Yoko Ono illumina Lione

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Yoko Ono

La città di Lione celebra l’artista giapponese Yoko Ono con la mostra Lumiére de l’aube, in italiano la luce dell’alba, una retrospettiva monografica che sarà aperta al pubblico dal 9 marzo al 10 luglio 2016 al Musée d’Art Contemporain, estendendosi, con numerose installazioni, anche per le strade della cittadina francese.
Una mostra non solo da guardare, ma anche da toccare e ascoltare: il visitatore interagisce, entra a far parte della mostra stessa. Il titolo è un chiaro omaggio al rapporto tra i fratelli Lumière, inventori del primo cinematografo e la città di Lione.

Yoko Ono, classe 1933, nasce da un’agiata famiglia giapponese. Gli orrori della Seconda Guerra Mondiale ed in particolare il bombardamento su Tokyo, spingeranno gli Ono ad emigrare negli States, per la precisione a New York. Qui la giovane Yoko frequenta il Sarah Lawrence College circondandosi di artisti, poeti e musicisti. Conduce una vita bohémien, con relazioni sentimentali travagliate, infatti due divorzi precedettero lo storico matrimonio con John Lennon.

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Yoko Ono e John Lennon – Bed In for Peace (1969)

La storia di Yoko è indubbiamente legata a quella dei Fab Four di Liverpool. L’artista conosce Lennon all’anteprima di una sua mostra a Londra. Lui rimane affascinato da una sua installazione, consistente in un muro in cui i visitatori possono mettere dei chiodi. Chiede di poterne inserire uno, ma la Ono glielo vieta. Qualche anno dopo inizieranno a frequentarsi e nel 1969 si sposeranno. Lennon la invitava addirittura nello studio di registrazione dei Beatles e probabilmente fu uno dei fattori che portarono allo scontro i membri della band e al definitivo scioglimento nel 1970.

Yoko Ono è stata definita “La più famosa artista sconosciuta: tutti conoscono il suo nome ma nessuno sa cosa fa“. La sua produzione artistica, infatti, è talmente varia e poliedrica da impedire qualsiasi tipo classificazione. Ono è musicista, cantante e regista, sia di cinema sia di teatro. Fu tra i primi a sperimentare forme d’arte concettuale, opere per “menti aperte”. Suscitò scalpore con la sua performance Cut Piece nella quale si sedeva su un palco e invitava gli spettatori a tagliarle i vestiti, finché non rimaneva completamente nuda. Ha diretto anche diversi film sperimentali, dei quali il più di successo è No. 4, conosciuto come Bottoms, dove appunto mostra una serie di inquadrature di glutei di individui che passano su una pedana mobile. È certamente molto nota per le su canzoni, delle quali diverse furono scritte con Lennon. Spesso sono un’invocazione alla pace e a uguali diritti per tutti, temi per i quali si batte anche nella sua vita di tutti i giorni.

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Cut Piece

La critica ha sempre dibattuto e stroncato le sue opere, da alcuni considerate mere cacofonie, solo un riflesso del suo tempo, senza innovazione. Negli ultimi quindici anni però il suo lavoro ha ottenuto rivalutazioni e consensi, ad esempio con la mostra del 2001 a New York YES YOKO ONO.

Il Musée d’Art Contemporain ospita più di un centinaio di sue opere, dal 1952 al 2016  e Thierry Raspall, direttore del museo, ha spiegato:

Abbiamo deciso di scegliere installazioni che invitino il pubblico alla condivisione e che possano essere partecipate.

Una mostra sperimentale, quindi, in armonia con lo stile dell’artista giapponese. La raccomandazione perciò è quella di visitarla ascoltando i sentimenti che ci suscita, senza pregiudizi.

Alice Di Bella per MIfacciodiCultura

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