La “Memory Box” di Bruno Cattani in mostra a Genova

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Bruno Cattani - Memory box 2Diverse le città sparse nel mondo che ospitano le sue fotografie, moltissimi i musei di fama internazionale che custodiscono i suoi scatti e progetti, dieci gli anni di ricerca ancora in fase di sviluppo per consegnare le sue memorie.

È con questo incipit che si vuole presentare Bruno Cattani e la sua mostra Memory Box, curata da Clelia Belgrado di VisionQuest contemporary photography, presente fino al 3 aprile in Sala Liguria presso Palazzo Ducale, Genova.
Attraverso una ricca carrellata di fotogrammi Bruno Cattani mostra oggetti, luoghi, giochi della sua infanzia e adolescenza: flashback di vita, non necessariamente la sua. La ruota panoramica, il circo, le strade di città, la campagna, gli interni delle case non puntano ad essere solamente rappresentazioni di luoghi reali, piuttosto un pretesto, un mezzo che permetta allo spettatore di ricordare i propri luoghi felici, le proprie vacanze al mare, le gite al lago, l’altalena nel parco. Ci si trova di fronte ad un gioco mnemonico, in cui è permesso viaggiare a ritroso tanto nel tempo quanto nello spazio, inducendo nel fruitore una duplice visione: ottica e psicologica (Sandro Parmiggiani).

Bruno Cattani - Memory box 1È allo spettatore che viene chiesto di compiere questo salto, ovvero guardare semplicemente una fotografia tecnicamente bene eseguita oppure andare oltre e lasciare che i ricordi riaffiorino dalla scatola in cui si credeva di averli chiusi. Così, in una foto, il crocifisso distrutto, abbandonato sul pavimento di una casa disabitata si ritrova appeso sul muro del negozio di un barbiere sopra ad una fila di calendari con seducenti donne: lo stesso oggetto diventa occasione di confronto tra il sacro e il profano, lo stesso oggetto resta semplice rappresentazione di se stesso e si evolve nella reminiscenza di un contesto situazionale od emozionale.

Attraverso escamotage come bordature bianche e nere, spesse cornici, paesaggi in dissolvenza, pochi e scelti dettagli nitidi, Bruno Cattani ci mostra il cielo blu con uno stormo di uccelli che può diventare a nuovi occhi un mare gremito di pesci, il letto sfatto fa immaginare o rimembrare chi pochi istanti prima stava scaldando le lenzuola, ogni scatto riporta alla luce una memoria reale o fantastica.
Bruno Cattani - Memory box 3Perdendo l’illusione della fotografia sterile e documentativa, ci si ritrova a fare una partita al calcetto da tavolo, alle gite ai musei, alle corse nel campo da calcio, alle vacanze al mare dove il pattino tatuato “salvataggio” tenta invano di salvare il pubblico dall’arido lavoro nel grattacielo che statico attende in secondo piano. Addentrandosi tra gli ultimi scatti è il circo che attende e saluta i visitatori sotto una cortina di nebbia: una giostra da cui i bambini sono appena scesi sorridenti, ed è questo che l’artista desidera che si percepisca, la presenza dell’uomo, mai il suo essere protagonista, quanto il suo passaggio, perché se è vero che lo scopo della fotografia è di congelare un istante, condensare un’emozione per permettere di riviverla, è anche un modo per mostrare il nostro retaggio, la nostra storia, il nostro lascito. Lasciandosi alle spalle il cavallino rampante che svetta dal carrousel e guarda il cielo, più in là, verso qualcosa che ancora deve venire, verso un ricordo ancora da costruire.

Marta Marin per MIfacciodiCultura

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