Back toDay. 23 marzo

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Anche solo restando sul suolo italiano, questa giornata rischierebbe di sballottarci in varie direzioni. Potremmo ritrovarci nella Sicilia in cui Franco Battiato nasceva settantun anni fa, e di lì ci sposteremmo lungo le “Strade dell’Est” che Battiato delinea impressionisticamente nel brano omonimo, contenuto nell’album “L’era del cinghiale bianco” (1979). Sennò potremmUgo Tognazzio finire a Roma ed essere traghettati lungo la “Passeggiata archeologica”, e qui incrociare la dolce e minuta Cabiria in mezzo alle prostitute dure e pure della Capitale. Questo perché ventidue anni fa moriva Giulietta Masina, protagonista de “Le notti di Cabiria” (1957) per la regia del marito Federico Fellini.

Ma per questo 23 marzo direi di fermarci sulle sponde del Lago Maggiore, nelle località care al romanziere Piero Chiara (1913-1987), che nasceva a Luino centotré anni fa. Oggi avrebbe compiuto novantaquattro anni il grandissimo attore che ha prestato le sue espressioni più torbide a due degli “eroi” inventati da Chiara: sto parlando di Ugo Tognazzi; in “Venga a prendere il caffè da noi” (1970, Alberto Lattuada) impersona il metodico Emerenziano Paronzini (ritratto da Chiara ne “La spartizione”), che si applica con costanza per la soddisfazione dei bisogni carnali delle tre (inguardabili) sorelle Tettamanzi. Ne “La stanza del vescovo” (1977, Dino Risi), Tognazzi incarna il non meno grigio ma molto più triste Temistocle Mario Orimbelli, definito da un personaggio secondario “maniaco sensuale” (sic!).

Con tutto il rispetto per il magnifico Ugo (1922-1990), se c’era un grande della Commedia all’Italiana votato all’interpretazione di “maniaci sensuali”, questi era proprio lui.

Sarà l’ochietto lungo / saran le guance spesse…

le mire che Ugo cova / son sempre e sol le stesse*.

[*e iniziano per S!]

Andrea Meroni per MIfacciodiCultura

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