Virginia Woolf, un fascino immortale

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downloadProvo sempre un po’ di timore, misto a riverenza, quando in libreria mi accingo a comprare un classico: mi sembra di confrontarmi con tali giganti dell’arte con cui non ho la benché minima possibilità di confronto. È successo con Dostoevskij – e ancora devo riprendermi dalla lettura di Delitto e Castigo –, con Melville e il suo Moby Dick ed è successo con Virginia Woolf.

Le opere di Virginia Woolf (Londra, 25 gennaio 1882 – Rodmell, 28 marzo 1941) sono difficili, non solo per il loro contenuto ma anche e soprattutto per la forma che l’autrice inglese ha voluto dare ai suoi pensieri: lo stream of consciousness che caratterizza gran parte dei suoi romanzi, la visione tutta psicologica delle motivazioni che muovono i suoi personaggi, la loro emotività estenuante e schizofrenica, elegantemente resa e filtrata dallo stile denso e ricercato sono solo alcune delle caratteristiche più immediate e riscontrabili di quella che è poi divenuta una delle più ammirate scrittrici del XIX secolo.

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Virginia Woolf e l’amico Lytton Strachey, letterato e filosofo inglese

Che non è una cosa così scontata: sono poche le donne che possono vantare la stessa influenza che Virginia Woolf ha avuto sulla letteratura del suo tempo e su quella successiva. Ci sono state le sorelle Bronte e Jane Austen, prima di lei. Figlie del loro tempo, ma con un occhio assai più vispo e intelligente rispetto a ciò che da delle donne ci si aspettava, hanno raccontato travagli interiori e ironizzato sulla loro società con una maestria invidiabile: la Woolf, d’altro canto, ha compiuto un passo in più, incarnando la voce critica e agguerrita di una femminilità subordinata al sessismo dell’epoca.

Con Una stanza tutta per sé (1929), la Woolf rivendica per la femminilità una voce nuova, sottratta ai ricatti della società patriarcale che esclude le donne da ogni aspetto della vita pubblica e domestica, relegandole a cucina e nursery. Lo sguardo acuto, tagliente, spesso chirurgico con il quale Virginia Woolf guardava e giudicava il mondo in cui si muoveva emerge con forza in tutti i suoi romanzi: lo sguardo poetico e narrativo che emerge dalle sue opere, tutte ambientata in giornate ordinarie, in luoghi ordinari, è in realtà tanto potente da elevare l’ordinario allo straordinario. Una gita qualunque diventa occasione di riflessione sulle tensioni interne di una famiglia (Gita al faro, 1927), l’organizzazione di una festa e un’apparizione inquietante offrono il fianco a ricordi e malinconia (La signora Dolloway, 1925).

CZlWhCJW0AA2kqrNonostante momenti di acuta difficoltà, causati da una vita di certo non semplice e aggravati dalle malattie mentali che correvano nella famiglia Woolf da generazioni, Virginia ha consegnato al mondo alcuni dei più rigorosi, sensibili, potenti manoscritti mai realizzati a memoria d’uomo. L’ultimo, Tra un atto e l’altro, pubblicato postumo date le resistenze della stessa Virginia che non lo giudicava adatto alla pubblicazione, è un torrente di parole proiettate sullo sfondo di una rappresentazione teatrale, quella della storia inglese, dove si alternano, senza pause o cesure, le relazioni dei personaggi, lo scavo nella loro psicologia e nei loro comportamenti. Tutto e niente di nuovo: se il modus operandi della Woolf rimane inalterato, non la si può certo incolpare di ripetitività. Non c’è nulla di noioso o già sentito, nell’indagine indefessa di ciò che anima e muove l’uomo.

Giulio Scollo per MIfacciodiCultura

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