Dalla Barnes Foundation di Philadelphia: “Renoir: oltraggio e seduzione”

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Com’è difficile capire nel fare un quadro qual è il momento esatto in cui l’imitazione della natura deve fermarsi. Un quadro non è un processo verbale. Quando si tratta di un paesaggio, io amo quei quadri che mi fanno venir voglia di entrarci dentro per andarci a spasso.

Pierre Auguste Renoir

renoir-e1454966789347Per il progetto La grande arte al cinema, il 22 e 23 marzo arriverà sul grande schermo Renoir: oltraggio e seduzione, diretto da Phil Grabsky, ovvero il tour cinematografico nella Barnes Foundation di Philadelphia, che conserva la più grande collezione al mondo dell’artista francese.

La passione e l’amore verso la pittura di Renoir porta il dottor Albert C. Barnes (1872-1951) a raccogliere oltre 181 opere, risalenti soprattutto all’ultima fase della sua produzione. Il film rappresenta un canale di passaggio per poter accedere a livello visivo ed emozionale all’intera collezione e creare un contatto con la genialità del maestro.

Pierre Auguste Renoir nasce nel 1841 da un modesto sarto di Limoges (Francia), pittore ed incisore, nonché uno dei più grandi coloristi francesi del XIX secolo.
Nei primi anni ’80 Renoir va incontro ad un periodo di crisi creativa e avverte la sensazione di non essere più capace a dipingere e disegnare. Decide quindi di mettersi in viaggio alla ricerca di nuovi stimoli, toccando terre come l’Algeria e l’Italia. Ad impressionarlo sono soprattutto gli affreschi pompeiani e la pittura di Raffaello. Da queste esperienze sembra scaturire un netto cambio nello stile di Renoir, che trae l’impulso per un maggior rigore nel disegno e nella composizione: il risultato è pittura particolare, che definisce egli stesso “aspra”.

Il pittore si concentra quindi sulla qualità del disegno e dei dettagli al fine rendere più netti i contorni delle forme e più realistici i volumi. Una buona parte di ciò che costituiva il fascino del suo modo di dipingere viene abbandonato. La composizione diviene severe e la luce fredda. La sua arte non è più animata dalla magia.
Questo periodo è caratterizzato da opere che non hanno ricevuto altra definizione che quella di “solide”.

RenoirRenoir torna al lavoro d’atelier e quindi al disegno come frutto di un paziente studio delle tecniche tradizionali per dominare il denso corpo della materia pittorica. L’attenzione per il disegno e i tratti ben definiti, oltre che le tonalità più chiare e delicate, caratterizzano questa fase: l’artista ritorna in parte sui suoi passi, giudicando le precedenti posizioni eccessivamente severe. Nasce perciò un nuovo stile, definito “madreperlaceo”: in esso ritroviamo le peculiarità della maniera “aspra” con una maggior flessibilità delle forme e una rinnovata freschezza del colore, che ora si  fa più caldo, la luce dorata e la pennellata più leggera. Quanto ai soggetti, ad essere ritratte sono principalmente giovani fanciulle, soggetto molto apprezzato dalla ricca borghesia francese.
Il corpo diviene marmoreo, immobile quasi come una statua, le mani deformate ma l’occhio ancora vivo e brillante. Renoir riesce a mantenere fino alla morte il dominio della sua tecnica pittorica, utilizzando tutto il ventaglio di possibilità offerto dalla pittura a olio.

Renoir, pittore legato alla semplicità delle cose, animo nobile, capace di rendere la naturalezza dei soggetti attraverso una rielaborazione, di forma, luce e colore. Ma chi è Renoir? Tra mille vie attraversate, cosa determina la sua firma? …La risposta sta nel viaggio!

Grazia Nuzzi per MIfacciodiCultura

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