Il Caos vitale degli Opera Chaotique

0 969

IMG_1212Il grande piano della Vita, l’Opera suprema che inizia con un atto d’amore e termina con la morte. Il Caos che la rende, con l’imprevedibilità che comporta, di volta in volta un’opera buffa o un melodramma. Una farsa, una tragedia, un’opera seria o comica, o tutte queste cose messe insieme. La musica della quotidianità che l’accompagna.

Il duo greco degli Opera Chaotique (George Tziouvaras, alias “Tenorman” al piano e il “Voodoo Drummer” Chris Koutsogiannis alla batteria), si è esibito lo scorso 23 Marzo sul palco romano del Bistrot ‘Na cosetta, per raccontarci l’alchimia dell’esistenza attraverso la pittura, la fotografia, la letteratura, il teatro e, ovviamente, la musica in qualità di direttore d’orchestra.

Pietra filosofale, ancora e strumento di salvezza cui aggrapparsi in una realtà sempre più contraddittoria ed oscillante, come il pendolo che Tziouvaras mette d’improvviso innanzi agli occhi del compagno in un giocoso tentativo di estemporanea ipnosi. Una lettura dissacrante ed ironica, surreale e provocatoria, dell’umana debolezza.
Quel vizio di “vivere troppo” che spesso caratterizza gli artisti. Dai maledetti di Parigi al vecchio sporco peccatore della letteratura americana per eccellenza. Musicati dal duo a partire dall’evocazione e dalla celebrazione delle figure femminili che furono muse capricciose e vittime di capriccio, con cui i nostri bohémien provarono a sublimare i propri istinti, creativi ma non soltanto.

IMG_1200Gli Opera Chaotique ci presentano così, e facendocele vedere oltre che ascoltare, la Suzanne di Toulouse-Lautrec e le maschere senza volto delle demoiselles di Picasso. Reinterpretano Capossela per animare lo sguardo senza occhi di Jeanne, benedicono gli eccessi di Anita Berber, simulano il pianto sommesso della signora della tristezza di Van Gogh e accarezzano la schiena della donna del violoncello di Man Ray, tutto in una dichiarata atmosfera da cabaret gotico-sperimentale.

Gli indizi ci sono già prima ancora che lo spettacolo cominci. Uno scheletro che pende dal rullante della batteria, cilindri che aspettano teste da indossare, papillon e collane con elementi tribali al collo dei performers. Nel mezzo, il sacro albo da sfogliare per portare in vita i personaggi evocati dagli eccentrici medium ellenici.

Montmartre è solo l’ultima tra le ambientazioni prese in prestito dall’ex tenore e pianista e dal batterista jazz ellenico dell’Opera Chaotique. Prima e seconda scelta son cadute, rispettivamente per il primo ed il secondo album, sulle scene del teatro dell’opera di Parigi, dove si aggira il deforme “fantasma” Erik, e su alcune delle poesie del vecchio Hank, dando vita ai concept Death of the Phantom of the Opera and Poems of a Dirty Old Man.

IMG_1211La scelta di incentrare i brani di Death of the Phantom sul momento finale del racconto, momento della morte del fantasma, riconferma la predilezione dei Chaotique per le “botole esperienziali” di stampo surrealista. Per i “passaggi segreti” che collegano la vita all’amore e alla morte. Mentre in Girl in a mini-skirt reading the Bible outside my window, poesia in musica del Dirty Old Man, il vecchio caro Hank ci appare, come spesso gli accade, alle prese col suo dio personale, assorto nella contemplazione poco mistica del movimento ritmico d’un paio di lunghe gambe dorate che gli donano l’onnipotenza.

Gli Opera Chaotique non vengono mai meno al dettato della sperimentazione e del connubio pluralistico di generi e forme d’arte. Secondo la cifra del Χάος greco per eccellenza, quello di Esiodo, si muovono in uno spazio scenico che vuol farsi “origine di cose che prima non erano” e ci riescono abbastanza bene.

Francesca Schiavo Rappo per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.