Émile Zola, l’impegno politico e il romanzo sperimentale

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Il 2 aprile 1840 nasceva a Parigi Émile Édouard Charles Antoine Zola. Giornalista impegnato per la società e la giustizia, instancabile romanziere e primo teorico del Naturalismo francese.

Zola dipinto da Manet
Zola dipinto da Manet

Figlio di Francesco Zolla, ingegnere e militare italiano naturalizzato francese, e Émilie Aubert, passa la sua infanzia a Aix-en-Provence per il lavoro del padre, che doveva costruire una diga e un acquedotto per portare l’acqua potabile in città. A seguito della morte del padre avvenuta nel 1847 si trasferisce dalla nonna (la madre si era già spostata a Parigi per ragioni economiche) e qui compie i suoi primi studi. Nella piccola città che gli ha dato i natali, Zola conosce e diventa caro amico di Philippe Sorari e Paul Cézanne: quest’ultimo gli rimarrà legato per quasi tutta la vita.

Nel 1858 raggiunge la madre nella capitale, ma la vita parigina non è così facile per il giovane che infatti ha difficoltà ad ambientarsi e a proseguire gli studi. Viene bocciato per due volte all’esame di maturità e decide di lasciare gli studi per dedicarsi al lavoro. Lasciato il suo primo impiego, si mantiene con attività saltuarie che però gli permettono durante questi anni di completare la sua cultura umanistica leggendo Shakespeare, Moliére e Montaigne e inizia a comporre poesie.
A partire dal 1862 muove i primi passi nel mondo dell’editoria trovando lavoro come fattorino presso la casa editrice Hachette, qui però viene presto notato per la sua intelligenza e gli viene affidato l’ufficio pubblicitario. Questo lavoro non solo permette al giovane Zola di farsi notare e gli dà un qualche sostegno economico, ma gli dona anche la possibilità di entrare in contatto con il fervente mondo letterario e artistico parigino di fine Ottocento. Il 1862 è un anno molto proficuo per Zola: oltre al lavoro presso l’Hachette, ottiene la cittadinanza francese e inizia la collaborazione con il Journal Populaire di Lilla. Gli anni ’60 vedono anche la nascita dei suoi primi due grandi romanzi, nel 1864 pubblica infatti Contes a Ninon, una raccolta di novelle che però non ebbe grande successo, e La Confession de Claude nel 1865. Entrambe queste prime opere risentono ancora di influssi romantici, che però saranno presto abbandonati dall’autore.

La vita affettiva di Zola, come poi sarà quella pubblica, è molto tormentata e in qualche modo inquieta. Si sposa nel 1870 con Eleonore Alexandrine Meley, ma intratterrà per diversi anni una relazione con una giovane donna da cui avrà anche due figli. Dopo un tentativo fallito di separazione dalla moglie Émile decide di lasciare l’amante. Si dice però che la moglie avesse accettato la relazione del marito, e che anzi avesse espresso la volontà di accogliere i suoi figli in casa.

Nel 1868 con la liberalizzazione della stampa inizia il suo impegno in politica e in quell’anno inizia la sua collaborazione con il settimanale repubblicano La Tribune per il quale scrive come polemista e autore di satire anti – imperiali. Le vicende politiche del secondo impero di Napoleone III lo portano ad allontanarsi dalla capitale e fanno finire Zola sotto il controllo della polizia politica, che una volta rientrato a Parigi lo arresterà nel marzo 1871, per poi rilasciarlo il giorno dopo. In seguito, i suoi duri attacchi ai deputati conservatori avrà qualche problema legale, che però non porterà a gravi conseguenze, tuttavia fu spesso fermato e rilasciato entro poche ore.
Nonostante la politica in sé non gli sia mai interessata, non vi parteciperà mai attivamente, si pone come libero pensatore e intellettuale moralista, schierato contro le ingiustizie sociali, e i suoi ultimi interventi politici sono a favore dell’amnistia a favore dei comunardi approvata con le leggi del 1879 e 1880.
In questi stessi anni, tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’70, si avvicina alla nuova corrente del Naturalismo grazie ad autori come i fratelli Goucourt, Balzac e Flaubert.

downloadLasciata l’Hachette nel ’66, scrive come critico letterario e pubblica due raccolte di articoli, ma è nel 1867 che pubblica il suo primo grande romanzo naturalista Thérese Raquin, che riceve molto consenso ma anche numerose critiche per il crudo realismo con cui Zola descrive la società e le vicende dei suoi personaggi. Seguirà Madeleine Ferat, romanzo tratto da un suo dramma composto nel ’65 che però non era riuscito a far rappresentare. Con questi prime opere inizia a lavorare sulla sua concezione del romanzo, che vede come “opera sperimentale” che deve raccontare in modo artistico la realtà, analizzata questa con metodo scientifico.

