Francesco De Gregori: la musica, il processo, l’uomo

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degregori4 aprile 1951, una data che fissò la nascita di uno dei più grandi cantautori italiani viventi: Francesco De Gregori. Questo artista straordinario, appartenente a un’epoca in cui i cantautori di razza hanno tutti nomi altisonanti e un’inarrivabilità intrinseca, ha fatto la nostra storia, ha contribuito alla creazione della nostra identità musicale.
Ma per comprendere a pieno chi è De Gregori è necessario fare un passo indietro e scavare nell’uomo Francesco.

Figlio di un bibliotecario e di una insegnante di lettere, l’artista prende il suo nome da uno zio partigiano rimasto ucciso in battaglia. Il quadro con queste prime informazioni sembra iniziare a prendere forma, e qualcuno potrebbe già dire che nel suo sangue una vena artistica, una predisposizione per la parola e i temi impegnati fosse innata. A undici anni imparò a suonare la chitarra, che non abbandonerà mai e che gli permise di creare il sodalizio definitivo con la musica.

Francesco crebbe, iniziò a comporre e a far sentire le sue creazioni al fratello Luigi, che già suonava ogni settimana al Folkstudio. Fu proprio la spinta del fratello a incoraggiarlo ad iniziare a suonare in pubblico, a far sentire i suoi primi timidi accordi. De Gregori però era davvero bravo, bisognava riconoscerglielo, e fu così che si inserì perfettamente in quel magico ambiente del cantautorato italiano degli anni ’70, facendo la conoscenza di altri che come lui sarebbero diventati grandi come Antonello Venditti e Riccardo Cocciante. Uscì un primo album (Alice non lo sa, 1973), che non riscosse un grande successo a causa di una caratteristica che non gli permise mai di farsi amare da un ampio pubblico: il suo ermetismo. La sua musica da sempre, specialmente agli inizi quando lo sperimentalismo aleggiava ancora liberamente sulle sue canzoni, è composta di testi  di difficile comprensione a causa della presenza costante immagini fortemente evocative e metafore criptiche.

de gregori rimmel 1975Fu il 1975 l’anno della svolta per De Gregori, quando uscì Rimmel. Un successo straordinario, la gente sapeva a memoria le canzoni dell’intero album, quasi  tutti in casa ne avevano il disco. Fu proprio questo mix geniale di ritratti a donare a Francesco un posto eterno nella nostra storia musicale e nei nostri cuori. Il trionfo fu talmente grande da fruttargli una collaborazione col grandissimo Fabrizio De Andrè, che già all’epoca era considerato un mostro sacro della nostra musica. Un’emozione straordinaria, tutto quell’amore che il pubblico gli dimostrava, tutti quei giudizi positivi anche da parte della critica galoppavano veloci e lo portarono a toccare il cielo con un dito.

Ma l’entusiasmo durò per poco, a Milano, presso il Palalido, il 2 aprile 1976, si consumò il così detto “processo”. Durante uno dei suoi consueti concerti, il pubblico tentò più volte di fare irruzione sul palco, di prendere la parola al microfono e di contestare il povero De Gregori che tentava semplicemente di portare a termine almeno una delle sue canzoni. I disturbatori lo accusarono di arricchirsi strumentalizzando i temi cari alla sinistra, lo insultarono, si indignarono a tal punto che Francesco, spinto al limite, decise di interrompere il concerto alle 22.30. Ma l’incubo non poteva finire lì: il pubblico continuò comunque a chiamarlo a gran voce sul palco, chiedendo di rispondere alle loro domande. La folla fu così insistente che De Gregori decise di uscire per avere un dialogo, ma come in un incubo fu sbeffeggiato e deriso con frasi come: «Quanto hai preso per questa serata?», «Vai a fare l’operaio e suona a casa tua». Un’esperienza traumatica che segnò per sempre il giovane Francesco, lo cambiò profondamente e gli fece giurare di non suonare mai più dal vivo. L’episodio fu talmente d’impatto nell’immaginario comune che anche altri cantautori come Vecchioni e Bennato ne scrissero canzoni a riguardo.

de gregori e dalla 1979
Dalla e De Gregori nel 1979

Dopo due lunghi anni di assenza, Francesco capì che era ora di tornare a cantare, farsi coraggio e rialzarsi più forte di prima: uscì nel 1978 un album dal nome essenziale ma di grande successo: De Gregori. L’album conteneva una delle più famose canzoni della nostra storia: Generale. Quell’anno fu anche il punto di inizio della grande e fortunata collaborazione con il grandissimo Lucio Dalla, che lo portò a fare con lui un gigantesco ed entusiasmante tour chiamato Banana Republic. I due radunarono folle oceaniche senza precedenti, registrarono puntualmente il sold out, apparendo agli occhi degli italiani come due vere e proprie stravaganti rock star.

Una volta ingranata la marcia dopo il periodo di buio seguito al ’76, De Gregori fu ufficialmente inarrestabile e inanellò un successo dopo l’altro con Titanic, La Donna Cannone, Il bandito e il campione e molti altri.
Ma nonostante tutto De Gregori non tornò mai più quello delle origini dopo il processo di Milano. In lui si può percepire ancora oggi una certa spocchia dipinta sul viso, è sfuggente e altezzoso nei confronti del suo pubblico, a volte addirittura sprezzante. Non chiamiamola antipatia, si tratta semplicemente di umanità.

 

Isabella Poretti per MIfacciodiCultura

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