esibizione nasce dalla volontà «di un gruppo di esperti nel campo della street art e del restauro, di avviare una riflessione sulle modalità della salvaguardia, conservazione e musealizzazione di queste esperienze urbane».
Si tratta di capire se questa riflessione era davvero necessaria: la Street Art ha chiesto di essere salvaguardata, conservata e musealizzata? Non dovremmo forse accettare il fatto che nasce proprio nella sua condizione effimera ed immediata, dando un messaggio forte ma non per forza destinata a rimanere fisicamente eterna? L’opera di Street Art è un nuovo modo di veicolare un messaggio, e in modo nuovo deve essere approcciata e fatta conoscere, forse la salvaguardia non è più quindi un approccio contemporaneo adatto, forse la bellezza della Street Art non è concepita e non è destinata a rimanere eterna, come quella di un’opera di Raffaello, di Leonardo o di Michelangelo. In questo credo consista la principale contraddizione della mostra di Bologna, nell’intento stesso di riflessione che questa si è posta come punto di partenza.

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Ciò che rimane del graffito di Blu

Il Museo come istituzione deve forse trovare nuovi approcci per mantenere vivo il suo ruolo divulgativo, di fronte ad una nuova forma d’Arte, e ne troviamo due esempi concreti in altre due città italiane non distanti da Bologna. A Torino si prepara a partire per la terza stagione lo Street Art Tour, percorso a piedi o su due ruote organizzato dall’Associazione Il cerchio e le gocce che guida i partecipanti ad una scoperta in loco dei sempre più diffusi murales che colorano la città. A Roma invece, i quartier periferici di Tor Marancia e Torpignattara sono dal 2015 al centro di una grande azione di riqualificazione, grazie al progetto Big City Life realizzato dell’unione di diversi enti (dal Comune di Roma all’associazione culturale 999Contemporary) e che coinvolge street artist internazionali che incontrano gli abitanti dei quartieri che saranno poi decorati con le loro opere, facendo così conoscere i protagonisti della Street Art e rendendola sempre più vitale per la riqualificazione dello spazio urbano.

Nessun lavoro strappato, nessun artista inviperito (anche se all’azione di protesta “distruttiva” di Blu avrei preferito un’azione di protesta “creativa”, magari con la realizzazione di una nuova opera invece che con la cancellazione delle già esistenti), più coinvolgimento per i cittadini che imparano a conoscere la loro stessa città attraverso gli occhi degli artisti che la colorano.

Perché «l’arte di strada deve rimanere in strada, altrimenti perde la sua arte, è semplice».

 

Marta Vassallo per MIfacciodiCultura

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