Dalla Germania alla Sicilia: Jáchym Fleig a Palermo

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skulptur-von-jachym-fleig-04Dinamicità, astrattismo, inquietudine, ordine e caos, leggerezza e pesantezza, tutto questo e tanto altro è Jáchym Fleig, scultore tedesco contemporaneo la cui mirabile arte l’ha reso noto in tutta Europa.
Le sue opere sono il prodotto di un astrattismo concettuale nuovo e moderno, capace di destare una forte reazione emotiva da parte dello spettatore. Le sue strutture, realizzate con materiali piuttosto modesti come gesso, calcestruzzo e cemento, sembrano prendere vita, intaccare lo spazio architettonico e divenire un tutt’uno con la nostra realtà, costituendo un meraviglioso connubio fra arte e spazio. Scultura che respira, scultura che cresce e prolifera senza mai fermarsi. L’artista interviene sui muri, sulle finestre, sui soffitti e persino sui mobili attraverso materie organiche che quasi, come parassiti, si introducono nel nostro ambiente cibandosene. Una rottura inquietante della continuità e normalità dei nostri ambienti, un’ambivalenza tra ciò che è pesante e ciò che è leggero, solido e fragile, ordinato e caotico. Sentimenti contrastanti invadono gli occhi dell’osservatore intento a perdersi fra quei grovigli rizomatici, lasciandosi dentro uno strano senso di irrequietezza.

L’artista, che attualmente espone numerosi lavori in diverse mostre e spazi pubblici, è reduce di due importanti mostre personali: una al Museum Biedermann di Donaueschingen e un’altra al Kiosk am Reileck di Halle. Inoltre, proprio in queste settimane, si sta preparando alla sua prima esposizione in Italia, che avrà luogo dal 31 marzo al 30 aprile presso la RizzutoGallery di Palermo, una magnifica galleria posta nel cuore della cittadina siciliana. Alla RizzutoGallery, Fleig presenterà alcune tra le sue opere più importanti, già esposte in Kunstverein ed in altri musei tedeschi, e realizzerà appositamente per la galleria sofisticate installazioni site specific, impreziosendo così gli ambienti artistici.

cf688cbf13b912b8928acb5b4044e81fLa Galleria Rizzuto è stata fondata nel 2009 da Giovanni Rizzuto e dalla moglie Eva Olivieri, amanti d’arte e promotori di artisti contemporanei. Nel 2011 viene inaugurata la sede espositiva, realizzando mostre capaci non solo di emanare una forte intensità artistica ma anche di educare all’arte contemporanea, lasciando spazio ad una nuova generazione di artisti, consapevoli del loro lavoro e desiderosi di avventurarsi nella sperimentazione artistica. Nel 2015 è stata tra i protagonisti indiscussi di Arte Fiera a Bologna con le opere di Stefano Cumia, Anna Gramaccia, Lisa-Julie Rüping e Andrea Mineo. Tra i progetti realizzati spicca la collettiva di ben 32 artisti italiani, intitolata Le Stanze d’Aragona – Pratiche pittoriche all’alba del nuovo millennio, che ha messo a confronto diversi stili uniti dalla stessa ricerca pittorica che pone come soggetto l’astrattismo, l’affascinante mostra Intieur con opere di Francesco De Grandi e Andreas Thein, senza dimenticare l’esposizione La Terza Variabile di Andrea Mineo, sequel dell’installazione Studio sull’emissione di energia in tre variabili generata da 300 kg di cioccolato.
Tutte mostre che tentano di dare visibilità alle nuove generazioni d’artisti, cercando di rompere le catene dell’invisibilità. Dare onore e gloria agli artisti del passato è un fenomeno che avviene quasi automaticamente, un atteggiamento ereditato di epoca in epoca che pone resistenza all’assimilazione dell’arte del nostro tempo.

05a_FlaigOgni progetto non è minimamente paragonabile alle opere dei secoli precedenti. Spesso si parla persino di “morte dell’arte”, pugnalata dalla tecnologia. Eppure ancora oggi, esistono dei guerrieri dell’arte, che continuano a lottare per ripristinare un campo apparentemente privo di un nuovo Michelangelo, un Bernini o persino un Monet. La verità è che non è l’arte ad essere morta, bensì la nostra passione, la nostra educazione artistica.
Lo scopo delle nuove gallerie di ultima generazione è ridurre il mito del passato, riportare in vita una nuova coscienza artistica e proporre nuovi talenti, non facendosi intimorire dall’ombra dei grandi maestri. Un processo lento e complesso che dipenderà non solo da chi apparentemente detiene la cultura, ma da ognuno di noi. Educandoci all’arte ci educheremo alla civiltà.

Lorena Di Stabile per MIfacciodiCultura

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