“Eighteen stations”: Patti Smith e le sue foto in mostra a New York

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Robert Mapplethorpe e Patti Smith

Patti Smith è una delle figure più rivoluzionarie del panorama musicale mondiale fin dagli anni ’70, una donna fuori da qualsiasi schema, capace di infiammare stadi con il suo rock graffiante e citare allo stesso tempo con grazia e naturalezza brani di Baudelaire.

Per il suo impegno politico e per i suoi messaggi è stata definita da subito la sacerdotessa maudit del rock, alla pari di Bob Dylan, Jimi Hendrix e Jim Morrison. Celebri i suoi brani Because the night e poi People have the power diventato un inno di libertà senza tempo. L’eclettismo della cantante si è manifestato negli anni in tanti campi oltre la musica. Ha scritto libri, poesie, programmi TV, lotte politiche per il Tibet e oggi alla soglia dei settant’anni torna a far parlare di sé per un nuovo progetto fotografico: Eighteen Stations.

Già nel 1978 con il suo amico fotografo di fama mondiale Robert Mapplethorpe, organizzò una mostra di successo chiamata New York Film and Stills, dove furono esposte le loro foto. Un’amicizia quella con Mapplethorpe che durerà tutta la vita, fino alla morte di lui nel 1989 per AIDS e che influenzerà la Smith anche nello stile fotografico e nella tecnica. Nel corso degli anni successivi pubblica altre raccolte fotografiche, unitamente ad esposizioni in diverse gallerie newyorchesi.

patti-smith_650x447L’uso della Polaroid è una costante, e lo è anche nella raccolta Eighteen Stations. Diciotto, come il numero dei capitoli del libro, ma soprattutto come il numero delle fermate della linea metropolitana M che Patti Smith prende a New York per raggiungere casa. Un libro pieno di riflessioni sui suoi numerosi viaggi, lei che ama fotografare di tutto: statue, spiagge, palazzi, strade deserte, per dare la possibilità a tutti di vedere posti lontani attraverso i suoi occhi. Immagini di vita con il suo compianto marito Fred Smith, o la tomba di Pasolini da lei molto apprezzato. Una visione del mondo quasi da solitaria, perché è quello che cerca di far trasparire dai suoi scatti. Una Patti diversa, non la rocker, ma semplicemente una donna che cattura la quotidianità.

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La sedia e il tavolino

È proprio questo il rapporto della cantante con la fotografia: intimo, personale, attimi immortalati nella loro semplicità, senza artifici. Da qui l’uso della Polaroid, una macchina che ben si adatta all’immediata “creazione” dello scatto.  Tutto in uno stile un po’ retro, un po’ sbiadito, spesso in bianco e nero, che ci permette di sbirciare nel suo mondo privato. Tra le più espressive, La sedia e il tavolino, scattata al bar Ino al Greenwich Village: un tavolo dove il suo lavoro di raccolta è stato concepito e ultimato e che nel giorno di chiusura del bar, la Smith ha voluto immortalare, a simboleggiare un angolo di pace e memoria. La sua, dice, è una raccolta senza pretese: «Non voglio cambiare il mondo con la fotografia, mi piace regalare alle persone attimi della mia vita», ma il suo lavoro invece che è stato decisamente apprezzato, tanto che ottantacinque di questi scatti, raccolti negli ultimi trentacinque anni, saranno esposti fino al 16 aprile presso la Robert Miller Gallery di New York.

In art and dream you may you proceed with abandon. In life you may proceed with balance and stealth.

(In arte e nel sogno puoi procedere con abbandono. Nella vita puoi procedere con equilibrio e discrezione.)

Patti Smith

Fabiana Lisita per MIfacciodiCultura

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