La Scapigliata – La “Flagellazione” di Caravaggio da Napoli a Monza

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Milano, 6 febbraio 1862

La maggior parte degli artisti non è mica Van Gogh, e Mio caro Ragazzo grazie dei fiori ma preferisco un’estate al mare. Siamo anime perse che cantano gimme five ogni sabato. Avrai ragione tu, è l’abitudine di tornare, ma io non sono come Vera Nabokov. Ad esempio a me piace il sud ed un ragazzo di stradaconosciuto al Breakfast Club. Se avessi il Generale Lee seguirei la Rotta per casa di Dio per scovare Jack the Ripper… forse potrà spiegarmi la differenza tra walking dead e il giudizio universale.

Con affetto,

La Scapigliata

Monza Villa Reale
Monza, Villa Reale

Il Museo Nazionale di Capodimonte presta alla Villa Reale di Monza il suo fiore all’occhiello: la Flagellazione di Cristo eseguita dal Caravaggio nel 1607, prima di imbarcarsi per Malta. Michelangelo Merisi da Caravaggio si trova a Napoli per scampare ad una condanna a morte, emessa dal Tribunale romano, una sentenza dalla quale può efficacemente svincolarsi solo entrando nel Militare Ordine Ospedaliero di Malta, ottenendo cioè un cavalierato. Sogno probabilmente accarezzato in gioventù, che non solo lo avrebbe salvato dal patibolo ma pure elevato di rango sociale, dettaglio al quale Caravaggio teneva moltissimo.

L’opera fu commissionata per la cappella della famiglia De Franchis in San Domenico Maggiore, a seguito di un’altra grande tela, Le Sette Opere di Misericordia, per il Pio Monte di Misericordia del cui organico originario faceva parte proprio un De Franchis, Lorenzo. È probabile che non sia mai stata esposta prima del 1652, anno del testamento di Tommaso De Franchis, quando la cappella acquista il titolo di “Flagellazione del Signore”. Verrà spostata in varie cappelle fino a che nel 1972 non si prenderà la decisione di trasferirla al Museo di Capodimonte.

Il soggetto è particolare perché in realtà nei Vangeli canoni non è descritto, solo accennato. Ci si rifà quindi alle leggi romane per rappresentarlo, a testi medievali ed ad un po’ d’invenzione. Il Cristo flagellato di Caravaggio riunisce in sé anche il soggetto dell’Incoronazione di Spine e del Cristo alla Colonna.

La Pasqua si avvicina e una bella flagellazione ci sta bene come le strenne a Natale.

Caravaggio - Flagellazione di Cristo 1607 Museo Nazionale di Capodimonte
Caravaggio – Flagellazione di Cristo, 1607, Museo Nazionale di Capodimonte

Caravaggio a questo punto della sua vita è in fuga, dopo l’omicidio di Tomassoni, e vive quindi in una condizione di instabilità, non ha perciò un atelier, un posto dove allestire scene e far posare i modelli, ecco perché la sua pittura cambia dal periodo romano. Nessuno dei carnefici è un modello realmente esistito, sono  tipi umani che si ritrovano anche in altre tele; il Cristo è desunto dall’antico, dalla statuaria greco-romana. Mantiene però il procedimento pittorico di estrarre i chiari dagli scuri, e non viceversa com’è più frequente nei suoi colleghi.

Le radiografie hanno portato in luce non solo la sutura verticale della tela ma anche un ritratto nascosto sotto la figura del carnefice di destra, all’altezza della sua spalla. L’ipotesi è che si tratti del committente, Tommaso de Franchis sotto le mentite spoglie di un San Francesco, non solo per la somiglianza tra i nomi ma anche perché è la figura religiosa che più di avvicina a quella del Cristo.

All’interno della Villa Reale la sala che la ospita non potrebbe essere più lontana dal senso di tragica sconfitta del dipinto, in cui Cristo si accascia su se stesso: la Sala delle Feste. Va detto però che questa grande sala, e quelle di rappresentanza che la precedono, sono sicuramente all’altezza del compito, di sapore celebrativo.

 

 

Veronica Benetello per MIfacciodiCultura

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