L’Assurda vita di Eugène Ionesco

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eugene-ionescoEugène Ionesco (Slatina, 26 novembre 1909 – Parigi, 28 marzo 1994) è stato un drammaturgo francese di origini rumene, massimo esponente del teatro del Novecento che contribuì alla popolarità del “Teatro dell’Assurdo”, genere di stile grottesco.

Prima di intraprendere carriera teatrale, Ionesco fu poeta e critico per vari giornali rumeni e pubblicò inoltre anche diversi libri nei quali criticava altri scrittori. Una delle sue opere letterarie più famose è La Grottesca Vita di Victor Hugo, una biografia dove ridicolizzava questo mostro sacro della cultura francese dipingendolo in modo satirico. Ionesco amava smontare il mito di artisti importanti facendoli apparire come parodie di loro stessi. Durante questo periodo, Ionesco mise a punto uno stile che usò con gran successo anche sulla scena teatrale, portandolo a divenir parte dell’avanguardia artistica francese.

Con il teatro si incontra per caso quando un giorno compra un libro di conversazione francese-inglese per imparare la lingua

[…] Mi misi al lavoro e coscientemente copiai, per impararle a memoria, le frasi prese dal mio manuale.Rileggendole con attenzione, imparai dunque, non l’inglese, ma delle verità sorprendenti: che ci sono sette giorni nella settimana, ad esempio, cosa che già sapevo; oppure che il pavimento sta in basso, il soffitto in alto. […] Per mia enorme meraviglia, la Sig.ra Smith faceva sapere a suo marito che essi avevano numerosi figli, che abitavano nei dintorni di Londra, che il loro cognome era Smith, che il Sig. Smith era un impiegato […]. Mi dicevo che il Sig. Smith doveva essere un po’ al corrente di tutto ciò; ma, non si sa mai, ci sono persone così distratte…

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La Cantatrice Calva

Dal manuale e da queste conversazioni così banali ed ovvie Ionesco prende spunto per proiettare una visione letargica dell’esistenza umana nei suoi testi teatrali. Nelle sue opere i personaggi si comportano e reagiscono l’un l’altro in modo esagerato ad avvenimenti tutt’altro che straordinari. Egli pone una lente di ingrandimento allo spettatore per mostrargli la futilità di un’esistenza mondana senza scopi.
Spesso in queste pièce viene a mancare la cognizione del tempo e dello spazio, passando dalla commedia alla tragedia a volte nel tempo di una sola frase. Con dialoghi pieni di contraddizioni e non-sequenzialità, Ionesco ci offre uno spiraglio sulla più grande mancanza dell’uomo comune: la coerenza.

Per definire questo movimento teatrale iniziato negli anni ’50 e portato avanti da artisti come Pirandello, Adamov, Beckett, Pinter e ovviamente Ionesco, fu coniata la terminologia Teatro dell’Assurdo nel 1961, quando uscì un libro così intitolato scritto dal critico Martin Esslin, nel quale spiegava le tematiche e la filosofia delle tante opere scritte o adattate in questo stile.

Il testamento più importante che il il Teatro dell’Assurdo ci ha lasciato riguarda lo stile di recitazione, il quale portò una ventata di aria nuova sulla stagnante scena teatrale Europea. La Cantatrice Calva (1950), prima opera di Ionesco, fu amatissima dai critici ma poco capita dagli spettatori poiché abituati a rappresentazioni realistiche della vita da parte degli attori.
Ancora oggi quando si parla di buona recitazione, le persone immediatamente pensano a grandi attori come De Niro oppure Marlon Brando, che hanno fortemente contribuito a rendere popolare un metodo di recitazione inventato nei primi del ‘900 detto il “Sistema”, reso noto dall’attore e regista teatrale russo Stanislavskij, oppure il “Metodo”, variante del primo mutuata da Lee Strasberg: entrambi si basano sulla psicologia del personaggio e sull’esternazione delle emozioni in modo naturalistico (ovvero realistico). Questi metodi, che diamo così tanto per scontati nel mondo del cinema, non sono gli unici esistenti e certamente non sono stati i primi ad essere utilizzati in teatro. Dunque, artisti come Ionesco ci hanno ricordato che la satira e il grottesco sono strumenti validissimi per fare un teatro che voglia definirsi tale, cioè essere funzione di educazione sociale.

6c9888c4-c9ef-11de-b6b2-8fba21495130Forse non si sperimenta più come allora, come se l’originale e il fuori gli schemi si ritenesse troppo per un pubblico che sorprendentemente è diventato più impreparato rispetto al passato, meno propenso alla novità.
La colpa non è però del pubblico ma di chi crea e della formazione indottrinante che ci viene data. Non c’è un solo modo per fare una cosa e dobbiamo ringraziare persone come Ionesco che ce lo hanno dimostrato. Egli non ha mai pensato di semplificare il suo stile per accontentate il pubblico, anche dopo il quasi totale fallimento di La Cantatrice Calva e questo perché non dava per scontato di rivolgersi a persone senza alcun intelletto.

Davide Frasca per MIfacciodiCultura

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