Acquistata nel 1878 una piccola proprietà a Medan, nei pressi di Poissy, ne fa un ritrovo per amici, artisti e intellettuali del tempo, creando il “gruppo dei sei” che è alla base della raccolta di novelle Le Serate di Medan pubblicato nel 1880, anno questo che però si rivela essere molto triste per Zola: deve dire addio all’amico Flaubert e soprattutto alla madre. Questi lutti lasceranno un segno profondo nello scrittore.

Questi sono gli anni in cui Émile Zola entra in contatto con le idee del socialismo e del marxismo con sui si trova in buona parte d’accordo, anche se molti esponenti di questi filoni di pensiero lo criticheranno aspramente per il pessimismo con cui dipinge l’esito della rivoluzione operaia.
Un’altra dottrina che prende piede a fine ‘800 e che trova terreno fertile cui attecchire in Zola, è il positivismo. Fin da giovane lo scrittore era stato profondamente ateo e anticlericale, il materialismo e la fiducia nella scienza e nel progresso dell’uomo che il positivismo esprimeva lo convinsero facilmente, ma fu dopo aver letto le teorie di Darwin sull’evoluzionismo e di Comte sulla sociologia che Zola fu pronto a elaborare la sua teoria sul romanzo sperimentale, per cui è diventato celebre.

Le nuove teorie trovarono subito espressione nel primo grande ciclo di romanzi, la saga della famiglia I Rougon – Macquart: venti romanzi composti tra il 1870 e il 1893. Con questo ciclo Zola dà vita al romanzo realista del naturalismo e il suo obbiettivo principale è quello di descrivere la società prima e durante il Secondo Impero di Napoleone III. Una società che viene descritta come interessata solo ai «bagordi, dimentica degli umili e dedita al vizio come sua unica divinità», da un punto di vista tanto biologico quanto sociologico.
L’occhio con il quale Zola guarda il mondo è quello dello scienziato: si tratta di un’osservazione che vuole essere imparziale e senza preconcetti o giudizi, nella sua prosa si traduce con l’impersonalità e con quella che viene definita eclisse dell’autore. Per quanto Zola sia un maestro di questa forma di narrazione, non riesce a scomparire totalmente dal suo scritto e infatti dalle pagine dei suoi romanzi traspare una certa simpatia per gli umili e gli sfruttati.

j'accuse
J’accuse

Gli altri due cicli di romanzi a cui inizia a lavorare dal 1893 sono Tre Città e I Quattro Vangeli. Entrambi incentrati sul Cristianesimo, ne descrivono due realtà diverse: nel primo fa un’aspra critica della religione cristiana, mentre con il secondo cerca di recuperare gli aspetti più genuini e umanitari del culto insieme al socialismo.

Gli ultimi anni dell’800 lo vedono scendere di nuovo in politica per schierarsi a favore di Dreyfus e della sinistra repubblicana. Intervenne pubblicamente a favore dell’accusato in una lettera aperta al Presidente intitolata J’Accuse che fu pubblicata sul quotidiano L’Aurore. Questo intervento gli costò una condanna a un anno di prigionia che però evitò fuggendo a Londra nel 1899, poté tornare a Parigi solo l’anno successivo grazie a un’amnistia.

Nel 1902 morì soffocato nel sonno. I dubbi su un possibile assassinio sorsero subito, ma l’inchiesta si concluse nel 1903 e Zola fu dichiarato morto per intossicazione da monossido di carbonio causata dalle esalazioni di una stufa. Cinquant’anni dopo tuttavia il giornalista Jean Bedel raccolse la testimonianza di Pierre Hacquin un anziano farmacista che affermava di aver ascoltato la confessione di Henri Burouffosse, membro come lui di un gruppo nazionalista, che aveva duramente criticato Zola per il suo intervento a favore di Dreyfus. Secondo la confessione di Burouffosse, lui stesso con la complicità di un domestico dello stesso scrittore avrebbero assassinato Zola facendolo passare poi per un incidente.

Prove a favore di questa versione non ne abbiamo e i protagonisti sono tutti morti da tempo, sembra quindi che il mistero rimarrà irrisolto. Quello che però sappiamo con certezza è che alla morte di Zola ci furono numerosissime celebrazioni in tutta Europa e che fu sepolto nel cimitero di Montmartre per poi essere spostato nel 1908 al Pantheon, dove riposerà per sempre in compagnia dei grandi autori francesi, vicino a Dumas padre e Victor Hugo.

Marta Mischiatti per MIfacciodiCultura

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