René Magritte, il Belgio e “La battaglia delle Argonne”

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Il cuore dell’Europa è stato colpito. Bruxelles, sede della Commissione europea e del Consiglio dell’Unione europea, ha subito l’ennesimo attacco terroristico di matrice islamica ai danni dell’Occidente. Dopo Parigi, questa volta è toccato alla capitale politica del Vecchio Continente, che nonostante il fondamentale ruolo che ricopre (forse riconosciuto più dai terroristi che dagli europei stessi), vive in una costante situazione di precarietà, tra l’assenza di un’adeguata vigilanza e una società multietnica non sempre integrata alla perfezione.

romaperbruxellesVogliamo quindi omaggiare questa nazione ferita, mentre la Tour Eiffel e la Fontana di Trevi si tingono del nero, giallo e blu del tricolore belga, parlando di uno dei massimi artisti della Storia, che proprio in questo piccolo stato diviso tra due lingue, trovò i natali: René François Ghislain Magritte, nato a Lessines, in Vallonia, nel 1898 e morto a Bruxelles nel 1967.

Niente pipe e niente bombette: il quadro che vogliamo oggi osservare è un vero e proprio manifesto della poetica del pittore belga e si tratta de La battaglia delle Argonne del 1959.
Magritte, sempre molto attento al muoversi tra l’ironico e il destabilizzante, ci para davanti allo sguardo uno scenario crepuscolare: il sole ormai tramontato lascia ancora qualche traccia arancione del suo passaggio, mentre in alto una sottile falce di luna prende il suo posto sulla scena. Intanto nell’aria fluttua una placida luna bianca accanto ad un masso.
Eccolo il mistero. Eccolo l’incomprensibile. Eccolo il surreale che tanto amiamo di Magritte. Come può un masso rimanere sospeso nel cielo senza rovinosamente cadere a terra? O forse è solo di passaggio? Cade o si eleva? Come può essere arrivato lì? Quale è il suo significato?

Se c’è una cosa che Magritte contestò per tutta la vita fu quella di cercare un’interpretazione univoca ai suoi lavori. Il suo surrealismo trovava radici non nella paranoia psicanalitica che possiamo ritrovare in Dalì, bensì nella creatività più selvatica e fuori dagli schemi, semplicemente intenzionata a mettere in dubbio il reale e scovare il mistero, portatore inesorabile di fascino, curiosità e immaginazione.

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René Magritte

Quello che animava il pittore belga era spirito impertinente e provocatorio finalizzato a mettere in discussione tutte le certezze dell’osservatore soprattutto circa la percezione del mondo. Egli prendeva spunto dalle buffe situazioni oniriche senza ricercare quale fosse il loro motore o la loro causa, semplicemente analizzandone l’assurdità. Non vi è sentimento, vi è solo la presa di coscienza dell’infinità di misteri che popolano l’universo: una sorta di magia per noi diventata abitudine. Le immagini tradiscono (come il suo celebre quadro La Trahison des images) il nostro occhio, il nostro cervello e le nostre convinzioni.

Sia esso per noi un incubo o un sogno, eccoci ancora a guardare interrogativi La battaglia delle Argonne. Il masso fluttua o sta per schiantarsi sulla Terra? Oppure, quella nuvola e quel sasso sono forse il Bene e il Male, o semplicemente due fazioni opposte, che stanno per darsi, appunto, battaglia?
Ecco, non facciamoci fregare dal nome: Magritte i titoli dei suoi quadri usava darli a caso, utilizzando però un metodo in un certo senso preciso per sceglierli. Mostrava l’opera ad un gruppo di amici, ognuno scriveva in una parola cosa gli evocava l’immagine e l’associazione d’idee più assurda o scollegata aveva la meglio sugli altri.
Perciò il quadro non è ispirato ad uno scontro, eppure è proprio ciò che, soprattutto oggi, potrebbe far venire alla mente.

Quella che vediamo sembra proprio la resa dei conti, l’incontro tra i due schieramenti, e pare proprio che il cupo sasso avrà la meglio grazie al suo peso e alla sua forza, incontrastabili per una docile (forse) nuvola bianca. Questa immagine, osservata oggi, può rimandare agli attentati appena consumatisi: mentre la nuvola spera che con la placida attesa (o resistenza passiva) il sasso desista in autonomia dall’aggredire, quest’ultimo dal canto suo, eccolo pronto a scagliarsi sulla terra con la massima ferocia.
Quindi cosa accadrà ora? Che la nube da bianca si trasformi in nera carica di pioggia e fulmini e saette? Che chiami a raccolta altre nuvole ancor più minacciose? Oppure si limiterà a guardare per l’ennesima volta?

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La battaglia delle Argonne, 1959

La battaglia delle Argonne è un quadro universale: c’è chi ci vede la fine di un amore, chi la sempre in bilico condizione umana, chi l’opposizione di sentimenti e comportamenti, chi una battaglia, come suggerisce (erroneamente?) il titolo.
Chissà cosa avrebbe pensato Magritte di questi attacchi al suo Belgio: le sue sagome si sarebbero forse tolte la bombetta in segno di rispetto? O un trompe-l’œil avrebbe preso vita per nascondere l’orrore umano?

Mentre l’occhio è ingannato e le nostre certezze su pesi e misure vanno a farsi friggere, pensiamo: ma chi sceglie una vita di fanatismo ha mai avuto la possibilità di porsi tutte queste domande, di interrogarsi così a fondo sulla miseria della condizione umana, di osservare un quadro così geniale da confonderci?
Questa non vuole essere una giusitificazione ma una riflessione sul fatto che non sarà divenendo sasso a nostra volta o nube carica di pioggia che contrasteremo quest’ondata di odio. La soluzione è divenire tutti nuvole, nella più ferma convinzione che

La bellezza salverà il mondo.

Fëdor Dostoevskij

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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