A Milano c’è tutto, ora anche il Mare… culturale urbano

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Tra il quartiere San Siro e Quarto Cagnino verrà concretizzata la tanto desiderata realtà di connubio tra arte e cultura che Milano già  incarna in molti altri quartieri, noti per il fermento e la vita sempre presenti e in movimento.

attaliIl Mare culturale urbano è un progetto di rinnovamento di un’area periferica urbana, dove fino a poco tempo fa sorgeva un padiglione Atm dismesso. Qui verrà inaugurato un centro culturale polifunzionale che rimarrà aperto dalle 7 del mattino alle 2 di notte e avrà la possibilità, tra le altre, di ospitare una quindicina di artisti.
Il centro sorgerà in via Novara 75, area messa al bando dall’Assessorato del Demanio nel 2014. La struttura è stata progettata da Gandolfi/bunker ark, si svilupperà su tre piani e avrà 2 sale teatrali e da concerto da 400 e 150 posti, 3 sale cinema, 2 da 90 e una da 120 posti, un bistrot ristorante, 2 aule polivalenti, 2 studi di registrazione, 5 sale prova, 6 atelier, una foresteria, vari spazi espositivi, una terrazza, un bookshop, un’area di 5000 mq di verde pubblico attrezzato.
Il progetto ha trovato il sostegno economico di Banca Prossima, Fondazione Cariplo ed è accompagnato da 10 volenterosi giovani imprenditori che si sono messi in gioco; la risultante di queste collaborazioni fa sì che al Comune il costo rimanente per le future attività risulti nullo.

Questo nuovo polo culturale si accompagna a tante speranze, a tante iniziative che spesso e volentieri non trovano attuazione ma restano dei progetti teorici per la mancanza di uno spazio dove essere accolte.
Forse il nome è davvero emblematico, in questo senso: un ambiente di concezione europea, davvero moderno, sarebbe il mare per i milanesi, ossia un posto paradisiaco per gli amanti e i fruitori di tutte le forme di bellezza e cultura che Milano presenta in moltissime forme e con tante eccellenze (dal teatro, al cinema, alle mostre d’arte, ce n’è davvero per tutti i gusti). Il Mare culturale urbano si pone come una nuova realtà che favorisca flussi e scambi di conoscenza.
L’unica cosa che mancherebbe sarebbe una biblioteca, ma dando tempo al tempo si potrebbe anche costituire in seguito.

In questa nuova prospettiva, il “centro commerciale della cultura” dovrà stringere i denti per attirare le folle e gli sguardi, rinnovandosi e reinventandosi con tante iniziative differenti per rispondere a un vasto pubblico e ad innumerevoli gusti.
Osservando queste premesse, tutto lascia sperare il meglio.

attali3Cercando di fare una valutazione delle effettive potenzialità che ad oggi una città come Milano può raggiungere ed offrire, viene da indagare il passato recente delle possibilità e dei progetti con vicende simili: in realtà la città metropolitana tende ad avvalersi più di padiglioni fieristici e di eventi dalla durata limitata nel tempo: MiArt si ripropone tutti gli anni, ma per una settimana sola, e così si potrebbero fare moltissimi esempi, per la moda, per il cinema, per lo sport.
La fidelizzazione la qualità, nonché il massimo usufrutto e la visibilità, si sono sempre avuti soltanto in occasione di appuntamenti culturali sempre diversi di anno in anno e molto brevi in fatto di durata. Una piccola-grande eccezione la abbiamo avuta con Expo, che però ha attirato masse da tutto il mondo non tanto per un discorso di territorialità, quanto per il concept e il prodotto “Esposizione Internazionale”. Il grosso rischio incontro a cui si muove un progetto come Mare culturale urbano è quello di passare per un mix tra centro culturale e centro sociale, senza fonte di profitto per i gestori e quindi destinato a decadere: pare infatti che il futuro dei grossi centri nel milanese sia dettato esclusivamente dai centri commerciali.
Qui si divide il pubblico tra due fazioni: da una parte coloro i quali sono favorevoli ad un incontro tra business e giro d’affari e arte, e d’altra parte gli intransigenti, quelli che sempre vorranno la cultura ad un livello altro rispetto al mercato nudo e crudo.

Solo il tempo potrà dare forma al progetto Mare culturale urbano, sperando che venga accompagnato da tanto buon senso, tanta collaborazione di pensieri e competenze diverse e quindi tanto dialogo tra le parti che siederanno intorno al tavolo decisionale.

 

Gaia Boldorini per MIfacciodiCultura

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