Aurelio Amendola fotografa Andy Warhol: i ritratti in mostra agli Uffizi

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aurelio amendola con foto warhol È visitabile presso gli Uffizi di Firenze fino al 10 aprile 2016, la mostra dal titolo Andy Warhol fotografato da Aurelio Amendola. New York 1977 e 1986. Un’occasione imperdibile non solo per gli ammiratori del re della Pop Art ma anche per gli amanti della fotografia: la mostra vede l’incontro tra due personalità molto diverse tra loro ma che inaspettatamente hanno saputo trovarsi e conciliarsi alla perfezione, dando alla luce una galleria di ritratti fotografici, eseguiti da Aurelio Amendola, che non solo sono in grado di cogliere Andy Warhol nel perfetto connubio tra l’uomo e l’artista, ma che si fanno anche scorcio per una riflessione inaspettata sul ricchissimo patrimonio artistico del Novecento.

Aurelio Amendola, nato nel 1938 a Pistoia dove vive e lavora, ha sviluppato nel corso degli anni un interesse particolare verso l’arte pittorica e scultorea. È conosciuto soprattutto per aver documentato le sculture del Rinascimento italiano, in particolare le opere di Michelangelo, Donatello e Jacopo Della Quercia. Sono tantissimi, però, i nomi degli artisti che Amendola ha saputo raccontarci nella sua lunga carriera di fotografo, realizzando numerose monografie di contemporanei tra cui Marino Marini, Burri, Manzù, Kounellis, Ceroli e Fabbri, ma anche De Chirico, Lichtenstein, Pomodoro, Schifano, e ovviamente Warhol.

L’esposizione agli Uffizi, visitabile con il biglietto del museo, è una galleria di 10 ritratti di Wharol scattati in due visite diverse presso la Factory di New York, il celebre studio di Warhol, luogo di ritrovo di artisti e personaggi eccentrici, famoso nella Grande Mela nella seconda metà del XX secolo per le feste all’avanguardia organizzate in puro stile Pop.

1.Andy-Warhol-La-Factory-New-York-1986 Andy Warhol (Pittsburg, 6 agosto 1928 – New York, 22 febbraio 1987) è senza dubbio uno degli artisti più celebri di sempre. Pittore, scultore, regista, attore e produttore, è conosciuto per aver stravolto il panorama artistico negli USA della seconda metà del XX secolo con la sua popular art. Meglio nota semplicemente come Pop art, questa corrente artistica ironizzava sui i valori della nuova società dei consumi e tutto ciò che era quotidiano poteva trasformare in arte. Ecco allora che le lattine della Coca Cola o i barattoli della Campbell Soup si fanno opere d’arte alla pari del candido volto di Marlyn Monroe, il tutto riproposto in serigrafie dai colori accesi e dai contorni stilizzati.

Le fotografie del 1977 risalgono ad un periodo in cui la fama di Warhol non era ancora ai livelli impensabili che raggiunse di lì a poco. Amendola racconta di essere riuscito a far visita a Warhol dopo aver detto ad una donna che rispose al telefono della Factory di aver da poco ritratto anche il maestro della Metafisica De Chirico, personaggio che Warhol ammirava molto.
Queste immagini ci riportano l’Andy Warhol che tutti abbiamo in mente: portamento rigido, vestito nero, camicia bianca e cravatta. Con l’espressione seria e quasi impenetrabile lo troviamo seduto compostamente nelle stanze della Factory o in piedi di fronte alle sue opere con la posa di chi ha passato un’esistenza intera a curare l’immagine di se stesso attrverso gli occhi degli altri.

gettyimages-2667944Molto diverse, invece, le immagini del 1986. Andy Warhol a quei tempi era già provato dalla malattia che pochi mesi dopo metterà fine alla sua vita all’età di 59 anni. Nonostante questo si lasciò ritrarre da Amendola, forse in ricordo del loro primo incontro, e lo troviamo qui in jeans e camicia a quadretti, con lo sguardo vitreo di chi sembra per la prima volta nella vita aver dubitato di potercela fare. Uno di questi scatti, in bianco e nero, lo vede in penombra, col volto avvolto nelle tenebre e di cui si intravedono solo i contorni disegnati dalla luce, come a simbolizzare una fine imminente. Le mani come intrecciate, sembrano anelare a stringersi come in una preghiera ad una notte che sembra ormai aver oscurato la sua luna piena.

Una mostra simbolo, insomma, in ricordo di un artista grande nel nome quanto nei fatti che, grazie alla donazione di Amendola di due dei suoi ritratti, entrerà a far parte ufficialmente della collezione permanente del Museo degli Uffizi, così che un altro pezzettino della storia dell’arte mondiale guadagni con fierezza un posto nel tempio del patrimonio artistico nostrano.

Chiara Parodi per MIfacciodiCultura

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