Matisse a Torino: viaggio alla scoperta dell’Espressionismo

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Matisse a Torino: viaggio alla scoperta dell’Espressionismo

Matisse-arabesque-roma-mostra-recensioneÈ stata inaugurata il 12 dicembre 2015 nella splendida cornice di Palazzo Chiablese a Torino la mostra Matisse e il suo tempo, in programma fino al 15 maggio 2016. Un’occasione da non perdere per immergersi nello straordinario universo cromatico e sensoriale di uno dei maggiori esponenti dell’Espressionismo.
Oltre alle 50 opere di Henri Matisse, saranno presenti 47 quadri di artisti del calibro di Cézanne, Picasso e Renoir, significativi per la comprensione del linguaggio artistico del fondatore del fauvismo. L’appellativo di fauve (belva) gli fu attribuito dalla critica negli anni della giovinezza quando la sua audacia e la sua aggressività nell’adoperare e accostare i colori puri suscitarono sdegno tra gli i critici tradizionalisti: questo segnò l’inizio di un fortunato percorso mirato al pieno possesso della luce attraverso il colore, tra contraddizioni e sperimentalismi, peso del reale e esigenza d’astrattismo, ricerca scientifica e infiammati istinti da artista.

Pur rimanendo saldamente ancorato a certi valori ereditati dalla corrente impressionistica, con il passare degli anni Matisse sviluppò una vera e propria “poetica” della pittura caratterizzata da aspetti spesso contrastanti, per lui infatti «un giovane pittore che non riesce a liberarsi dell’influenza della generazione precedente si scava la fossa con le proprie mani». Si passa dall’astrattismo al realismo, dall’esasperata ricerca formale alla totale anarchia del colore puro che invade gli spazi senza alcuna linea di confine, dalla centralità della figura umana al suo utilizzo meramente ornamentale: basti pensare al quadro Famiglia del pittore in cui traspone la sua famiglia in puro stile decorativo.

Matisse compì molti viaggi che costituirono un’inesauribile fonte di ispirazione. Durante un soggiorno in Italia nel 1907, durante il quale visitò tra le altre cose gli affreschi di Giotto, osservò:

Quando vedo gli affreschi di Giotto non mi preoccupo di sapere quale scena della vita di Cristo ho sotto gli occhi, ma percepisco immediatamente il sentimento che ne scaturisce.

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Famiglia del pittore

L’arte italiana ebbe senza dubbio una profonda influenza sul suo modo di concepire il rapporto con la pittura, soprattutto per l’insegnamento tecnico: sappiamo infatti che dopo aver visitato gli affreschi del Veronese decise di modificare l’impostazione del Ritratto di Greta Moll.
Tuttavia la sorgente da cui scaturirono la maggior parte delle sue scelte artistiche fu il grande scrigno del mondo orientale.
Nel corso dei suoi numerosi viaggi in Oriente, Matisse entrò in stretto contatto con la solare vivacità di quei colori, con l’esuberanza esotica di quella natura, con la danza delle odalische che riflettono la perpetua tensione tra realismo e decorazione, con i motivi ornamentali che si ripetono in quasi ogni sua opera.

L’artista rimase sempre coerente a questi elementi stilistici armonizzati l’uno con l’altro da una noblesse di fondo valorizzata dalla libertà dei colori, come note musicali su una partitura (non a caso infatti egli paragonò frequentemente un’opera pittorica ad un’opera musicale).

Il vero obiettivo di Matisse è «un’arte equilibrata e pura: un’arte che non inquieti né turbi. Desidero che l’uomo stanco, oberato e sfinito ritrovi davanti ai miei quadri la pace e la tranquillità».
Forse anche l’obiettivo della mostra a Palazzo Chiablese è questo: donare la quiete all’occhio e alla mente del visitatore soffocato dal caos della routine, cullare l’anima e accarezzare il cuore attraverso la forza dei colori.

Sofia Santosuosso per MIfacciodiCultura

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