Il cielo e l’inchiostro – Parte 1

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Vi siete mai chiesti: «Cosa diavolo pensano gli aviatori quando sono lassù?!»

Io, purtroppo, non ho mai avuto la possibilità di porgere questa domanda ad uno di loro, però ho trovato un modo, tempo fa, per poter conoscere, o meglio, avvicinarmi alla risposta: leggere alcuni testi scritti da chi ha vissuto fantastiche avventure in quell’azzurro così vicino, ma allo stesso tempo così distante.

Gabbiani-al-Mare-Gabbiano-in-PerlustrazioneNon potete immaginare quanto io sia rimasto colpito dalla sensibilità che ho individuato nei testi di due famosi piloti/scrittori. Frasi stupende, capitoli intensi, storie incredibili, personaggi imprevedibili.

Ecco il motivo per cui ho deciso di scrivere questo articolo, che verrà diviso in due parti. Nella prima tratterò l’opera più nota di Richard BachIl gabbiano Jonathan Livingston, e nella seconda, invece, aspetti poco conosciuti di Antoine de Saint-Exupéry, l’autore de Il piccolo principe.

Richard David Bach è un aviatore e scrittore statunitense, nato nel 1937. Pilota riservista per l’U.S. Air Force, pilota acrobatico e giornalista per periodici inglesi e americani specializzati in aviazione, raggiunse grande popolarità a livello internazionale a partire dagli anni ’70 grazie alla pubblicazione del suo primo romanzo, Il gabbiano Jonathan Livingston.

IL-GABBIANO-JHONATANOltre a quest’opera, col passare degli anni ha pubblicato vari romanzi: Illusioni: Le avventure di un messia riluttante, 1977, Un ponte sull’eternità, 1984, Il libro ritrovato –  Le risposte che aiutano a vivere, 2004, Il cielo ti cerca, 2009.

Come potete notare da qualche titolo di questi libri, la passione per l’aviazione ha influenzato in maniera davvero evidente la sua produzione letteraria.

Ma ritorniamo all’opera letta da oltre 2 milioni di persone.
Questo romanzo breve può essere considerato una fiaba a contenuto morale e spirituale. Infatti, Jonathan, il protagonista, cerca di raggiungere la perfezione del volo attraverso il duro lavoro, ma anche attraverso la gioia di vivere. In questo best seller degli anni ’70 vengono affrontate, grazie anche ad un linguaggio semplice, numerose tematiche, come l’esilio, l’abbandono, l’amore e la morte. Ricca di simboli e di dialoghi che si avvicinano agli ideali cristiani, l’opera potrebbe essere ampliata nei prossimi anni, visto che l’autore ha recentemente dichiarato che in seguito ad un incidente del 2012 ha trovato l’ispirazione per una quarta parte del romanzo.

Testo leggero, capace di far sognare i lettori, capace di sorprenderli costantemente, seguendo le gesta, le peripezie, le frasi del gabbiano Jonathan.

gabbianiPersonalmente, i personaggi che mi hanno attirato di più sono stati l’anziano Ciang e il giovane Fletcher, entrambi gabbiani (naturalmente), entrambi legati inevitabilmente al protagonista e ad uno scambio di consegne che non voglio né posso rivelarvi. Posso, però, trascrivervi una breve traccia del romanzo, per farvi incuriosire ancora di più:

È buffo. Quei gabbiani che non hanno una meta ideale e che viaggiano solo per viaggiare, non arrivano da nessuna parte, e vanno piano. Quelli invece che aspirano alla perfezione, anche senza intraprendere alcun viaggio, arrivano dovunque, e in un baleno. Ricordati, Jonathan, il paradiso non si trova né nello spazio né nel tempo, poiché lo spazio e il tempo sono privi di senso e di valore. Il paradiso è…

Nella speranza che sia riuscito a convincervi che quest’opera vada letta assolutamente, vi auguro di trascorrere una serena settimana. Tra sette giorni uscirà la seconda parte di questo articolo e, come già annunciato, verrà dedicata ad un altro grande aviatore/scrittore: Antoine de Saint-Exupéry.

A presto!

Francesco Campagna per MIfacciodiCultura

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