Back toDay. 19 marzo

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Mi hanno scambiato spesso per Meryl Streep. Tranne che alla notte degli Oscar”. Eh, sì: Glenn Close all’Oscar ci è andata vicina per ben sei volte, però la statuetta è sempre sgusciata dalle sue mani per finire in quelle altrui. Se fino allo scorso 28 febbraio ci siamo lamentati continuamente per Leonardo Di Caprio, cosa dovremmo dire della neo-sessantanovenne Glenn? Costei è spesso stata legata a personaggi femminili al limite del malefico, non solo nei notori “Attrazione fatale” (1987, Adrian Lyne) e “Relazioni pericolose” (1988, Stephen Frears), ma anche nel poco ricordato “La fortuna di Cookie” (1999, Robert Altman), dove interpreta una provinciale bigotta che vorrebbe mettere in scena la seducente “Salomè” di Oscar Wilde.19 marzo #2

A proposito della citazione amara/divertita in apertura, mi chiedo come si faccia a scambiare Glenn Close per Meryl Streep. Le accomunano solo dei lineamenti insolitamente affilati per Hollywood e i capelli biondi, ma confonderle è come prendere John Malkovich per Bruce Willis solo perché entrambi sono calvi/rasati (oggi è una giornata di pelati popolari: oltre al neo-sessantunenne Willis, compie cinquantanove anni il nostro Claudio Bisio). Per chiudere il cerchio, quando la Close e la Streep sono state partner rispettivamente di John e di Bruce, questi ultimi i capelli ce li avevano ancora. O meglio, Malkovich indossava la parrucca settecentesca di “Relazioni pericolose” e usava il suo strabismo per ipnotizzare la bella e innocente Michelle Pfeiffer; in “La morte ti fa bella” (1992, Robert Zemeckis), Willis sfruttava i pochi capelli residui per interpretare un mesto truccatore di cadaveri che veniva obbligato dalla moglie Meryl (che l’Oscar, al contrario della Close, l’ha vinto tre volte su diciotto nomination) ad effettuare la manutenzione del suo corpo “condannato” all’immortalità.

Dismesso il ruolo insolito / del vecchio spelacchiato,

Bruce Willis si rasò / e IL duro è diventato.

Andrea Meroni per MIfacciodiCultura

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