Nino Manfredi, uno dei grandi mostri della commedia italiana

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Audace colpo dei soliti ignoti (1959)

A sentire i nonni e i genitori, ai loro tempi era davvero tutta un’altra cosa. Lo stile di vita, le case, le strade, la  musica, il cinema, la televisione, gli attori. Tutto.  Ecco, non saprei dire se quello che i nostri tempi hanno da offrirci sia tutto da buttare o se il passato è da considerare incastonato da pietre preziose, ma mi sento di dire che per certi personaggi che non ho avuto il piacere di apprezzare fino in fondo, una strana nostalgia riesco a provarla.

Nino Manfredi lascia il ricordo di un immenso attore popolare, preoccupato di comunicare con la gente semplice, innamorato dei dialetti, portavoce delle vittime, di quelli presi di mira e degli sfortunati.

Le Monde

Dire che Saturnino, o meglio, Nino Manfredi (Castro dei Volsci, 22 marzo 1921 – Roma, 4 giugno 2004) è stato un artista polivalente sarebbe quanto meno riduttivo. Sotto la gigantesca “A” maiuscola di “attore” possiamo trovare all’indice dei capitoli di vita di Manfredi le voci cantante, doppiatore, regista, sceneggiatore. Ma ciò che più lo ha fatto amare probabilmente, come viene citato da Le Monde, è proprio questo suo essere attore popolare, alla portata di tutti, capace di far ridere e di commuovere. Con Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman e Marcello Mastroianni fu uno dei “mostri” della commedia all’italiana, ma è stato prima ancora uno dei personaggi della televisione italiana che con il suo accetto ciociaro è riuscito ad entrare nella memoria del suo pubblico. Nella trasmissione Canzonissima crea la macchietta del “barista di Ceccano” la cui battuta tormentone «Fusse che fusse la vorta bbona» entrerà nel linguaggio comune, in questo contesto riuscì a coinvolgere anche l’amico Marcello Mastroianni, restio ad apparire in televisione.
Grazie a questa ondata di notorietà Manfredi riuscì a farsi largo nel mondo del cinema e venne scelto per la parte del meccanico Ugo “Piede amaro” Nardi in Audace colpo dei soliti ignoti di Nanni Loy, sequel de I soliti ignoti. Ma è con L’impiegato di Gianni Puccini che Manfredi, nel ruolo di protagonista, entra a far parte dei grandi della commedia italiana. I titoli da citare sono innumerevoli, tra cui Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa? di Ettore Scola (1968), affiancato dall’illustre collega Alberto Sordi,  Straziami ma di baci saziami diretto da Dino Risi (1968), insieme questa volta a Ugo Tognazzi,  C’eravamo tanto amati sempre di Ettore Scola (1974) che lo dirigerà anche in Brutti, Sporchi e Cattivi, nel quale fa interpretare a Manfredi la parte del dispotico e  malvagio. Quella che sembrava non essere esattamente la sua veste gli calzò invece a pennello:

Nino Manfredi era il miglior cattivo buffo della commedia italiana, il più oscuro, sardonico, con una recitazione farsesca che lo portava spesso al conviene del tragico.

Liberation

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Brutti, Sporchi e Cattivi (1976)

Ma stare davanti alla macchina da presa evidentemente non bastava all’animo ambizioso di Manfredi. Così, dopo l’esordio con il cortometraggio L’avventura di un solato (1962), episodio del film di Italo Calvino L’amore difficile, nel 1970 con il lungometraggio scritto e diretto da lui in persona Per grazia ricevuta incanta la giuria di Cannes, aggiudicandosi la Palma d’Oro per la Migliore opera prima e vince il Nastro d’Argento per Miglior soggetto. Oltre a dirigere nel 1981 Nudo di Donna, Nino Manfredi si cimenta nella regia teatrale con Gente di facili costumi e Viva gli Sposi.

Insomma, Manfredi si è cimentato praticamente in qualsiasi arte possibile e potremmo dire che ha avuto esattamente la carriera che si aspettava (o meglio, che gli spettava).

[…] Mancava solo una cosa all’invidiabile carriera di Manfredi: non aver mai girato con Fellini. Lui dice va di non aver alcun rammarico, ammetteva di essere troppo rompiscatole, non abbastanza docile per girare con il Maestro.

Le Figaro

 

Federica Cunego per MIfacciodiCultura

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