Bernardo Bertolucci, il maestro del Novecento

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Non è raro trovare persone a cui il nome di Bernardo Bertolucci dirà poco o nulla. Eppure Bertolucci, nato a Parma il 16 marzo del 1941, possiede moltissima fama all’estero, entrato nell’olimpo dei registi come confermato dalla stella della Walk of Fame di Los Angeles.

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Ultimo tango a Parigi

Nato da Attilio Bertolucci (poeta e critico letterario), segue inizialmente le orme del padre. Nonostante il buon inizio di carriera, la passione per il cinema non si spegne e affianca Pasolini nella regia nel film Accattone (1961), al tempo suo vicino di casa. Il suo primo film prende vita l’anno successivo, tratto da un soggetto di Pier Paolo Pasolini, ovvero La commare secca, anche se al contempo si afferma collaborando prima con il produttore Tonino Cervi, poi con Sergio Leone per la sceneggiatura de C’era una volta il west (1968).
All’inizio degli anni ’70 raggiunge la fama internazionale grazie a Il conformista, tratto dall’omonima opera di Alberto Moravia, che gli frutta addirittura una nomination nella categoria Miglior sceneggiatura non originale degli Oscar.

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L’ultimo Imperatore

Il 1972 è l’anno cardine nella vita di Bertolucci: esce Ultimo tango a Parigi, probabilmente uno dei film più controversi della Storia a causa dei temi scabrosi affrontati, aspramente criticato quanto osannato dal pubblico. Particolarmente agghiaccianti per la censura dell’epoca furono le numerose scene erotiche, specialmente quella in cui Paul (interpretato da Marlon Brando) pratica sesso anale alla giovane Jeanne (impersonata da Maria Schneider), utilizzando del burro. Una sola copia venne salvata in cineteca e Bertolucci fu incarcerato per due mesi, con il diritto di voto negato per cinque anni. La pellicola ebbe un successo incredibile, con più di 14 milioni di spettatori incantati e allo stesso tempo scandalizzati.

Un cast stellare è sicuramente quello usato per la realizzazione di Novecento, kolossal del 1976, al cui interno si possono trovare attori dal calibro di Robert de Niro e Gerard Depardieu. È la storia di Alfredo e Olmo, nati nello stesso giorno e nello stello luogo, appartenenti a due opposte classi sociali. Il loro rapporto si evolve dagli anni della Grande Guerra fino alla lotta partigiana.

Ma Bernardo Bertolucci non gira soltanto in Italia, infatti nel 1987 si spinge nella famosa “Città Proibita”, luogo dove gira L’ultimo Imperatore, che racconta la vita dell’ultimo imperatore cinese Pu Yi. Opera magna del regista, quest’ultimo è il film di maggior successo di Bertolucci, vincitore di nove premi Oscar e nove David di Donatello.

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Io ballo da sola

Il ritorno in Italia vede la produzione di Io ballo da sola, film del 1996 che racconta la storia di una ragazza americana, interpretata da Liv Tyler, mandata dal padre in vacanza da alcuni amici a Siena, in seguito ad una tragica situazione famigliare. In questo microcosmo dove conosce artisti ed esteti, in una campagna toscana da cartolina, locus amoenus tanto amato dagli americani, ella compirà un percorso di crescita che la porterà a una maturazione non solo fisica, ma anche psicologica. La pellicola appare come una commedia leggera, ma in essa si evolvono moltissime situazioni umane, passando dall’amore alla morte.

A seguito di questo film parteciperà nel 2002 al film a episodi Ten Minutes Older: The Cello per il quale dirigerà l’episodio Histoire d’eaux, e girerà altri due film: The Dreamers – I sognatori del 2003, vero e proprio cult ambientato nel 1968 a Parigi in piena rivoluzione studentesca, ed infine Io e te del 2012, tratto dall’omonimo romanzo di Nicolò Ammanniti.

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The Dreamers – I sognatori

Bertolucci trasporta nelle sue opere tematiche complesse con superba leggiadria. L’amore non è visto solo come un sentimento meraviglioso, ma come profondo turbamento dell’animo, collegandolo molto spesso alla tragedia. Il vivere umano è visto come un immenso palcoscenico, dove le persone sono solo semplici attori, chiamati prima o poi a terminare la loro esibizione.

L’Italia forse si sta dimenticando di possedere uno dei più grandi tessitori di trame, che tutto il mondo invidia.

Marco Gobbi per MIfacciodiCultura

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