Arturo Toscanini, direttore d’orchestra eccezionale

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La cura dei dettagli, l’instancabile perfezionismo e la prodigiosa memoria visiva furono alcune delle caratteristiche di Arturo Toscanini, uno dei musicisti più acclamati della prima metà dello scorso secolo.

6a00e008dca1f0883401b8d1604a2a970c-800wiConsiderato uno dei più grandi direttori d’orchestra di tutti i tempi, Toscanini nasce a Parma il 25 marzo 1867. Il suo talento musicale emerse molto presto e a soli nove anni già studiava violoncello e composizione presso il Conservatorio di Parma, diventando poi violoncellista per il Teatro Regio all’età di tredici anni. Dopo essersi diplomato partì per il Sud America insieme a una compagnia operistica e questa esperienza sarà inaspettatamente la svolta che darà il via alla sua eccezionale carriera. Quando il direttore abbandonò improvvisamente l’orchestra, il suo sostituto venne contestato così fortemente dal pubblico di Rio de Janeiro da non riuscire nemmeno ad aprire il concerto. Dietro l’insistenza dei colleghi, Toscanini prese la bacchetta e iniziò a dirigere l’opera a memoria, ottenendo un grandissimo successo: iniziò così la sua carriera da direttore a soli 19 anni.

Toscanini viene oggi ricordato come uno dei massimi interpreti di Verdi, Beethoven, Brahms e Wagner e proprio nel nome di quest’ultimo fece il suo debutto in Italia nel 1895, presso il teatro Regio di Torino (in precedenza c’erano già state collaborazioni, ma tutte di minor risonanza). La collaborazione con il Teatro alla Scala di Milano iniziò nel 1898 ma durò solo qualche anno, fino al 1903, con una occasionale ripresa nel 1906-1907: pochi anni che si rivelarono però fondamentali, dal momento che qui Toscanini si adoperò per riformare il modo in cui veniva rappresentata l’opera stessa. Ottenne per la Scala quello che era all’epoca il sistema di illuminazione più moderno, fece inserire la fossa per l’orchestra e, cosa forse più importante, insistette per far abbassare le luci durante le rappresentazioni, fatto che a noi sembra assoluta normalità ma che all’epoca causò non pochi dubbi. Inoltre decise di proibire l’ingresso dei ritardatari ad opera già iniziata.

Toscanini in prima pagina su Time
Toscanini sulla copertina del “Time”

Nel 1908 Toscanini accettò di assumere la direzione del Metropolitan di New York e in Italia venne fortemente contestato per questa scelta e quasi additato come traditore della patria, a cui in seguito si dimostrò invece molto legato. Nel 1915 rientrò in Italia e durante gli anni del conflitto tenne parecchi concerti di beneficenza, soprattutto per allietare gli animi dei soldati italiani. Nel 1920 si recò addirittura a dirigere un concerto a Fiume, da poco occupata dall’amico Gabriele D’Annunzio, dando nuovamente prova del suo spirito patriottico. Con l’affermarsi del fascismo Toscanini riuscì inizialmente a mantenersi come voce critica all’interno del regime, probabilmente grazie all’enorme fama internazionale che aveva acquisito (suo il merito di aver mantenuto l’orchestra della Scala autonoma negli anni Venti). Ma quando, dopo essersi rifiutato di eseguire durante un concerto Giovinezza e Marcia Reale davanti a dei gerarchi fascisti, fu vittima di un’aggressione, decise di tagliare i ponti con l’Italia finché fascismo e monarchia fossero stati al potere. Abbandonò quindi nuovamente l’Europa, dove negli anni Trenta la persecuzione razziale si faceva sempre più dilagante su esempio della Germania nazista, e trovò una seconda patria negli Stati Uniti. Qui venne creata appositamente per lui la NBC Symphony Orchestra, che diresse dal 1937 al 1954 su radio e televisioni nazionali, diventando di fatto il primo direttore d’orchestra stella dei mass media moderni.

Nel 1946 tornò in Italia per votare a favore della Repubblica e per dirigere lo storico concerto di riapertura della Scala, ricordato come il concerto della liberazione. Si ritirò a 87 anni, dopo una carriera duratane ben 67, e il suo ultimo concerto fu interamente dedicato a Wagner, autore da lui molto amato. Morì a 90 anni il 16 gennaio 1957 nella sua casa newyorchese, ma le sue spoglie riposano oggi al Cimitero Monumentale di Milano.

 

Alessia Sanzogni per MIfacciodiCultura

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